L'ULTIMA FOLLIA DI SIR BIS – SERGENT      

sabato 09 giugno ‘12


Si sarebbe dovuti andare a Briancon perchè là Giuliacci-GuidaaiMontid’Italia-Cece aveva pronosticato bel tempo ma un due di picche dietro l’altro, alla fine ci troviamo solo io e Fabio e forse, appunto, Cece. Ora, non navigando noi nell’oro ma al massimo nell’umidità di questi giorni piovosi, un viaggio di tal portata avrebbe significato lo svuotamento delle nostre tasche già sufficientemente arieggiate. Così la meta francese, che già si era profilata all’orizzonte, sparisce dietro una spessa coltre di nubi.

Non resta quindi che sfogliare le guide puntando sempre verso ovest come anacronistici pionieri del nuovo millennio per poi scegliere la valle dell’Orco. Oddio, avrei preferito la Svizzera, una bella salita sul calcare del Vallese ma Fabio è risoluto e, oltretutto, la meta rientra nell’elenco delle mie proposte. Così ecco nuovamente i due caiani puntare la loro autovettura verso occidente e ingrassare le tasche già gonfie di quelli della società Autostrade, mentre Cece preferisce fare l’FF.

Ovviamente pianificata la meta, resta da scegliere la via: si passa dal Cristo Verde per arrivare alla Fessura della Disperazione (ma poi saputo che c’è bisogno di un paio di 5 e magari anche di un 6, ritiro seduta stante la sparata!) passando da Sole Nascente, Cannabis e dal Diedro Nachez. Insomma, non c’è che l’imbarazzo della scelta! Alla fine, Fabio tira fuori l’Ultima Follia di Sir Bis e, anche se un po’ titubante accetto la proposta: solo un tiro duro (il primo), poi saremo sempre sotto il limite umano; ambirei a qualcosa di ben più duro: voglio caianare, devo fare incetta di bollini! Non vorrei mai che questa si trasformi nell’ennesima nostra follia!

“Fabio e Francesco corron come frecce urca urca tirulelo oggi splende il sol!”

Davanti ai nostri occhi si presenta una netta fessura verticale con alcuni massi incastrati da cui penzolano provvidenziali cordini; più sopra il budello si spalanca come una grossa vagina tra due gambe granitiche. Mi offro come volontario e parto per la mia battaglia; santi cordoni: dopo un paio di friend sono già al primo che, appena tiro, si allunga come un elastico. Agguanto il successivo e subito lo accoppio ad una fettuccia sperando che il sasso non decida di uscire dalla morsa delle due facce granitiche. La fessura verticale termina per trasformarsi in una specie di diedro leggermente strapiombante. Studio il passo: devo afferrare una tacca (per fortuna che mi tengo!) e quindi alzare i piedi su una specie di ballatoio alla base del diedro. Canno il movimento e ritorno a fare il salame sull’ultimo cordone da bungee jumping. Risistemo i piedi, afferro la tacca, sospendo forte dei miei successi in falesia (l’importante è crederci!) e mi tiro fuori. Altri cordoni e minacciosi pietroni da cui penzolano antiche fettucce. La scalata è ora più semplice e così riesco a salire in libera, senza lasciarmi mancare un certo cagotto quando uno dei sassi oscilla: lo lascio in pace e proseguo verso la sosta.

Davanti a noi la parete apre generosa le sue gambe: Fabio si insinua nella grossa vagina-camino e come un verme inizia a strisciare tra le due pareti. Un ciclopico macigno gli sbarra la strada ma il caiano individua la via d’uscita passando tra l’ostacolo e il fondo del camino e quindi raggiunge un ripiano sassoso dentro la grossa vagina da cui decide di recuperarmi. Siamo insinuati qui dentro, all’umida frescura di queste rocce mentre fuori il sole spacca le pietre: faremo la fine del topo? Ci guardiamo attorno ipotizzando un’uscita sulla parete di destra ma sembra decisamente più dura del quinto dichiarato dalla guida. Se non fossi Fraclimb, utilizzerei le sue precisissime, dettagliatissime, minuziosissime relazioni ma siccome prima devo scriverle ci troviamo nella cacca! E per fortuna che siamo in una grossa vagina e non nel deretano di questa impassibile parete!

