LE COEUR DE LA MER – KLAUSEN PASS      

sabato 26 maggio ‘12


È un mese; un mese d’astinenza. A tutto c’è un limite ma trenta giorni senza caianare sono decisamente troppi: non sto più nella pelle alla prospettiva di salire finalmente una via considerando che l’ultima volta risale al mezzo-giro del Fungo con Fabio.

Viste le previsioni puntiamo a nord del Gottardo ma l’impossibilità di partire il venerdì e il timore di trovare neve sulle cenge ci consigliano di lasciare perdere il Ratikon costringendoci a fare girare le rotelle del cervello per trovare una soluzione che Cece ovviamente ha già. Tira fuori i programmi futuri e sulle mail compare il nome del Klausen Pass e così ci ritroviamo a bordo della rombante Clio diretti alla nuova meta.

Sfiliamo la chilometrica coda di turisti teutonici diretti verso sud temendo di passare la domenica incolonnati sull’autostrada e quindi ci ficchiamo sotto le nuvole che stanziano sopra il Gross Ruchen. Ovviamente la mia memoria evidentemente affetta da un palese quanto precoce preludio di Alzheimer inizia solo ora a rammentare che da queste parti ero già stato circa un anno fa, in occasione dell’ultima sciata di stagione: per la serie, com’è piccolo il mondo! Al momento però l’attenzione va più verso quelle masse scure che non promettono nulla di buono mentre quattro paia di occhi si guardano perplessi. Lasciamo comunque da parte i nostri dubbi e parcheggiamo l’auto poco prima del passo. Il pendio è ancora abbondantemente ricoperto di neve ma ovviamente ho lasciato a casa gli scarponi così, pregustando i salmoni che pescherò dalle scarpe, mi avvio verso la parete. Fortunatamente l’avvicinamento è piuttosto breve e la neve sufficientemente dura da evitarmi un pediluvio completo; per di più sono galvanizzato come quando da piccolo terminava la quaresima e finalmente potevo fagocitare tonnellate di cioccolato delle uova pasquali. Ho una voragine allo stomaco, un buco nero che ingloba dentro di sé ogni struttura su cui si possa scalare e finalmente potrò dare libero sfogo a questo bisogno represso!

Scegliamo la via e iniziamo la nostra partita a scacchi col destino: Colo e Cece da apripista, io e Fabio ad annusare i loro gas di scarico. Scegliamo comunque un match ad un livello poco superiore a quello del principiante seguendo il sano principio del “posto nuovo” (anche se, a dirla tutta, per l’esperienza accumulata, questa precauzione mi sembra un po’ un’esagerazione). Le prime due lunghezze, che superiamo in alternato, non sono granchè ma almeno come aperitivo riescono ad evitarmi lo svenimento, poi Fabio mi cede il comando. Supero così il terzo e il quarto tiro su roccia monolitica provando addirittura la libera sul passo chiave! Non so se sia l’astinenza o l’arrampicata in solitaria infrasettimanale, fatto sta che ho la mente insolitamente tranquilla e sgombra e quasi rimpiango di trovarmi qui e non su qualche altra parete ad accumulare preziosi bollini.

Sull’ultimo tiro che porta sul plateau sommitale torna in testa Fabio e quindi la parete è ai nostri piedi. Le nuvole hanno lasciato ampi spazi al sole che ci ha generosamente scaldati per tutta la scalata ma non vogliono abbandonare la vetta del Gross Ruchen lasciandoci solo intravedere alcune immense pareti che già mi avevano stregato l’anno prima. E la puzza del caianesimo si infonde nell’aria infilandosi nelle nostre narici e riempendoci i polmoni, nuovi sogni e progetti si delineano all’orizzonte mentre scrutiamo quella muraglia che ricorda la nord dell’Eiger...


Cavallo Goloso


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