UNICEF – TORRIONE DEL CINQUANTENARIO      

sabato 31 marzo ‘12


Il programma della giornata prevede un giro in Grignetta senza focalizzarsi su una guglia particolare nè, tanto meno, su una via anche se, questo è certo, niente Fisarmonica: mi ossessiona già a sufficienza di notte e non è il caso di aggiungere legna al fuoco tentando un’altra salita senza una buona dose di chiodi. Chiedo a Fabio l’ora del ritrovo e mi risponde: 7:30! Ovvio, è sempre quella l’ora, qualsiasi cosa si faccia e in qualsiasi posto si vada.

Ho l’idea di salire Gufo Triste al Cinquantenario, non so perché, non ho nemmeno in mente la relazione; Fabio rilancia invece con UNICEF dicendo che dovrebbe trattarsi di una via più caiana: è sufficiente quella parola, una rapida consultazione alla guida e la proposta è immediatamente accolta; dal canto suo, Enrico si fida totalmente delle nostre scelte e si accoda alla cordata; evidentemente ci conosce poco!

Prendiamo su la serie intera di friends fino al 3, dadi in abbondanza e anche un paio di chiodi e quindi ci avviamo verso il sentiero dei morti. Oramai il tradizionale carta-forbice-sasso è coperto da dita di polvere e ragnatele dimenticato in un recesso delle prime salite con Fabio e anche oggi rimane a riposare nel suo cantuccio: Fabio non mostra velleità alpinistiche preferendo restare in coda insieme a Enrico affidandomi così completamente la conduzione della cordata. Dal canto mio consegno ai due la macchina fotografica confidando in una valanga di immagini del sottoscritto ma alla fine mi ritroverò con quattro foto in croce e, soprattutto, con gli immancabili primi piani di Fabio!

Soffia un vento freddo da nord sull’ombrosa parete ma noi, da bravi caiani, ci infischiamo del meteo e mettiamo le mani sulla roccia gelata. Il primo tiro scorre senza infamia né gloria e poi iniziamo a traversare verso destra. Ci sono un paio di strapiombini da superare ma le dita sono intorpidite, come addormentate in una specie di coperta ghiacciata che le rende poco sensibili. In definitiva, devo afferrare il rinvio e tirarmi su in qualche modo: per un attimo ho quasi la tentazione di lasciare perdere e tornare indietro ma poi, insistendo e studiando un po’ il passo, raggiungo la sosta. La terza lunghezza è più tranquilla: le dita si sono scongelate e le difficoltà paiono più abbordabili così scalo senza patemi fino alla campana di vetta mentre raffiche di vento mi schiaffeggiano il viso e l’abbondante ferraglia appesa all’imbraco tintinna ad ogni movimento: non ho utilizzato alcuna protezione mobile perchè la richiodatura del 2002 ha colpito anche questa via mandando all’aria i nostri progetti caiani e rendendoci forse anche un po’ ridicoli con tutto quell’armamentario. Recupero i due soci e ci ridistribuiamo il materiale; un rinvio era già caduto dal secondo tiro e un cordino di kevlar aveva rischiato la stessa fine ma ora manca all’appello anche un secondo rinvio: questa via inizia a costarmi un po’ troppo!

Come da programma, ci caliamo e quindi risaliamo praticamente in conserva lo spigolo Marimonti raggiungendo rapidamente la sosta della calata. Siamo ad un bivio: o scendiamo verso il Rosalba e quindi andiamo a recuperare uno dei dispersi o ci caliamo nel cuore dell’avventura puntando alla zona della Mongolfiera e della Torre Costanza. L’indecisione regna sovrana: se da un lato lo stomaco brontola per la fame di chiodi, dall’altro la possibilità di recuperare un rinvio non mi fa poi così schifo e così, alla fine, optiamo per la seconda alternativa ritornando al punto di partenza dove fortunatamente ritrovo ciò che era stata perso.

Non è ancora la una, il vento ha smesso di soffiare e la sud del Cinquantenario è inondata dal sole. Lancio il sasso nello stagno e l’acqua appena si increspa e così in un attimo siamo nuovamente in parete: la Gandin è pur sempre una stupenda salita (oltretutto non l’avevo ancora relazionata!) e rapidamente ne raggiungiamo il secondo tiro. Mi piacerebbe salire in libera quell’ostico passaggio ma alla fine tiro il rinvio e mi ribalto sulla placca soprastante per poi raggiungere la sosta successiva da cui proseguo concatenando le due lunghezze e superando una cordata che ci precede. Restano altri due tiri su questo piccolo capolavoro di intuito e quindi possiamo nuovamente suonare la campana di vetta mentre il sole ci scalda abbondantemente allontanando il freddo della mattina e facendo risorgere la voglia di alpinismo e di montagna che, negli ultimi week end, sembrava essersi un po’ sopita.


Cavallo Goloso


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