POLIDENT – DENTE DELLA VECCHIA
lunedì 11 agosto ‘25
L’opportunità di una salita in Masino arriva un po’ all’ultimo e inaspettata: sono già in zona con Laura per qualche giorno “svacco” e così quando Walter mi chiede se sia disponibile per una caianata colgo la palla al balzo e gli propongo di raggiungerci là dove svettano le aquile (solo quelle caiane perché dell’elegante rapace non no mai visto traccia). Così dal cilindro tiriamo fuori il Dente delle Vecchia perché (almeno da parte mia) ho una certa cagarella a tornare in Allievi e provare a chiudere i conti con la XXV Mario dell’Oro. E poi, diciamocelo, per una salita in giornata il monolite sopra la Gianetti casca proprio a fagiolo. Partiamo quindi dai Bagni di buon mattino e buon passo tanto che il Walter mi redarguisce - E non iniziare subito a correre! - Ma non era lui quello dalle partenze alla Bolt? Così, ridendo e scherzando (o forse sarebbe più opportuno dire sudando e sboffando) arriviamo al rifugio, ottimo posto per riprendere fiato con la scusa che la Laura è praticamente all’orizzonte. Diamo un occhio alla nostra parete che di fronte a questi giganti sembra un bruscolino e poi ripartiamo alla volta dell’attacco. Pare che il Walter sia in preda ad un periodo in cui gli piace affidarsi al caso: mi porge due pagliuzze e io pesco la più corta, ergo mi toccano i tiri dispari. Tutto sommato non mi va male, anzi: di fatto le lunghezze più dure se le becca lui e di questo certamente non me ne faccio un problema. Così inizio a salire e quasi subito mi tocca abbassare le orecchie. Non credo che la scusa delle scarpe funzioni (indosso quelle un po’ troppo rigide da falesia perché erano le uniche che mi sono portato): forse potrebbe valere quella del “è il primo tiro: non sono ancora caldo” ma la verità è che questo stile di scalata andrebbe praticato con certa assiduità. Comunque supero il passaggio e poi salgo sulla placca verticale finchè arrivo nel nulla. A quel punto l’istinto caiano ha il sopravvento): mi sposto a sinistra e vado ad infilarmi nel diedro perché quella mi sembra l’unica soluzione logica. Ovviamente a metà struttura mi accorgo che la sosta mi saluta qualche metro più a destra in piena placca mentre il Walter in basso scuote la testa. Ma come? Dov’è finito il suo spirito caiano? Il rispetto della tradizione e dell’etica integerrima dei padri fondatori? Io cerco sempre di restarvi fedele, forse perchè sono solo un codardo e l’idea di finire là dove non ho possibilità di proteggermi mi da il voltastomaco. Comunque recupero l’errore con un facile traverso mentre continuo a domandarmi per quale motivo avrei dovuto cacciarmi su quella parete nera a rischio di tibie, caviglie e perone. In ogni caso me la sono cavata e posso solo gongolare pensando allo strapiombino che abbiamo più avanti e che sarà un problema del Walter: l’alpinista è proprio un maledetto egoista! Poi arriva il quinto tiro e lì mi ritrovo ancora sul filo tra sanità mentale e attacco di panico. In realtà resto più di qua (nel controllo) che di là (totalmente fuori controllo): mi alzo lungo la fessura che mi sembra buona per sputare fuori qualsiasi protezione volessi piazzare finchè arrivo ad una zona più semplice dove infilo il friend della salvezza. A quel punto è fatta (almeno per me). Al Walter spetta invece il rompicapo del muro verticale. D’altra parte è lui che ha avuto l’idea del bastoncino lungo e del bastoncino corto. E poi vista da qui sotto la parete non sembra così dura e gli spit sono anche belli vicini. Poi quando parto con la corda dall’alto la musica cambia: qualche sconvolgimento planetario rimescola le carte in tavola e ora la lavagna granitica diventa liscia, insormontabile e con i fix a distanze siderali. Resto in bolla solo perché sono da due ma comunque mi tocca: salgo i primi metri ricordando la soluzione che il Walter mi ha suggerito poco prima. Mi sposto verso sinistra ma lo spostamento è troppo corto. Il piede scivola e io mi ritrovo appeso a stagionare. Colpa delle scarpe! Già, come no? Probabilmente con le ciabatte da via non mi sarei manco alzato (però mi sarei risparmiato la tortura dei piedi che mi ha costretto a levare le scarpette alla fine del tiro precedente). Riprendo il contatto con la parete, mi sposto un po’ più a sinistra e risolvo la situazione: d’altra parte col senno di poi e la corda dall’alto sono tutti fenomeni! Poi mi piglio l’onore di raggiungere la vetta proprio quando anche la Laura raggiunge la sua dopo una tranquilla scampagnata al pizzo Porcellizzo: niente male per una che aveva in programma una giornata a fare la lucertola a lato del fiume!
Cavallo Goloso
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