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VENTO DI PASSIONE – MONTE PIEZZA

domenica 26 aprile ‘26


Placmpers! Il pannolone del placchista! L’accessorio indispensabile e tanto atteso dagli amanti del brivido, là dove la roccia si fa specchio, dove solo la leggerezza e precisione di piede permette all’ardito scalatore di proseguire la sua marcia trionfale, è finalmente arrivato! Caro placchista non dovrai più temere l’istinto dello sfintere là dove la scarpetta lascia una sgommata sulla roccia in procinto di spiccare il volo verso il basso e un’altra sgommata meno nobile colora le tue mutande! È finito il tempo delle giustificazioni, quando dovevi accampare scuse al tuo socio che, arrivato in sosta, si lamentava dell’odore mefistofelico - Ci sarà qualche carogna su qualche cengia... - (in un mare di placche infinito all’orizzonte) mentre sapevi bene che la causa di quel tanfo assurdo era solo la cena del giorno prima precisamente processata dal tuo intestino e poi espulsa proprio dove il nulla cosmico ti abbracciava a miglia e miglia dall’ultima protezione. Placmpers! Non dimenticarlo: ora troverà sempre posto nel tuo zaino! Con la sua forma ergonomica, studiata e suggerita dai migliori specialisti della placca, lo spessore invisibile, capace di assorbire e contenere anche i prodotti del cenone di Natale e con il suo sistema antiodore brevettato, dimenticherai pure di indossarlo! E seduto al bar davanti alla tua pinta di birra, quando millanterai le tue prodezze di arguto placchista e il tuo controllo di nervi, non dovrai più accampare la scusa che quell’olezzo è dovuto al campo appena concimato che tu e il tuo socio avete dovuto attraversare (senza poi spiegare perchè l’amico profumi ancora, come appena uscito da una boccetta di acqua di colonia). Né rifiutare di sederti onde evitare di peggiorare la già pesante situazione dentro i tuoi pantaloni. È poi finita l’epoca dell’orripilante mimetica (che tra l’altro in periodi di caccia presenta degli indiscutibili inconvenienti durante gli avvicinamenti nel bosco): via libera ai pantaloni dalle tinte chiare! Con Placmpers l’invisibile non hai da temere nulla! E il movimento d’anca risulta sempre sciolto come quello di una ballerina classica! E infine Placmpers è perfettamente biodegradabile: puoi benissimo buttarlo nel compost per il tuo orto e così concimare la tua prossima insalata!

