GHIACCIAIO DI FELLARIA – VAL MALENCO
sabato 04, domenica 05 ottobre ‘25
La guida sembra molto sicura si sé e dopo averci indicato e mostrato chiaramente come muoverci, si volta e osserva attentamente come ci comportiamo. Provo a seguire pedissequamente le sue istruzioni ma non sono sicuro di avere la sua prestanza atletica: mi accuccio, carico la molla e poi spicco il balzo. Spero solo di avvicinarmi a quello della guida anche perchè saltare non è mai stato il mio forte e, se non dovessi riuscirci, potrebbero essere dolori! Per questa volta mi va bene: supero il tratto insidioso e atterro non lontano da dove si è fermata la guida. Non avrei mai pensato che sarei dovuto ricorrere alla competenza di un simile professionista ma, d’altra parte, dev’essere il migliore in circolazione per quanto attiene la conoscenza della lava nonostante la sua levatura fisica di poco più di un metro e qualche tappo faccia pensare ben altro: forse, però, è proprio quella sua vicinanza al terreno che gli permette di scovare le insidie nascoste del terreno. Così lentamente e a zig zag sta volgendo al termine il fine settimana di soli “uomini” che qualcuno potrebbe anche battezzare dei rammolliti visto il campo base rappresentato da un comodo e subdolo alberghetto la cui colazione mi invoglia ad alzarmi per prendere l’ennesimo pancake piuttosto che ad uscire dalla sala. Dov’è finito lo spirito caiano dell’anno scorso? Rammolliti un corno, ribatto io! Anche perchè dopo aver passato il tempo più a rimpinzarsi che altro, le nostre panze satolle hanno la pelle tirata come quella di un tamburo! E poi le intenzioni erano ben altre: prima ho tentato disperatamente di trovare una soluzione all’alpe Devero e poi alla Bignami ma senza cavare un ragno dal buco tra mancate risposte, posti non disponibili o strutture chiuse a causa di una nevica precoce. Così finisce che ogni velleità di passare la notte al rifugio si scontra con la realtà e con l’opzione albergo che raggiungiamo già il venerdì sera. Poi arriva il sabato e quindi il momento di mettere il naso fuori mentre non mi è chiaro se il socio miniaturizzato preferisca andare a camminare o fermarsi sull’altalena. Lo smuoviamo in realtà senza difficoltà e puntiamo alla prima tappa: la gastronomia. Se questo andazzo dovesse ripetersi per più tempo, finirei per raggiungere le sembianze di una palla, buona solo per scendere rapidamente dal sentiero! L’obiettivo minimo resta comunque la Bignami dove la prima preoccupazione è ripristinare le energie perdute (che strano!): mi domando se tutta la vacanza non sia solo una scusa per rimpinzarsi! Poi però il ghiacciaio di Fellaria poco più in alto diventa qualcosa di irresistibile: il micro socio sembra inizialmente più interessato alle sue macchinine che corrono sulle chiazze di neve superstite ma alla fine prende il suo zainetto, se lo mette in spalla e partiamo. Di fronte al ghiaccio che si tuffa letteralmente nel laghetto ghiacciato sembra un po’ di essere al Perito Moreno dall’altra parte del mondo e noi ci imbamboliamo lanciando sassi sulla superficie gelata e in attesa di un qualche spettacolare crollo finchè l’orologio chiama e arriva il momento di rientrare. L’indomani optiamo per qualcosa di più breve perchè la scusa è che il nanetto possa essere stanco (in realtà il motivo sono le nostre pance rigonfie che ci impediscono di vedere i piedi). Così dirigiamo l’auto verso la partenza del sentiero per il lago Palù senza poi nemmeno mettere il naso fuori perchè non abbiamo alcuna intenzione di aggregarci alla ola delle piante che si sbattano forsennatamente avanti e indietro. Che fare? A parte costatare che sarebbe stato meglio dare una letta più approfondita al bollettino meteo, proviamo a fare una capatina in Orobie dove il vento da nord dovrebbe darci una tregua. L’inizio non è però dei più allettanti: la strada si insinua tra le strette pareti della vallata che sembra sempre più un oscuro budello, non un gran biglietto da visita. Poi, poco prima di raggiungere il parcheggio, ecco che si apre una bucolica piana e, più in alto, si scorgono i gendarmi che chiudono la valle. Lasciamo quindi l’auto e ci incamminiamo lungo la comoda mulattiera che porta al lago di Scais, una pozza artificiale verdastra incastonata tra cime che odorano di Cainesimo Extreme.
Cavallo Goloso
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