STOSSENSTOCK – MEIENTAL      

sabato 19 marzo ’22


Avevo individuato il giro un paio di settimane fa, quando poi sono finito a salire lo Zwӓchten dopo essere passato un salto a Realp. Mi erano rimaste un po’ di perplessità a vedere tutti quei versanti colorati di rosso sulla mappa e, forse anche per il fatto che i pochi ritardatari puntavano tutti nella direzione della cima che avrei poi salito, il giro allo Stossenstock era rimasto l’ennesima idea campata per aria. Ora però gli astri sembrano allinearsi, la gita non è più un raffazzonamento dell’ultimo minuto anche se gran parte delle informazioni le ricavo solo dalla carta. Così provo a vedere se alla rete dell’immenso Fraclimb abbocchi Gloria perché una salita in dolce compagnia non la voglio certo buttar via! Solo che lei non ha la più pallida idea che io sia il grandissimo (con tutto il rispetto per il Gervasutti) e, a dirla tutta, non sa nemmeno dell’esistenza del sitodiriferimento. Questo la dice lunga su quanto questa massa di bit sia effettivamente un riferimento nel panorama di internet! In aggiunta, lungo il tragitto scopro che le sue ricerche su internet hanno dato esiti più approfonditi rispetto i miei risultati tanto che la ragazza inizia a snocciolare informazioni di cui io ignoravo bellamente l’esistenza: evidentemente la mia atavica incapacità nel reperire informazioni è qualcosa che mi resta appiccicata come la cicca sotto la suola delle scarpe dai tempi in cui sfogliavo inutilmente il vocabolario di greco. Ciò di cui invece sono certo è dove lasciare l’auto e, soprattutto, la direzione iniziale di marcia almeno finchè le strade per il Chili Spannort e lo Zwӓchten non si divideranno dalle nostre e allora tornerò a rischiare di brancolare nel buio. L’altra certezza poi è che il disco solare pare fregarsene della crisi energetica e se ne sta acceso con la sua miriade di fari che ben presto, oltre a farmi trovare in maglietta (e non per mostrare i miei possenti bicipiti), inizia a provocare un passaggio di stato della tavoletta di cioccolato da solido a plastico e poi sempre più fluido. Superiamo il canyon iniziale, punto ideale per l’assalto degli indiani in un film western per poi trovarci sui pendii superiori in direzione del dente del Wichelplanggstock, uno scioglilingua che mi riporta all’estetico Grand Capucin: chissà se anche su quella punta si potrà vivere un po’ di sano Caianesimo Extreme?

Intanto il servizio sauna con annesso squagliamento prosegue inesorabile mentre, poco sotto il pendio finale, superiamo l’unica altra coppia presente nei paraggi ma bastano pochi minuti, quelli necessari per bearci dell’ombra della parete e, al sottoscritto, farsi abbracciare dalla scimmia dell’apritore con miriadi di linee di scalata, che la svizzera guadagna terreno come punta dalla mosca tzè-tzè: arriva al deposito degli sci, calza i ramponi e si avvicina alla Gloria. La distanza si riduce sempre più lungo l’ultimo tratto del canalino e, prima della sella, la supera per poi raggiungermi mentre mi godo la vista sul Titlis. Poi la teutonica sparisce dalla mia vista in direzione della vicina vetta. Noi invece ce la prendiamo più comoda: risaliamo l’ultimo pendio per poi affacciarci sulla valle a nord, un intaglio misterioso e semi irraggiungibile se non con la circumnavigazione della Confederazione che resta sommerso in un mare di nuvole da cui sbucano solo le vette più alte. Messa la bandierina sulla cima siamo, come si suol dire, a metà dell’opera: dalla sella ci tuffiamo sul versante opposto a quello di salita scoprendo che, tutto sommato, tutto quel lavoro del sole a qualcosa è tornato utile. Lo strato superficiale della neve infatti ora è una specie di granita, ideale per far correre gli sci (oppure colarci dello sciroppo alla menta) inseguendo le poche tracce di chi ci ha preceduto prima di oscillare sul filo del rischio racchettamento lungo la strada del passo.


Cavallo Goloso


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