MONTI DI NAVA – SPONDA OCCIDENTALE DEL LAGO      

RACCONTO

MONTI DI NAVA – SPONDA OCCIDENTALE DEL LAGO


domenica 13 maggio ‘12


Solitamente alla prima gita del corso di AG c’è la certezza che si farà la fine del ghiacciolo nel frizer durante un, così per solo dovere infilo il micro pile e i pantaloni lunghi nello zaino chiedendomi come potranno tornarmi utili visto che ora sono in pantaloncini e maglietta.

Lascio gli indumenti pesanti in fondo aggiungendo l’ombrello e la giacca a vento nonché una razione di cibo; altro mistero: la mia autonomia con l’AG è decisamente ridotta, ho dei consumi da Ferrari mentre quando caiano posso tirare avanti senza buttare giù nulla che tanto lo stomaco non reclama. Mistero.

Lasciamo il parcheggio di Muggiò spingendoci verso un nugolo di nuvole da tempesta, tipo tornado americano; mi sembra giusto, come recita il motto: “a maggio tira fuori l’ombrello che a settembre viene bello!” E invece lasciamo le nuvole alle nostre spalle e ci lasciamo baciare dal sole. L’aria è frizzante e l’assetto leggero è al limite ma finchè si cammina la temperatura è sopportabile anche perchè, come da prassi, qui non ci sono le salite ma dei muri spaccagambe. La via di mezzo non esiste: o si crepa di caldo o sembra di essere in Siberia d’inverno; o c’è un tempo da cartolina o il diluvio universale.

Gli ingranaggi del gruppo sembrano comunque avviarsi nel migliore dei modi: abbiamo quasi la metà di nuovi iscritti che non sembrano minimamente spaventarsi di fronte ad una salita un po’ troppo faticosa. Così ridendo e scherzando raggiungiamo i Monti di Nava mentre quegli sboroni dei Nazgul preferiscono allungare il tragitto passando anche per il Monte San Martino per poi attenderci alla sella che da su Cadenabbia (che poi, a dirla tutta, sta cima è in realtà più bassa del punto in cui ci ricomponiamo!).

Facciamo appena in tempo a vedere il lago (e a lasciarci schiaffeggiare per benino da una dispettosa brezza) quando le nuvole decidono di avvolgerci nella loro fresca coperta. Pantaloni e micro pile diventano immediatamente utili e, dal fondo dello zaino, emergono rapidamente scorgendo finalmente la luce ovattata del sole. Consumiamo il nostro pasto (che ovviamente non è sufficiente costringendomi a elemosinare un pezzo di cioccolato da qualche Nazgul in evidente stato di decadenza) e quindi ci dirigiamo verso il paese senza prima disdegnare una breve pausa per rappresentare i colori e le forme del Lario.


Cavallo Goloso


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