MONOTIRI – SERGENT      

domenica 27 maggio ‘12


Dopo aver sfogato sabato i bisogni primari, il week end propone l’ultima portata del banchetto; prendo il telefono e mi aggrego alla combricola Clod-Guido-Teo-Giò con destinazione valle dell’Orco. L’unico inconveniente è l’ennesima sveglia caiana e la prospettiva di dover fare l’Ambrogio fino al Sergent. Il mix sarà sufficiente per lasciarmi sbadigliare tutto il giorno per poi cedere per una decina di minuti alle tentazioni del praticello alla base della parete.

Più ci avviciniamo alla meta, più sorgono dubbi sull’attendibilità delle previsioni: nuvole grige coprono tutte le montagne e davanti al masso della fessura Kosterlitz una leggera pioggerellina ci da il benvenuto. Non sento la carica del giorno prima e sono quasi tentato di scaricare il materiale e provare a salire quei famosi sei metri ma i miei compagni d’avventura capitanati dal Guido puntano decisi al Sergent e ad alcuni suoi monotiri, così ci troviamo ad inerpicarci sulla traccia che conduce alla base della parete. Ben presto le nuvole si diradano e il sole coi suoi caldi raggi inizia il suo lavoro. Siamo tutti e cinque all’attacco di Incastromania contagiati dalla brama di fessure del Guido che si carica una buona dose di friend e parte. Così bardato, più che poco meno di 30 metri, sembra debba andare a fare la Salathé! Scalando con circospezione, il nostro guadagna metro su metro svuotando rapidamente il suo imbraco fino a raggiunge l’agognata sosta. Con le protezione già piazzate, la scalata è decisamente più semplice e così, un doloroso incastro dietro l’altro, chiudo la lunghezza ringraziando le tre serie di friend a nostra disposizione ma soprattutto il duro lavoro del Guido.

In ogni caso, il primo flag al programma è tirato; ora tocca al diedro de Il Signore Nero. Riprepariamo gli imbrachi e ci apprestiamo alla nuova big wall (ben 30 metri!): dai fianchi penzolano due serie di friend fino al quattro, un cinque e diversi dadi. Quasi come alla Fisarmonica! Il Guido lascia la sicurezza della base e inizia a salire: i primi metri sono i più semplici ma l’imbraco inizia già a svuotarsi; poi la fessura si bagna costringendo il capocordata a piazzare ulteriori friends. Sale ancora un po’ e quindi si blocca e poi, dopo l’ennesimo tentativo andato a vuoto, lancia il comando che attendevo con trepidazione: giù!

Carico l’imbraco e inizio la salita: fino al punto raggiunto da Guido la scalata è semplificata dalle protezioni già piazzate ma oltre inizia la mia lotta con l’alpe. All’inizio è solo una scaramuccia ma mentre lentamente risalgo la struttura, il diedro erge difese sempre più complesse da vincere. Dal basso mi giungono le voci sulla presenza di uno stambecco ma in questo momento mi interessa ben poco di una capra un po’ troppo cresciuta e così l’unica cosa che sono capace di dire è “ma che me ne frega? Ho ben altro da fare, io!”. L’animale evidentemente disinteressato alla patetica presenza di un bradipo in parete prende la via del bosco e sparisce alla vista.

Finalmente raggiungo l’unico spit del tiro e così posso tirare un sospiro di sollievo; poi guardo in alto e alla contentezza si sostituisce subito il dubbio: la fessura è eccessivamente larga e lunga per poter essere affrontata in stile artificiale con “solo” due 4 e un 5; l’unica soluzione è passare dal tettino e dal diedrino sulla destra e lì quindi mi dirigo. Nel giro di mezzo metro molto scarso, piazzo uno 0.4, poi lo 0.5 e quindi un dado: non mi fido minimamente di quelle tre protezioni ma almeno una reggerà! Le mani possono fare affidamento solo su una fessura bagnata e sporca di fango; mando a quel paese Guido in modo neanche troppo velato e studio la situazione: sono alla fine del tettino e dovrei ribaltarmi nel diedro soprastante. La fessura che separa le due facce della struttura è intasata di fango e così mi dedico alle pulizie di primavera per piazzare l’ennesimo 0.5. Il friend si incastra nel buco e delicatamente lo tiro sollevandomi grazie all’immancabile e provvidenziale staffa. Sono fuori! Ho vinto la lotta e finalmente posso sprofondare in un completo stato di apatia misto ad una sensazione di totale svuotamento; mi lascio calare al suolo tornando finalmente su una superficie orizzontale.

Di fatto per oggi ho concluso e ho già la testa sotto il cappello di Ambrogio tanto è vero che sui due tiri successivi non combino nulla di fatto accontentandomi di una divertente caianata in miniatura.


Cavallo Goloso


Per lasciare un commento, clicca QUI