LAGO DI BARGONE E PASSO DEL BOCCO DI BARGONE – RIVIERA DI LEVANTE      

sabato 06 novembre ’21


Siamo all’imbocco della stradina con un fottuto ritardo sulla tabella di marcia per colpa di una serie di entra-esci e avanti-indietro in autostrada prima di raggiungere Sestri Levante. C’ho già il cuore in gola e il velo scuro della notte certo non aiuta ad abbassare il battito del muscolo che in questo frangente, chiuso in auto, dovrebbe seguire i passi strascicati di un liscio mentre mi pare di trovarmi davanti al subwoofer di una discoteca! D’altra parte in testa rimbombano ancora le parole terrifiche del proprietario: “mi raccomando, arrivate con la luce!”. Gli rispondo minimizzante col sorriso ancora sulle labbra: “Mi spiace, ma non riusciamo: arriveremo verso le 20:30” e allora l’interlocutore inizia a tuonare, tipo l’orco di Pollicino: “No! Assolutamente no! Dovete per forza arrivare con la luce!” mancano solo le storie di streghe e folletti o di qualche maniaco di coppiette appartate e avremmo la ciliegina. Io però faccio il duro e continuo: “Guardi” provo a spiegare “partiremo da Parma non prima della 17, ci è proprio impossibile arrivare prima…”. Cala il silenzio, dall’altoparlante soffia solo il respiro del mio interlocutore che alla fine, rassegnato, chiude la comunicazione con un laconico e poco convinto “Ok”. E ora siamo alla resa dei conti: come sarà questa fantomatica mulattiera? Sarà la strada da terrore di cui qualcuno scrive su Tripadvisor? O un nonnulla in confronto all’accesso al Ratikon o ad un paio di stradine fatte quest’estate in Croazia? Accendo gli abbaglianti e parto: la mulattiera inizia ripida e stretta ma nulla di particolarmente trascendentale. Così finisce che una volta arrivati all’agriturismo delle Sorgenti del Gromolo l’unica cosa che turba il silenzio della notte è il Caddy col suo rombo e i suoi fari oltre al nostro andare avanti e indietro per capire dove poter posteggiare.

La mattina il vento ulula sbattendo gli alberi di qua e di là e poi ancora di qua. Ci guardiamo in faccia per decidere se restare nel letto portaerei o uscire a farci schiaffeggiare dalla fiatella di Eolo e l’unica conclusione cui arriviamo è che sia meglio andare a rimpinzarci lo stomaco e poi vedere il da farsi. Così finisce che, dopo la cena, va in onda il secondo tempo de “il pasto del lottatore di Sumo prima del caianesimo extreme” e poi siamo pronti per affrontare il mondo fuori. Ovviamente non so nulla della zona e, con le quattro informazioni ricevute su una cartina mezzo sbiadita dal ragazzo che gestisce la struttura, partiamo per la nostra raccolta di bollini. Prendiamo quindi il sentiero per il giro largo al lago di Bargone facendoci abbindolare dalla boscaglia che ci ripara dagli ululati ma appena gli alberi lasciano il posto alle praterie, un turbine ci investe con la forza di un treno. Sguaino la spada: “Avanti, Savoia!” ma la truppa si ammutina. Posso forse infierire contro quegli occhi azzurri? Certo che no, però il Caianesimo chiama e, con la scusa che magari più avanti la situazione migliori, riesco a convincere la Jo a proseguire. Così, una valle dietro l’altra, raggiungiamo la sella dove Eolo ci sventaglia col suo alito post bagna cauda. La Jo guarda la carta e le si illuminano gli occhi: “ma quello è il monte Bianco!”. Alzo lo sguardo verso l’orizzonte e, contemporaneamente, le ciglia della perplessità: vedere il Bianco da qui? Mi sembra alquanto improbabile. La Jo però è sicurissima e mi indica un panettone alla nostra sinistra, un montarozzo ricoperto di vegetazione mentre mi porge la mappa: usti, quello in effetti si chiama monte Bianco e, visto il vento, potremmo benissimo essere da qualche parte tra il gigante e le Jorasses! Lancio la proposta di raggiungere i suoi 876m ma la Jo declina e allora le chiedo se voglia provare a proseguire nella traversata verso le Jorasses: “proviamo”. E così iniziamo a seguire il crinale mentre a tratti Eolo sembra volerci spingere da una parte all’altra della cresta in stile ultimo giorno del sentiero Roma! In qualche modo (ergo senza farci sollevare dall’alito del dio) riusciamo a raggiungere il lago di Bargone dove pare che tutto (più o meno) resti in un’insolita e surreale tranquillità tanto da convincerci che questo possa essere il posto ideale per rifocillarci. Persa evidentemente la voce o ogni speranza di farci desistere, Eolo si fa muto e finisce quindi che proseguiamo verso il passo del Bocco di Bargone e poi verso non-sappiamo-bene-dove e la relativa minuscola faggeta che pare un’oasi nel deserto prima di decidere di girare i tacchi e tornare al punto di partenza quando oramai il buio ha iniziato a fare la voce grossa.


Cavallo Goloso


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