MINAS TIRITH – ZUCCO DELLA PENDULIVA      

giovedì 02 giugno ‘11


Il tempo non promette nulla di buono e, tra l’altro, fino all’ora di pranzo di mercoledì ha piovuto, quindi l’unica possibilità di scalare sembra legata alla falesia o, ad essere fortunati, ad una qualche vietta nei dintorni di Lecco, con l’ambizione non troppo nascosta di fare una puntata al Medale. E invece Cece tira fuori una di quelle proposte che scombussolano tutti i piani facendo immediatamente cambiare dopo un rapido giro di telefonate la meta già fissata.

Partiamo da Lecco alle 8 e, dopo il breve tragitto in auto, eccoci a salire per il sentiero alla volta della parete: la traccia, inizialmente ben marcata, si trasforma ben presto in un ghiaione dolomitico costringendoci a progredire praticamente a quattro zampe con il risultato che, per ogni passo fatto verso l’alto, ridiscendiamo per diversi centimetri insieme ad una miriade di pietre. E’ una lotta contro la gravità! Continuando a salire lungo questo sfacelo, raggiungiamo l’attacco della via: il clima è piuttosto umido mentre in cielo sonnecchia una striscia grigiastra che non preannuncia nulla di buono ma, almeno, ci riparerà dai raggi del sole che, al momento, rimane nascosto alla nostra destra.

Dopo lo sconfortante e faticoso sentiero, la prima lunghezza non da certo molti stimoli alla scalata ma, del resto, come promette la relazione, la via si svolge su roccia da buona ad ottima e pertanto non è da escludere che più in alto la situazione possa cambiare. Quanto più in alto poi, non è dato saperlo ma a noi basta e avanza questa speranza per lasciarci calzare le scarpette e tuffarci in questa nuova avventura.

Cece unisce le prime due lunghezza seguito dal sottoscritto e poi dalla cordata Dello-Fabio; è quindi il mio turno e anch’io scalo con un solo tiro la terza e quarta lunghezza. La roccia continua ad essere sostanzialmente di bassa qualità, eccezion fatta per pochi metri dove, oggettivamente, risulta ben compatta. Continuiamo a salire cercando per quanto possibile di unire due lunghezze insieme con il risultato che quando arriviamo alla cengia che divide le due strutture su cui corre la via, abbiamo salito 5 tiri invece dei 9 della relazione con un bel risparmio di tempo. La qualità della roccia rimane sostanzialmente bassa con diversi tratti su blocchi che non danno grande affidabilità: insomma, siamo ben lontani da quello che ci eravamo immaginati leggendo alcuni commenti su questa via. Se non altro la chiodatura ravvicinata ci ha permesso di azzerare senza troppe difficoltà con il risultato che, praticamente, più che scalare abbiamo munto il maggior numero di rinvii possibile.

Decidiamo quindi di gettare le doppie accontentandoci di aver salito solo il primo troncone, ma del resto ci aspettiamo di smuovere molti sassi durante le manovre di recupero delle corde e non ci sembra quindi il caso di aggiungere proiettili all’imminente roulette russa. Ma nonostante le nostre funeree previsioni, riusciamo a scendere senza quasi smuovere nulla almeno fino all’ultima doppia quando un piccolo sassolino riesce a centrare l’occhio di Dello. L’infortunato guadagna comunque la base della parete e, mezzo accecato, torna con le sue gambe alla macchina portando prima al pronto soccorso di Lecco e poi a casa un bel ricordo di questa salita.


Cavallo Goloso


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