SARONNO 87 – MEDALE      

sabato 19 novembre ‘11


Lasciamo la macchina con la prospettiva di fare gli FF in parete, tant’è vero che portiamo con noi solo l’intera da 80 (!) e il gri-gri: così possiamo osare di più. L’importante è crederci!

Infatti già sul primo tiro di Susanna, Fabio tira il dado nella fessura sopra il tettino mentre il sottoscritto azzera sul ristabilimento. Alé! Poi ovviamente diremo che il passo è molto duro, che si è ancora freddi, che la roccia è unta. Insomma, le solite balle.

Parto per la seconda lunghezza e poi proseguo per la successiva; la parete non finisce mai, è come l’universo in continua espansione: continua a salire senza pietà, raggiunto uno spit ce n’è un altro sopra e poi ancora uno. E quando poi finiscono gli spit, iniziano i chiodi! I rinvii intanto scarseggiano con la conseguenza che devo inventarmi improbabili sicurezze usando i moschettoni a disposizione. La corda perlomeno scorre senza problemi, per quanto possano farlo i 70 metri circa che mi separano da Fabio! E poi, dopo un’era geologica, raggiungo la sosta: due cordate sono impegnate su Anniversario. Recupero Fabio e iniziamo il nostro vero obiettivo.

La prima lunghezza è una formalità e poi ci attende il muro strapiombante di 6c. Scalo in libera il primo tratto poi pasticcio con le mani cadendo nel mio solito errore: ostinarmi a tenere delle tacche senza considerare i piedi. Ovviamente mi ghiso subito e mi devo appendere. La scala sotto di me mi rallegra come i ritardi del treno; bastava aver guardato dove mettere i piedi e sarei uscito senza alcuna difficoltà! Fabio invece, scala il tiro completamente in libera.

Sul diedro della terza lunghezza mi invento un improbabile incrocio; passo in libera (da secondo) ma quel movimento è peggio che sollevare i sacchi del cemento. E poi ci sono due tiri facili. O meglio: crediamo ci siano due lunghezze semplici. Appuriamo che, in effetti, i tiri sono facilmente azzerabili, ma non era proprio quello che avevamo in mente alla partenza dalla sosta! Proprio non capisco i movimenti di quel muro verticale e forse non ho neanche voglia di applicarmi, il rinvio è una tentazione troppo forte e alla fine lo afferro. Anche sulla terzultima lunghezza la nostra vera indole caiana ha la meglio: Fabio sente il richiamo del facile diedro ed evita così un muro verticale eccessivamente repulsivo. Con la scusa che la corda è incastrata in uno spuntone e dopo aver maledetto l’infame sperone, seguo anch’io il percorso del capocordata che, nel frattempo, è in piena lotta intestina. È come una bomba ad orologeria: potrebbe esplodere da un momento all’altro e spandere di merda tutta la parete!

Afferro ogni rinvio e sfrutto gli 80 metri della corda così da raggiungere prima possibile l’uscita della parete, recuperare Fabio e permettergli di liberarsi del marcio che lo corrode.

Recupera che ti recupera, sbuca dalla parete Colo: si devono essere scambiati i ruoli o forse l’esplosione ha portato ad una metamorfosi corporale inaspettata. Segue Fabio (che va subito a liberarsi) e poi Cece.

Mentre la cordata dalle doppie effe ha appena affrontato Susanna più Saronno, quella dalle doppie ci ha salito un altro capolavoro della parete: Poseidone. Interessante il richiamo delle cordate ai due principi contrastanti della scalata: Frocio Falesismo e Caianesimo. Chissà a mischiare le carte: Falesismo Caiano o Caianesimo Falesista? C’è da perderci la testa...


Cavallo Goloso


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