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PANINI – SPERONE DI MANIÒ

domenica 06 luglio ‘25


Il corso è finito: il Walter è raggiante e sollevato visto che alla conta non abbiamo avuto né morti né feriti. La Laura è contenta perchè ho finito di “sciallarmela” nel weekend e non deve più ricorrere alla possibilità di dover “tagliare corde” di eventuali allieve troppo invadenti. Io sono felice perchè finalmente si è più liberi di sgattaiolare sulle Alpi per il proprio sollazzo ma con la dovuta cautela perchè poi la Laura potrebbe tagliare le mie di corde. Poi ce n’è un altro che se la scialla: il meteo. Lui si diverte a prenderci per il culo promettendo fulmini e tempesta. Il Walter però gioca d’astuzia e tira fuori la val Bedretto. Sono anni che non ci vado a scalare: potrebbe essere l’occasione per sentirsi ancora giovane! Ma il meteo non demorde: nel primo pomeriggio si garantisce un po’ di divertimento (per noi un po’ meno) e quindi bisogna tirare fuori qualcosa di rapido e che ci permetta di evitare le saette in parete e, perché no?, anche sul sentiero del rientro. Così ci muoviamo rapidi verso il Maniò, il Walter (come sempre) in modalità skyrunner sul tratto in falso piano col sottoscritto che arranca e sfrutta le gambe da ispettore Gadget per stargli dietro. Poi arriviamo alla parete col cielo che ha le sembianze di una giornata di novembre a Milano: grigio triste e il Walter parte sul primo tiro. Sulla lunghezza successiva ci sarebbe da toccare ferro e anche qualche cornetto napoletano. Già mi sento tranquillo come fossi un equilibrista su una fune sopra una vasca piena di piranha in più ci si mette l’elicottero della Rega che ci svolazza attorno come un uccellaccio del malaugurio. In tutto questo ho sempre la spada di Damocle della promessa delle previsioni pertanto si può ben immaginare come il mio mood scalatorio navighi in acque piuttosto agitate. Manca poco che mandi a benedire il mezzo volante e, soprattutto, che cedi alla tentazione dall’afferrare qualche rinvio ma tengo botta e arrivo sano e salvo in sosta quando oramai l’elicottero ha fatto il suo, è ripartito e ha lasciato nuovamente il silenzio a dominare sulla vallata. Noi quindi riprendiamo a sciallarcela perchè, fatto il terzo tiro, la via oppone la resistenza di un vassoio di pasticcini. Arriviamo in cima (di fatto a nulla perchè la parete continua a salire), tocco la sosta finale e già sono proiettato sulla discesa perchè lo stronzetto (il meteo) mantiene sempre la sua promessa. Quando tocchiamo terra per un attimo abbiamo la tentazione di ripartire sulla via a fianco ma poi la prospettiva di raggiungere la macchina ancora asciutti ha la meglio (evidentemente siamo vecchi) e così iniziamo a trottare verso il parcheggio. Il Walter però è irrequieto, si sente incompleto: lui sì che ha la stoffa del vero caiano! La via è stata troppo breve e l’avvicinamento una passeggiata buona solo per digerire un veloce pranzetto, praticamente nulla che possa lontanamente avvicinarsi ai requisiti minimi del Caianesimo così si tocca le tasche, ravana nello zaino, guarda a destra e a sinistra e poi, fingendosi sconsolato e dispiaciuto - Oh cazzo, non trovo il telefono... -. L’altra volta era precipitato dalla parete: questa volta dove si sarà andato ad infrattare? Così torniamo sui nostri passi mentre continuo a chiamare il cellulare e quello, dopo una serie di squilli, mi appende inesorabilmente in faccia. Alla fine sentiamo il richiamo quando siamo al laghetto delle Pigne, praticamente ad un tiro di schioppo dall’attacco; così il Walter è doppiamente soddisfatto: non deve ricomprare il telefono e, soprattutto, ha passeggiato per un tempo sufficientemente minimo a rispettare i precetti basilari.


Cavallo Goloso


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