Beh, diciamo che di Placmpers ne ho usati una mezza confezione: quasi uno ad ogni tiro almeno fino alla fine del quarto! E pensare che sulla carta doveva essere solo un misero 6a obbligato! Tanto che nella mia testa era frullata l’idea di proporre al Walter che, dopo la prima, avremmo potuto fare anche una seconda via. Già, ma solo dopo essermi fatto recapitare dall’elicottero un’altra confezione di Placmpers! All’attacco penso che il problema sia rimontare la lista da cui poi potrò rinviare il fix salva caviglie e perone: non mi sorge alcun dubbio su quello che verrà dopo, forse solo perchè è meglio prendere un boccone per volta. Invece la rimonta si rivela anche piuttosto agevole. Il problema arriva invece quando ho la protezione all’altezza del bacino: muro liscio, senza alcuna asperità e solo un enorme punto di domanda davanti a me - E moh, io che faccio? - beh, tiro fuori il cordino e staffo! Ruggine e ragnatele non so proprio cosa siano: con la consueta eleganza del caiano scafato, mi alzo sul kevlar e poi sono ancora più nei cazzi. Quelle che speravo essere delle nette e sicure tacche sono in realtà uno svaso butterato su cui martellerei volentieri la pelle delle dita per aumentare la presa. E il fix sotto di me ora sembra sempre più lontano. Ho solo un’alternativa: spalmare e salire. Ma per me la Nutella va mangiata col cucchiaino: spantegata sul pane è un sacrilegio! Eppure ora mi tocca. Ci provo e agguanto la fessura: salvo! In sosta il Walter mi da la mazzata (o forse no?) - Non è che vai avanti tu? Ti scoccia? - penso al Placmpers che indosso e a quanti ne ho infilati nello zaino: dovrei farcela. E poi il prossimo tiro è solo 5c! Me ne ricordo quando devo rimontare uno stupido saltino in un ancora più subdolo diedrino sopra una cengia spaccaossa. Peccato che i Placmpers siano così sottili: li avrei altrimenti potuti utilizzare come crash-pad. Sono lì che non so come fare, schiacciato in quella scomoda posizione mentre muovo avanti e indietro un arto alla volta ma mai quello giusto (il piede destro) perchè quello è ora stabile e granitico come una protuberanza della roccia. Provo a staffare (come sono caduto in basso!) ma il sinistro proprio non ne vuole sapere di infilarsi in quell’ammennicolo. Forse ha conservato ancora un briciolo di dignità. Alla fine mi decido. Alzo il destro, lo carico e ho solo un commento - Che passo di merda! - Poco sopra, quando i diedrino è un lontano ricordo e sto per agguantare il fix, la scarpetta mi gioca un tiro mancino assestandosi verso il basso: riempio definitivamente il Placmpers ma resto salvo in attesa di quello che mi aspetterà sulla prossima lunghezza. Lascio la sosta e mi infilo su un bel sentiero nel bosco col paglione saponato che è come una pista di pattinaggio. Arrivo alla parete, agguanto il primo fix e poi salgo verso il secondo. A volte l’arrampicata è solo un attimo di panico tra una protezione e l’altra. Solo che ora il mio “attimo” dura una mezza eternità mentre io resto bloccato a un nonnulla dalla placchetta luccicante. Ovviamente quella sotto non servirebbe per evitare di entrare direttamente nella casa di qualche folletto. Ci provo e ci riprovo ma non ho la minima idea di quali pesci pigliare finchè non riesco a infilare un bel 0.5 a testa in giù. Quello almeno dovrebbe evitare di farmi precipitare nel salotto di un qualche nano della foresta. Potrei anche porre termine a questa patetica situazione: farmi calare e ciao ciao via ma, soprattutto, friend! Inaccettabile! Mi abbasso un po’, trovo l’intuizione giusta e alla fine agguanto il fix. Ennesima staffata e anche la protezione successiva è raggiunta: continuo il mio gioco dell’unire i puntini come se nulla fosse. E così siamo a tre! E il quattro vien da sé: infatti non ho certo intenzione di alzare bandiera bianca! Soprattutto considerando che quello che ho davanti mette paura come rubare una caramella ad un neonato. Allocco. Parto e in effetti l’inizio mi fa sembrare uno forte poi però, quando sono lontano dalla vista del Walter, la mamma del neonato si vendica coi controfiocchi. Prima mi costringe all’ennesima azzerata quindi a titubare su quale piede sia meglio muovere e soprattutto dove metterlo ma siccome la vendetta è un piatto che si gusta freddo, la genitrice si lecca i baffi pensando anche a quello che mi aspetterà più avanti. Ho l’ultimo fix ben lontano dalle chiappe (e ringrazio il paio di Placmpers che indosso) e davanti la placca che si impenna con una serie di listarelle malefiche: solo che se dovessi sbagliare la direzione, sarei perduto! Mi mancano le prese colorate della palestra: beato il Walter che potrà seguire le tracce delle mie smagnesate. Peccato solo che io imbianchi un po’ ogni asperità che vedo ma del resto non ho ancora il paracadute e devo cercare di mantenere il controllo se non voglio farmi tirare giù dalla gravità. Alla fine ho la meglio (il Placmpers forse un po’ meno): raggiungo la fessura e da lì sono salvo anche perchè sulle lunghezze rimanenti non c’è storia e finalmente posso salire leggiadro.


Cavallo Goloso


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