PIZZO CAVAGNÖÖ – VAL BEDRETTO
mercoledì 31 dicembre ‘25
- Potremmo andare in val Bedretto - (solo perché pare sia l’unico posto dove ci sia un po’ di neve in zona) - E no! Che palle! A far che? L’ennesimo Poncione di val Piana? Piuttosto me ne sto a casa - e intanto penso ad una bella scalatina. Poi però rivaluto (e tanto la Laura lo sapeva già): guardo la carta per sicurezza e scopro che proprio tutto tutto non l’ho ancora fatto. Ne ho forse ancora per una manciata di gite. Afferro la guida, corro all’indice e poi alla relazione - Occhei! Trovata! - Illustro la salita ma è un po’ come parlare ad un pubblico di sordo-ciechi perché in sostanza dipende tutto da me. D’altra parte pare sia io quello più esperto dei due. E comunque questa volta voglio tenermi un certo margine: per prima cosa nello zaino ci infilo anche i ramponi caso mai il pendio a 35° dovesse essere gelato e poi non do alcuna possibilità di replica alla vocina che mi invita a sonnecchiare sotto le coperte e programmo la sveglia in modo da trovarci per le 8 al parcheggio. E così (incredibilmente) avviene. Ovviamente fa un freddo dell’osti o becco che dir si voglia. E la prospettiva è che resteremo all’ombra per tutta la giornata (o quasi), manco fossimo in stagione inoltrata. Quindi l’unica alternativa è muovere le chiappe e far scivolare quanto prima gli sci sul bianco elemento: questa volta niente portage perché, almeno in questo, la val Bedretto difficilmente tradisce. Immagino che saremo da soli da queste parti e che ancora ci ritroveremo a battere la traccia e invece non siamo i primi a puntare a questa zona. La cosa non mi infastidisce, anzi: avremo qualche possibilità in più di raggiungere la cima! Il tratto nel bosco è la solita solfa: una merda peggiore in discesa che in salita. Ma poi sopra la musica cambia. Speriamo. Arriviamo all’alpeggio, fuori dagli alberi, e in effetti pare evidente che qualcuno ci abbia già preceduti. - Dove dobbiamo andare? - - Di là: dobbiamo puntare a quel traliccio – ma l’indicazione resterà un mantra che cadrà ripetutamente a vuoto soprattutto quando il trio che ci precede prosegue verso il passo Grandinagia poco sotto il tratto ripido. Probabilmente alla Laura quel muro appare un po’ come l’orco delle favole; e, a dirla tutta, anche a me non lascia una buona impressione: ce l’ho un po’ in mente fin dall’inizio e, viste le premesse della stagione, non vorrei possa essere il tappeto rimbalzante che ci ributta indietro. Prendiamo quindi di petto l’ostacolo, gli facciamo vedere chi siamo e finalmente usciamo al sole in corrispondenza del passo. Ma sole e bocchetta vanno a braccetto col rompi balle di turno, quell’elemento che ci era stato tirato dietro forse per portarci un po’ di sfiga: il vento. Oddio, non che sia poi così forte (in realtà lo definirei una fastidiosa brezza) ma, uscendo da un semi congelatore, il nuovo venuto è decisamente di troppo! E poi la Laura mi sembra sul punto di alzare bandiera bianca. Ma non vorrei che una folata gliela portasse via soprattutto ora che sento il profumo della vetta vicina. - Dov’è la cima? - - È quella - e indico il panettone che si profila subito sopra di noi. L’ultimo ostacolo è la neve ventata, una bella lastra dura: ripenso alla mia massima e al fatto che i rampanti non servano a nulla. Continuo ad essere di quel parere (almeno per quanto mi riguarda) ma forse alla Laura sarebbero tornati utili. Comunque anche lei tiene duro, guadagniamo l’agognata vetta e poi cerchiamo un riparo poco più in basso dove mangiare un boccone prima di andare a litigare con il bosco iniziale.
Cavallo Goloso
Per lasciare un commento, clicca QUI