PIZZO CAZZOLA – VALLE DEVERO
domenica 25 gennaio ‘26
Ci spero fino all’ultimo: ad ogni “BIP” del telefono mi fiondo incrociando le dita e confidando che appaia il messaggio atteso. Anche al mattino, dopo la sveglia normalmente idonea per ben altre imprese, apro Whatsapp ma niente: è tutto confermato! La speranza che il meteo avverso della notte e incerto almeno per la prima parte della giornata convinca ad annullare l’uscita crolla definitivamente. Mi tocca andare e scontrarmi contro la mia inadeguatezza. D’altra parte avevo dato la mia disponibilità e ora arrivo alla resa dei conti. Almeno mi prefiggo di scroccare il posto in auto e, sperare, di saltare l’odiata conchella che trovo buona solo per precongelare i partecipanti all’uscita. Mi va bene per il primo obiettivo mentre per il secondo va da sé che, scroccando il passaggio al Nick, mi toccherà battere mani e piedi all’ombra del gelido parcheggio in attesa che gli altri finiscano la merenda di Natale. Così, con i tergicristalli che battono il ritmo, ci avviamo verso l’Alpe Devero. E ancora ci spero (anche se è una fiammella flebile flebile): magari all’ultimo si decide di tornare indietro! In effetti il rischio (o la speranza, dipende dai punti di vista) lo corriamo: il tratto finale della strada sembra il tracciato di un rally finlandese invernale che miete vittime tra le auto costringendo il Nick a fare la spola per portar su gli equipaggi bloccati. Perdiamo così un’oraccia ma alla fine riusciamo a metterci sugli sci e partire per la gita che, con la Laura, definirei alla “Fagets”: gita da merenderos buona per la passeggiata pro digestione dopo il pranzo di Natale! Almeno siamo circondati dalla polvere, un’abbondante quarantina di centimetri di fresca che imbianca la vallata mentre il sole timidamente prova a rompere la copertura grigia delle nuvole. Ci infiliamo nel bosco e iniziamo a salire: forse avrei potuto scegliere questa come meta al posto del Bandiera ma non so se la Laura sarebbe stata così contenta di un percorso ad un paracarro. I miei allievi salgono senza problemi, gli dico quelle misere quattro informazioni che conosco e alla fine usciamo dal bosco. Davanti abbiamo il crinale finale, una comoda e dolce schiena di mulo con la cima che sembra quella ma poi, in realtà, è sempre il cucuzzolo successivo. Fortunatamente il tutto resta in formato Micromachines e quindi ben presto terminiamo la nostra cavalcata in corrispondenza della croce intorno a cui si appallottola l’intero corso di scialpinismo. Intanto il cielo si è quasi aperto e questo in realtà ci frega: ce la prendiamo comoda e, al momento di partire, le nuvole hanno nuovamente tirato il sipario e parzialmente richiuso il palcoscenico. Partiamo ma basta poco perchè la visibilità si riduca considerevolmente e così optiamo per la discesa sulla pista chiusa prima di trasformare la piana del Devero in un campo minato per la classica ricerca Artva.
Cavallo Goloso
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