GOULOTTE DELLA Z – CIMA DI ROSSO      

sabato 12, domenica 13 febbraio ’22


Fa un freddo fottuto: avremmo dovuto preparare gli zaini al sole ma, per abituarci a quello che ci aspetta, siamo arrivati al parcheggio all’ombra per valutare quanta ferramenta portarci dietro. Passa il Sergio (Longoni) e ci chiede se abbiamo dei chiodi per i suoi negozi: lo guardiamo senza rispondere, infiliamo un altro ferro per sicurezza e poi diamo cenno al gruista perché ci posizioni il basto sulle spalle. A quel punto il Walter ha le visioni: pensa di essere alle finali delle olimpiadi degli 800 metri e parte in quarta. Io arranco ma perdo praticamente subito la scia cercando di restare almeno in vista dell’amico che finalmente, appena usciamo al sole, sembra aver tagliato il traguardo e inizia a camminare ad un ritmo più consono.

- Walter, credi che su al rifugio ci siano due belle gnocche ad aspettarci? -

- Può essere, anzi: molto probabile. Se poi fossero 3 o 4, vorrà dire che ci stringeremo -

- Già, infatti -

Intanto penso al locale invernale, alla volta che avevo dormito per terra e all’effetto stalla misto a quello “Everest” con l’ossigeno in picchiata: certo, se ci saranno delle gnocche il comfort sarà tutto un’altra cosa! Arriviamo al crinale alberato e il Walter tira come un mulo imbizzarrito finchè: - Cazzo! C’è gente davanti – Nessuno dei due crede alla favola delle gnocche sperdute alla famelica ricerca di due caiani sudati eppure là davanti qualcuno arranca più di noi. Non so perché ma fatico a immaginarmi una gnocca in grado di saettare su per un pendio innevato, sarà perché nella categoria gnocca difficilmente farei entrare una nerboruta con gli addominali simili ad una scacchiera. Comunque mi metto in attesa che l’obiettivo passi oltre il mirino. E infatti avevamo ragione: il tizio finito tra le frasche, forse per evitare di essere investito da Turbo-Walter, non rientra per nulla nell’ideale della musa. Forse nemmeno la compagna che lo aspetta poco più avanti anche se, e Walter capirà, una certa invidia nei confronti dell’imboscato la provo.

Arriviamo così al bivacco: la coltre di neve che ostruisce l’ingresso è un’inezia rispetto quella della volta precedente eppure, dopo aver scaldato gli arti inferiori, riesco a mandare su di giri quelli superiori oltre a riempirmi le mani di schegge di legno. La coppia intanto se la prende comoda e arriva a darci il cambio quando noi, dopo aver divorato la pizza fredda dell’Iperal, ci muoviamo per andare a dare un occhio al percorso dell’indomani. Così finisce che pestiamo neve aprendo la traccia per un’ora e mezza su un manto che si diverte a fare i tranelli cedendo a tratti all’improvviso e provocando una serie di dolorosi ematomi alle gambe motivo per cui inizio a pensare di procurarmi un bel paio di parastinchi. Del canale intanto nessuna traccia perché, com’è ovvio, deve trovarsi dietro l’ennesima parete e ora, con l’arrivo dell’ombra e conseguente effetto Marte con la temperatura che crolla in picchiata, l’unica cosa che voglio è fiondarmi al caldo del rifugio e tra le braccia delle gnocche. Non so se un singolo grado possa essere definito “tepore”, quel che è certo è che, spalancata la porta, diventa chiaro che ci toccherà l’ennesima cenetta tra noi due mentre, lentamente, riusciamo a far salire al 4 la colonnina di mercurio per poi arrivare all’exploit di 7 gradi quando suona la sveglia.

Non sono nemmeno le 6 e noi siamo fuori: l’impatto non è devastante, probabilmente il gradiente termico non supera le dita di una mano. Lotto con la chiusura della porta e poi all’ultimo round finalmente abbatto l’avversario e noi possiamo metterci in marcia. Il Walter va mentre io arranco nonostante la partenza in discesa perchè la frontale spira dopo una manciata di secondi costringendomi a superare le brevi catene al buio e ad usare i bastoncini come quelli di un cieco. Poi il sole ha un po’ di pietà e inizia a rischiarare la notte mentre le tracce finiscono e noi riprendiamo a battere la traccia attraversando l’anfiteatro tra la cima di Rosso e il Sissone. Raggiungiamo la sella e abbiamo la sorpresa. Un gruppo di gnocche accampate ad attendere due baldi giovani. Purtroppo no: avrei avuto qualche dubbio sul contenuto dei noodles della sera prima. Piuttosto scopriamo che per scendere sull’altro versante, dovremmo allestire una doppia: probabilmente nemmeno la Thunberg potrebbe pensare che da giugno (data della prima salita) ad oggi il ghiacciaio si sia sciolto tanto! Così, con le pive nel sacco, ci arrendiamo all’evidenza di aver sbagliato qualcosa... anche se... eravamo certi si dovesse passare proprio di là. Già, come le arrapate al rifugio... Giriamo i tacchi consapevoli che per oggi il canale resterà intonso e i due grossi pezzi di prosciutto ci cadono dagli occhi.

- Walter, ma non è che il canale sia quello là? - e indico davanti a noi, esattamente dall’altra parte dell’anfiteatro.

Il Walter osserva perplesso e poi col sorrisino ebete. Già poco prima, all’ennesima mia domanda sulla salita, mi ha cazziato: - Ma la relazione non l’hai mica letta? -

- Ehm... no... a dire il vero, non proprio... -

Quindi ora non avrebbe molto senso sottolineare il fatto che se avessi studiato un po’, magari avrei potuto mettere qualche dubbio sulle sue granitiche convinzioni. Ma a me piace andare a traino (almeno nella fase organizzativa) e così ora stiamo a guardare come due allocchi il nostro obiettivo, ben più vicino al rifugio di quanto non sia la sella in cui ci troviamo. Allora ci provo: - Beh, a sto punto, almeno andiamo a darci un occhio... - in fondo dobbiamo solo fare un lungo traverso. Già, mi sfugge solo il fatto che dovremo battere traccia con due zaini tipo ciccione americano ma per il resto il ragionamento non fa una grinza. A dirla tutta, inoltre, nutro ancora qualche flebile speranza di portarci a casa la salita ma, alle 9:30 quando devastati siamo sotto il canale, anche la minima possibilità si è oramai inabissata come lo scarpone sotto l’ennesimo cedimento della crosta nevosa: la linea è secca come la mia gola e siccome sono un semplice caiano, non avrei alcuna possibilità di superare quel salto strapiombante. Forse con le scarpette ma quelle, insieme alle pinne, sono rimaste in cantina. Insomma, tutto finisce come la serata con le gnocche: con un nulla di fatto ma almeno con la consapevolezza che alla prossima lezione di topografia del corso caiano sarà il caso che mi applichi meglio nella lettura delle carte!


Cavallo Goloso


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