DIRETTA FIORELLI E MOLTENI – BADILE      

domenica 29 agosto ‘10


Saranno 4 anni che non ripercorro questo sentiero in salita e ora eccomi qua impegnato ad affrontare quei 1400m di dislivello fino al rif. Gianetti. Pur ripromettendoci una bella smaialata, non abbiamo ancora ben definito l’itinerario dell’indomani e, al momento, ci limitiamo a spremerci il più possibile sul sentiero, così da togliercelo di torno quanto prima.

Fa piuttosto freddo e spira vento da nord: speriamo che le condizioni migliorino, altrimenti domani avremo bisogno di picca e ramponi!

Ancora una volta, una lingua di neve marmorea ci sbarra l’accesso all’attacco, ma questa volta troviamo un facile passaggio a destra su alcune semplici roccette fino a raggiungere la base della diretta Fiorelli. Se non altro la giornata inizia nei migliori dei modi: per una volta, sono io a trovare qualcosa abbandonato, un utilissimo terzo attrezzo che ci permetterà di superare senza troppi problemi i futuri nevai, ma questa sarà un’altra storia.

Ho terribilmente freddo alle mani: il sole non ci ha ancora raggiunto e la roccia è ancora immersa nel gelo notturno. Con due pezzi di legno al posto delle indispensabili estremità, mi aggrappo disperatamente quasi ad ogni rinvio piazzato da Cece prima di riuscire a raggiungerlo in sosta. L’unico modo per scaldarmi è proseguire, anche perchè nel frattempo i raggi del sole hanno finalmente iniziato a raggiungerci regalandoci il loro gradito tepore. E quindi inizio a tirare la cordata o, meglio, a tirare rinvii: mi appendo ad ogni chiodo che trovo superando la lunga sezione d’artificiale. Sono così abituato a mungere che, quando devo scalare gli ultimi facili metri che mi separano dalla sosta, ho come un attimo di smarrimento.

Proseguiamo con un’altra lunghezza interessante prima di superarne alcune semplici che ci conducono all’intersezione con la Molteni. Non mi trovo molto a mio agio e non vedo l’ora di uscire in cima al Badile, ma ora dobbiamo capire quale diedro prendere per proseguire sui tiri finali della diretta. Ci guardiamo attorno, ma non riusciamo a vedere segni di passaggio e così, alla fine, optiamo per proseguire sulla Molteni di cui, dopo un tiro non troppo difficile, raggiungiamo il fatidico traverso. È la classica goccia che fa traboccare il vaso. Sono all’inizio della corda fissa: mi guardo attorno senza comprendere come proseguire in libera. Dovrebbe essere solo V, ma proprio non riesco a venire a capo del problema e quindi non mi resta che attaccarmi alla fune e superare il breve tratto in orizzontale. Ma non è finita: con il morale sempre più sotto i piedi, sono costretto anche a staffare per superare il primo passo dopo il traverso, per poi riuscire a scalare un po’ meglio fino alla sosta. Ancora tre facili lunghezze e finalmente raggiungiamo il giallo bivacco sulla vetta ponendo così termine a questa patetica scalata in attesa della lunga discesa verso valle.

Sono poco soddisfatto della salita, ma forse è solo il “duro” ritorno all’“alpinismo” dopo un periodo quasi solo dedicato alla falesia. Oramai abituatomi alle comodità dello scalare su monotiri, devo aver avuto un attimo di “sbandamento” che mi ha portato a diffamare le mie origini alpestri: il virus dell’FF continua la sua opera devastatrice ma ora l’antico istinto ha iniziato a ribellarsi! Sarà una lotta o il vecchio e il nuovo progrediranno a braccetto? Lo vedremo nei prossimi capitoli…


Cavallo Goloso


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