ZWÄCHTEN – MEIENTAL      

sabato 05 marzo ’22


Sto ciondolando avanti e indietro con tanto di scarponi da sci ai piedi alla ricerca di un modo per pagare il maledetto parcheggio di Realp. Fallito il tentativo di lasciare la macchina nello spiazzo di fronte al chiosco, mi sto arrovellando nello scaricare la app per il pagamento. Sento l’acquolina in bocca: nonostante il ritardo, la giornata è ancora lunga e, una volta sbrigate queste pratiche burocratiche che mi salverebbero dal finire ai lavori forzati, potrò finalmente far scivolare i legni su per il pendio. Solo che la carta di credito inizia a litigare con la nuova app o forse è il contrario ma poco importa perchè il risultato è comunque lo stesso: transazione rifiutata e il sottoscritto col cerino in mano. Non mi resta che la macchinetta, l’ultima salvezza, un po’ come una staffata su un chiodo marcio ad afferrare l’unica zolla d’erba! Funzionerà anche con la carta, no? Vado alla stazione, vedo la fila di disperati, do un occhio all’apparecchio ma quello ha solo una maledetta fenditura. E non è per la carta: il porcellino, avrei dovuto rompere il porcellino! Solo che dentro ci si possono infilare solo i Franchi (logico, siamo nel cantone Uri, nel cuore della Confederazione)! A quel punto si alza pure il vento, un vortice stranamente vicino che arriva dal basso. Mi guardo in giro ma non c’è nessun simpatico vecchietto con le guance gonfie e un otre aperto. Sono le mie palle che girano come le pale di un elicottero: sono stufo, ritorno alla macchina, metto le scarpe e me ne vado verso il Susten. Lì almeno non dovrò pagare alcun obolo anche se non ho ben chiaro cosa potrò salire.

Sono le 10:20 quando finalmente lascio la macchina: pare che da queste parti abbia già salito il Chli Spannort e il Bachenstock ma di quest’ultimo non ho praticamente alcun ricordo. È strano come il mio cervello a volte faccia tabula rasa: sarà per liberare spazio, solo non vorrei trovarmi un giorno a domandarmi dove abiti! Entro nella valle e poco più avanti scorgo altri ritardatari ma incrocio anche qualcuno che scodinzola verso valle probabilmente chiedendosi perché diavolo ci sia gente che salga così tardi. Me lo domanderei pure io, soprattutto considerando che sono in piedi dalle 6! Poi poco dopo la deviazione per il Chli Spannort entro nel forno: il sole martella come la gran cassa ad un concerto metal mentre inizio a colare quasi quanto un gelato a ferragosto. Poco più in alto si alza il canale, probabilmente l’unica incognita della salita stando almeno a quanto riesca a capire dalla cartina. Affronto le ultime curve poi arrivo alla base del colatoio che supero sci in spalla rimpiangendo di aver lasciato a casa i ramponi e domandandomi come riuscirò a scendere se dovessi optare per lo stesso assetto. Ma all’eventuale frittata penserò più tardi, ora ho nel mirino una coppia di scialpinisti e, soprattutto, la vetta. Sarà forse che dopo lo sbatti del parcheggio a Realp non sarebbe potuto andare diversamente, fatto sta che, dopo aver rimesso gli sci, finalmente supero gli ultimi metri e mi ritrovo solo soletto in cima con i due Spannort poco lontani che sembrano due vette della Groenlandia. E poi arriva il momento di scendere: i primi movimenti sono simili a quelli che farebbe Pinocchio se gli avessero allungato i piedi quel tanto che basta per poter scivolare sulla neve; le premesse per rotolare dal canale ci sono tutte. Arrivo così alla partenza del fatidico canale mentre altri 4 si preparano ad un lauto pranzo-merenda alla sella. Sono indeciso: scendo a piedi col rischio di scivolare o scio dall’inizio e, alla peggio, proverò l’ebbrezza di Icaro?

- Voi che fate? Discesa a piedi o con gli sci - faccio la figura dell’inconsapevole inesperto.

- Con gli sci, con gli sci… ma tra un attimo, con calma (prima abbiamo da mangiare la polenta col capriolo)… comunque sono già scesi in 2... -

- Già: bisogna stare attenti che la neve è un po’ dura. Se scendi a piedi devi farlo viso a monte… ma non dev’essere tanto bello... -

Continuo ad accumulare figure da inetto ma forse me lo merito. Così decido che se devo cadere lo farò volando: spingo sui bastoncini, completo la prima curva e sono nel canale. Poi è la volta della seconda e della terza. La neve è meno difficile di quanto avessi creduto ma più in basso la pendenza aumenta. Un salto e poi un altro e la distanza col pendio sottostante diminuisce. Il canale si stringe ma ho spazio sufficiente per continuare la mia discesa e, alla fine, trovarmi alla sua base con la sensazione che, tutto sommato, non è stato nemmeno così difficile. E ora è il momento dei curvoni su una neve spaziale dove i legni corrono a tutta birra (visto che io tanto non la bevo) fino alla macchina.


Cavallo Goloso


Per lasciare un commento, clicca QUI