Alla fine non ci resta che puntare al camino e a quella luce che brilla in cima al tunnel. Fabio riprende a salire (in fondo il tiro l’ha smezzato lui): un altro masso gli sbarra la strada ma la soluzione è la stessa della volta precedente e così, sgamatamente, guadagna l’uscita tornando alla luce del sole. Lo seguo; è come rinascere una seconda volta: struscio tra le pareti umide, mi incuneo tra il pietrone e il fondo del camino e raggiungo il pertugio d’uscita. L’ostetrica mi incita ma devo fare tutto da me. Cazzo, non ho ancora assaporato la vita ma questa mi sembra già abbastanza dura. Una vita da caiano! Spingo con le gambe, struscio la pancia sulla roccia, tiro con le braccia: incredibile come si voglia scappare da una vagina per poi rincorrerne un’altra per tutta la vita! Un’ostetrica con la barba saluta il mio arrivo nel nuovo mondo: oddio, la vita dev’essere veramente dura! Caianesimo extreme!

Alla luce del sole la prima nota dolente è il caldo, poi bisogna capire da che parte prendere la cengia; la guida non è certo d’aiuto, maledico ancora una volta l’essere Fraclimb e mi avvio per una vaga traccia. In fondo lo schizzo si mostra sufficientemente chiaro e, seguendo il sibilo del disegno, individuiamo facilmente la seconda parte di Sir Bis. Una cordata ci precede ma non abbiamo fretta: l’appuntamento con la pioggerella dell’una sembra saltato visto che i destrieri del carro di Elio scalciano indisturbati l’aria del pomeriggio.

Riprendo a salire per un’ostica fessura alla cui base ricorro all’aiutino esterno del friend: del resto la prospettiva di spiaccicarmi sulla placca sottostante non mi garba granchè! Recupero Fabio-l’ostetrica e insieme assistiamo allo spettacolo offerto dalla cordata che ci precede: una sequela di bestemmie accompagna la salita del secondo di cordata mentre noi ci domandiamo perchè non si metta a tirare quei bei friends. Alla fine abbandonano e ci lasciano da soli con la biscia. Fabio riprende a salire e quindi mi recupera alla sosta: lo 0.3 ha un cavetto rotto ma riesco comunque ad estrarlo aiutandomi col cava-nut, il 3 invece è ancora là. Ci provo in tutti i modi: tiro, spingo, stringo ma il friend è troppo incastrato e mentre mi piange il cuore (del portafoglio) mi allontano lasciandolo al suo triste destino.

Torno ancora in testa e davanti a me c’è il traverso; scalare sopra il bordo del tetto con la prospettiva di sfracellarmi con immane dolore sulla parete sottostante tra pianti e stridi di denti non mi garba molto ma, nonostante tutto, inizio il mio valzer con la morte. Spalmo lentissimamente fino a raggiungere la sezione più delicata; la supero e vedo il miraggio: il chiodo è a un tiro di schioppo ma devo ancora spostarmi. Mi viene in mente Dello su Nuova Dimensione ma, non so perchè, non il traverso di Polimagò: se lui ce l’ha fatta, perchè dovrei essere da meno? Che poi non si capisce il binomio: le due vie non centrano praticamente nulla, fatto sta che raggiungo la mia ancora di salvezza evitando di finire sotto due metri di terra.

Mi sento preso per i fondelli: con ribrezzo scopro che parte della paletta del chiodo è tagliata, per il momento mi accontento di quello che passa la via ma immediatamente mi preparo a piazzare un’altra protezione. Con un friend e un dado sotto le chiappe, mi avvicino al tettino: solo VI, tsè e che ci vuole? Infatti dopo un’attesa interminabile, una miriade di tentativi, due 0.4 e un dado, scaglio l’ultima freccia della faretra: la staffata! Immancabile, risolutrice, salvatrice, solo grazie a te ho riversato migliaia e migliaia di caratteri sui fogli di testo, ho intasato decine di computer e ancora oggi posso scrivere di questa inaspettata e insperata caianata.

Raggiungo la sosta a spit ma provo a proseguire; la relazione parla chiaro: la sosta è ben più in alto. Prendo la fessura successiva evidentemente oramai abbandonata ma dopo pochi metri ho il cervello in pappa e ritorno alla sicurezza della sosta a spit. Il traverso e il “facile” tettino mi hanno svuotato, Fabio invece è decisamente più fresco e così in poco tempo ci troviamo alla fine della via; oddio, ci sarebbe ancora un tirello, ma le nuvole che si sono asserragliate sulle vette circostanti ci consigliano una rapida ritirata anche perchè, oggettivamente, la via può dirsi conclusa qui.

Scendiamo con il pepe nel deretano, rapidi come faine nel pollaio mentre la nostra gallinella dalle gambe aperte ci scivola accanto con l’ultima doppia. Solo alla macchina possiamo tirare il fiato, farci i reciproci complimenti “ottima salita esimio collega!” “magistrale esecuzione egregio!” e pensare all’SMS da sfottò per quell’FF di Cece!


Cavallo Goloso


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