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SOLARIS – PIRAMIDE CASATI

domenica 12 luglio ‘26


Tu quoque Walter fili mi! Così esclamò attonito il Caianesimo quando il suo figlio prediletto decise di rinunciare al conseguimento della massima onorificenza Caiana (il titolo di Istruttore Nazionale) rimandandolo in realtà a tempi migliori. Come poteva lui, eletto tra gli eletti, presentarsi al simposio dei fratelli Caiani e ambire ad essere unto con i sacri crismi del sodalizio in simili (a sua detta) condizioni? No, non era quello il giorno! Ma il Cainesimo tremò. Temette che il Verbo fattosi carne si fosse reso impuro dalle cattive frequentazioni (il sottoscritto) e perciò, non volendo ancora totalmente rassegnarsi e mantenendo un barlume di speranza, provò a metterlo alla prova. E il Cainasimo agì da lontano mandando un morbo pestifero che fiaccò il prediletto, ne piallò il fisico e la psiche perché così Lui capisse se ancora ardesse nel suo intimo la sacra fiamma dell’Aquila. E il Walter non tardò a dare prova della sua fede provando ancora a riportare alla luce colui che cammina nell’ombra (il sottoscritto) e proponendo una salita in Grignetta, su una via a chiodi di sicuro ingaggio. Grignetta a luglio dopo un mese in cui la temperatura minima non accenna a scendere sotto quella antistante la bocca del forno della pizza? Beh chiunque sano di mente avrebbe declinato limitandosi solo ad un “ma tu sei pazzo” e invece colui che vaga nell’oscurità commentò soltanto - Mi sa che dobbiamo trovarci presto - E il Cainesimo vide che i due sembravano ancora percorrere la strada salvifica per cui decise di graziarli abbassando il termostato generale. E così poco prima delle 7 la coppia iniziava a colare sotto le fronde del bosco con i pesci che nuotavano a mezz’aria tanta era l’umidità. Questo perché il cammino salvifico necessita di purificare e spurgare tutta l’opera dell’FF e, soprattutto, della sua peggiore emanazione: il FFplasticaro. I due raggiunsero l’attacco non proprio dopo una passeggiata di piacere anche perchè il sentiero venne affrontato con il piede a tavoletta e poi il Verbo porse a colui che brancola nel Purgatorio gli infallibili strumenti che decretano l’ordine di partenza perché il caso decidesse del loro destino. Ma il Caianesimo non gioca a dadi e guidò quindi la sua mano perché scegliesse il filo più lungo lasciando così al puro i tiri dispari e facendo allora compiere la Sua opera. E il Walter lasciò la sosta, salì la placca e poi uno spigoletto e la strada parve correre in discesa. Poi fu il turno del reietto. A salvarlo ci pensò una fila di chiodi ravvicinati che con logica e sapiente maestria indicavano la strada verso l’alto superando quello che apparentemente sembrava un muro insormontabile. E poi vennero altre tre lunghezze più semplici ma dove la concentrazione doveva sempre restare massima per evitare di venire sputati a valle da un qualche masso instabile. Al sesto tiro la scalata tornò a farsi più impegnativa ma colui che viaggia lontano dalla luce si guadagnò la sosta senza troppi patemi certamente incoraggiato dalla multitudine di cordoni che gli venivano incontro. E il Cainesimo, dopo averli ammaliati e stregati, se ne stava a guardare i suoi figli pronto a far scattare la prova finale. Così il Walter, il suo figlio prediletto che lo aveva deluso, partì per la settima lunghezza, la sua via per Damasco, là dove si sarebbe trasfigurato e dove avrebbe rinvigorito la fiamma della sua fede. Lasciò la sosta mentre l’impuro si accomodava seduto a fargli sicura, rinviò il primo chiodo e poi il successivo da cui poi l’istinto lo guidò verso l’alto. Ma venne Quintino, gli apparve come in sogno parlandogli nella mente - Proteggiti! Piazza un bel friend perché tu non sai quello che fai! - e lui armeggiò con l’imbraco, estrasse lo 0.4 e lo piazzò ben saldo in una fessura. E il Cainesimo diede voce ai suoi piani perché si realizzasse la sacra scrittura. Il Walter salì ancora pochi metri e poi, attonito, vide la presa staccarsi, provò a mantenere l’equilibrio e forse ci riuscì anche per una frazione infinitesimale ma poi venne richiamato verso il basso insieme ad un urlo di terrore e raccapriccio. L’impuro, da sotto, lo vide librarsi verso valle: preso da un moto di paura provò a recuperare un po’ di corda mentre lo vedeva precipitare volteggiando e tendendo a ribaltarsi spinto dal peso dello zaino. Fu scaraventato verso la sosta quando il freno finalmente fece il suo lavoro mentre il Verbo incarnatosi arrestava la sua corsa battendo in parte la schiena contro una cengia non più larga di una mano. - Walter, tutto bene? - Ma dall’altra parte nessuna risposta. Fortuna volle che i due erano comunque a portata di sguardo perché il Caianesimo, seppure duro e intransigente, ama i suoi figli e coloro che ne rendono grazie. E il Walter fece correre lo sguardo verso le caviglie e poi si toccò dolorante la schiena ma nulla di rotto. Ringraziò Quintino che il Cainesimo aveva mandato a proteggere il suo prediletto e riprese a salire. Da sotto tanta fu la gioia perché l’impuro aveva anche lui le gambe molli e le budella ritorte: difficilmente avrebbe preso le veci del capo cordata e sarebbe andato avanti là dove lui aveva rinsaldato la sua fede. E così il Cainesimo capì: ebbe la prova da quella sua ostinazione nel voler proseguire che il fuoco dell’ Aquila ardeva ancora più vivo nel cuore del suo figliolo e così li benedisse e li accompagnò per mano fino alla vetta e quindi giù per il sentiero fino alla macchina.


Cavallo Goloso


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