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PIZZO BANDIERA – VALLE DEVERO

domenica 28 dicembre ‘25


Come si suol dire, chi ben inizia è a metà dell’opera. Quindi, se vale il contrario, la stagione parte già in negativo. E anche le premesse di inizio mese non fanno ben sperare quando, dopo attento (o, col senno di poi, forse no?) studio delle carte e delle webcam, finiamo per fare una gita automobilistica al Sempione, sincerarci che se anche fossimo potuti salire, altrettanto non sarebbe valso per la discesa, girare la macchina e finire (per somma gioia della Laura) all’Ikea. Ovviamente con la perentoria indicazione che - Andiamo solo al mercato, prendiamo quello che ci serve e poi si torna a casa! - Effettivamente evito accuratamente l’inferno dell’esposizione di mobili ma comunque il carrello esce ben più carico di quanto non riportasse la lista accuratamente stilata nel viaggio. È dunque con questo stato d’animo, dopo che l’attrezzatura ha ripreso a prendere polvere, che mi accingo ad “organizzare” quella che spero sia la prima sciata della stagione. L’ovest è l’unica speranza: niente Svizzera (per la gioia della Laura) ma nemmeno troppo a occidente perché l’altro mantra è quello di fare poca macchina. Così ci riprovo con l’Alpe Devero: l’altra volta, col Walter, era andata benone e avevo anche individuato una possibile ulteriore meta. Ristudio carte e webcam, questa volta con maggior impegno perché gli sfottò della Laura mi turbinano ancora nelle orecchie e lancio l’azzardo coinvolgendo anche la Gloria. Così, mentre risaliamo la val d’Ossola e le montagne si profilano con la tavolozza vira dal marrone al giallo sporco, il mio stato d’animo è ben lontano dal giubilare: incrocio dita di mani e piedi e confido che più in alto la situazione cambi. Ci infiliamo nell’ultimo parcheggio disponibile tra orde di slittini e quindi partiamo alla volta della nostra meta. Forse. Superata infatti la piana, la memoria del rientro dal Cervandone mi porta troppo presto a deviare verso sinistra con conseguente rientro tra gli alberi per raggiungere la traccia. Traccia? Già: qualcuno ci sta precedendo ma passa poco che incrociamo il solitario in ritirata - Mi sono rotto di tracciare: sono arrivato poco prima del piano della Rossa e poi ho girato i tacchi - Ci guardiamo: si profila una nuova sconfitta con la Laura che inizia a ironizzare sul fatto che qui di sci sembra se ne farà ben poco. Io non ho grandi carte da giocare, visti soprattutto i precedenti, ma confido che dal piano riusciremo finalmente a sciare (anche con Walter più o meno era andata così) e riesco a convincere le due girls a proseguire. In effetti, al fatidico piano la situazione migliora (se il solitario avesse tenuto botta!) e davanti a noi si profilano pendii intonsi e immacolati ma anche la certezza che il pizzo Bandiera resterà un miraggio. Intano comunque noi saliamo. Ci infiliamo nel vallone guadagnando quota anche con certa rapidità finché, davanti ad un tratto in falso piano e circa a 300 metri dalla meta, gettiamo la spugna. Tutto sommato la ciambella non sembra essere venuta così male, o no? Forse con il buco un po’ troppo grande ma nel complesso sembra riuscita. La neve, anche se ben lontana dall’abbondanza (sembra un po’ il desco post natalizio quando si mangia più per dovere che per piacere) è una polvere un po’ pesante ma comunque una polvere di cui testo la consistenza quando lo sci si libera e prende la sua strada abbandonando lo scarpone. Poi torniamo al fatidico pianoro e ai resti di un’antica frana ben lungi dall’essere stati sufficientemente coperti (ma questo un po’ ce l’eravamo aspettati all’andata): ci infiliamo nel dedalo come fosse il labirinto del ben più famoso Ice Fall confidando che il buco della ciambella (e tra i macigni) non sia troppo grande. All’inizio ci va anche bene ma poi, ad un passo dall’uscita, la voragine si apre e ci inghiotte costringendoci a fare gli speleologi tra un sasso a l’altro e richiedendo come pegno del passaggio un pezzo di una mia giovane bacchetta che si spezza a metà: povera, prossima tra un anno all’onorevole decade!


Cavallo Goloso


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