UOMINI E TOPI (CON VARIANTI: IL GIOCO DELLO SCIVOLO E BAADER) – PLACCHE DELL'OASI      

sabato 14 settembre ‘13


Ho creato un mostro! Alla fine della giornata Micol mi dice: “Ma quindi sabato prossimo cosa possiamo andare a fare?”. Una caiana assatanata! L’aquila oramai si è indelebilmente stampigliata sul suo petto!

E pensare che la giornata non era iniziata nel migliore dei modi; mentre la super Punto scarica la sua potenza sulla strada verso San Martino, lei mi chiede se ho portato anche l’intera e che, magari, si potrebbe andare al Remenno. Ancora Remenno?! Il mio ego caiano ha un balzo al cuore e riesco rapidamente a glissare la proposta puntando deciso e sicuro alla Valle: via dev’essere e via sarà!

Durante l’avvicinamento la minaccia torna a farsi viva, forse un po’ più velata ma comunque la certezza non è parte di questo mondo. Nonostante tutto, proseguo imperterrito verso la mia meta riuscendo alla fine a convincere Micol della bontà del progetto.

Così raggiungiamo le Placche dell’Oasi e, sbrigate malamente le pratiche, inizio a correre su per la lastra di granito. Ma i nodi vengono al pettine e gli ingarbugliamenti alle corde! La matassa grigiasta forma una specie di grosso agglomerato informe che Micol è costretta pazientemente a sbrogliare solo perchè il sottoscritto ha pensato che fosse sufficiente gettare le corde per terra. Dipanato quindi il noioso (per me) e intricato (per Micol) intoppo, riprendo a salire verso l’alto. Così, con un paio di lunghezze, lasciamo la parete e torniamo verso il bosco. Micol sprizza di gioia come uno scolaro (che non sia lei!) al termine delle vacanze. Il divertimento fa la fine di un bignè: triturato, digerito per poi passare nel wc. Peccato che praticamente non ce lo siamo nemmeno gustato! Manco a dirlo, stiamo pericolosamente imboccando la parabola discendente della totale disfatta caiana: devo solo sperare di sterzare vigorosamente nella direzione giusta e uscire da questa situazione potenzialmente pericolosa. D’altro canto oramai dovrei saperlo: Micol si diverte solo a scalare sul limite umano! Abbiamo quindi due possibilità (perchè per la terza, cioè tornare indietro, neanche a pensarci!): salire nello schifido erboso diedro caiano e quindi afferrare zolle, pattinare sul bagnato e rasparsi verso l’alto oppure puntare alla variante di VI che significherebbe invece morte quasi certa, lotta con l’attrito e gloria caiana. Ovviamente opto per quest’ultima!

Sibillicamente spiego a Micol che andando “di là” eviteremo il duro mentre se saliamo “di qua” proveremo l’ebbrezza del limite umano. La comunicazione è chiara come una notte senza luna e così lascio l’ignara assicuratrice involandomi verso il mio destino. Sono fortunato: la lunghezza è la fiera delle protezioni (ben 3!), cosa che mi permette di affrontare lo spalmo estremo con un chiodo a poco più di un metro dalle mie scarpette. Riscopro così l’effetto attack delle suole e, afferrando un insignificante verticalino, isso il mio deretano al di fuori del chiave. Il più è fatto, anche se mancano all’appello ancora alcuni metri in cui l’aderenza la fa da padrona. Saggio la tenuta e chiudo i conti con il tratto più impegnativo: per oggi non darò spettacolo di scintille in placca!

Micol inizia a salire trovando gusto nel provare e trovare lo spalmo giusto; è come fare il Sudoko: che gusto c’è a completare l’enigma semplice? Intanto osservo verso l’alto il resto di massa protogina che ci separa dalla vetta: la sosta mi sorride beffarda pochi metri sopra, nascosta da una specie di avvallamento mentre mi trovo appeso all’unico resinato della via!

La muraglia sopra le nostre teste si abbatte decisamente, oramai rassegnata al nostro stra potere arrampicatorio. Così, forti del nostro padroneggiare difficoltà che sfiorano addirittura il IV, iniziamo a giocare a rincorrerci di sosta in sosta fino al culmine della struttura dove l’edicola caiana ci distribuisce i meritati bollini; d’altra parte è pur sempre una vetta!

Così si confeziona un’altra piccola magica avventura e così si innesta un circolo che porta a sognarne di nuove sempre più entusiasmanti: chi bene inizia è a metà dell’opera!


Cavallo Goloso


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