TRAVERSATA DELLA SCOZIA      

martedì 09, venerdì 19 agosto ‘22


Cronista: “Capitano, un commento su questa vittoria”

Capitano (Lella): “Si... è stata dura, difficile, però abbiamo, ho fatto bene. Ho lottato, mi sono allenato duramente e alla fine ho dimostrato ancora che questa fascia me la merito”

Cronista: “Già! Un commento sulle parole dei tuoi detrattori: dopo l’infortunio di maggio erano in molti a darti spacciato”

Capitano: “Si, infatti. Tutte parole buttate al vento. Cattiverie gratuite. Dopo la rottura della tibia gli sponsor volevano abbandonarmi. Ho messo insieme una squadra di scappati di casa ma alla fine ho dimostrato di essere ancora il più forte. Uno smacco per gli sportivi da tastiera. Ma io lo sapevo, fin dall’inizio. Sono il più forte e ho intenzione di restare sulla cresta dell’onda ancora per molti anni”

Cronista: “Quindi quanto ti hanno aiutato i tuoi compagni”

Capitano: “Poco o nulla. Lo ripeto: sono degli scappati di casa. Basta guardarli. Uno è un ex corridore il cui muscolo più allenato è la lingua [Andre]. Poi abbiamo lo spilungone [il sottoscritto] che crede di essere un alpinista ma, come fa ridere i polli lì, lo ha fatto anche con le due ruote”

Cronista: “Eppure mi sembra che si siano difesi egregiamente: scatti e contro scatti, salite divorate manco avessero un motore nella bici...”

Capitano: “Li ho fatti divertire un po’. Sono come dei bambini: gli dai il contentino e non rompono le palle. La vittoria è solo merito mio. Ho sempre controllato, fin dalla prima tappa e poi, al momento opportuno, ho tirato fuori la zampata e, zac, ecco ora chi veste la maglia di campione di Scozia. Come se chi mi conosce non l’avesse saputo fin dalla prima spinta di pedali”

Cronista: “E gli avversari?”

Capitano: “Come ti ho già detto, avevo il mondo contro. Una squadra forte, organizzata. Il capitano [Laura] è il leone dalla criniera rossa. Poi ha un gregario forte [Fra]: ha studiato il percorso, chilometro per chilometro. Sapevano tutto: ogni salita, ogni discesa. Mica come i miei due sottoposti: due inetti. Ma alla fine la mia classe è venuta fuori”

Cronista: “Un commento sul meteo”

Capitano: “Gli scozzesi sono delle pappemolle. Dov’è sto tempo estremo da morte certa? Tutte balle. Noi siamo partiti col sole da Glasgow. Un caldo fottuto. Lo spilungone ha fatto la prima tappa a torso nudo. Forse pensa di avere un fisico statuario e, in quel modo, di attirare qualche pollastra. Ma come al solito resta con il cerino in mano.

Cronista: “Beh, però al quinto giorno si è guastato...”

Capitano: “Chi lo spilungone? Quello non ha mai funzionato”

Risata collettiva

Capitano: “Si, beh, al quinto giorno abbiamo preso un po’ d’acqua. Capirai. Prima sole e un po’ di nuvole che a momenti rischiamo di scottarci. Poi verso la fine della quarta scroscio ma niente in confronto al vero tempo brutto e, comunque, è con l’acqua che viene fuori chi c’ha le palle. E si è visto”

Cronista: “Prima tappa Glasgow – Inveraray, 96km e 400m di dislivello”

Capitano: “Si, gli organizzatori sono partiti molli. Credevano di avere a che fare con i ciclisti della domenica. Non mi sono nemmeno scaldato. Poi l’assetto della bici era perfetto. Ho organizzato io i pesi: retrotreno zavorrato per scaricare meglio la potenza della pedalata sull’asfalto”

Cronista: “E in discesa? Il carico non era sbilanciante?”

Capitano: “Se sai guidare, te ne sbatti. Grido di battaglia e vai giù a manetta ovunque. Se sei un inetto manco parti”

Cronista: “Comunque verso la fine della prima tappa hanno piazzato una bella salita: ti hanno sentito urlare, dicono che lo fai quando sei sotto sforzo”

Capitano: “Il Furka? Mi scappa da ridere: ho urlato per spaventare i miei due gregari, carne da macello. Chi ha disegnato il giro pensava di stroncare le gambe. Non certo le mie. Me lo sono mangiato”

Cronista: “Hanno fermato il traffico apposta per far passare la carovana”

Capitano: “Mi sembra il minimo. Lo fanno anche per la regina d’Inghilterra o il papa”

Cronista: “E l’albergo?”

Capitano: “Duro, una bettola. C’hanno scambiati per beduini: due tende nel prato del parco del castello. Campeggio libero: pensavano di abbattermi con l’umido ma io c’ho il fisico. Anni e anni di bivacchi all’addiaccio. Qualcuno si è lamentato per la mancanza della doccia ma il profumo delle ascelle post gara fa macio”

Cronista: “Seconda tappa: Inveraray – Glancoe, 100km e 980m di dislivello. Le cose iniziano a farsi dure: partenza con uno strappo, selettivo e poi tappa più dolce”

Capitano: “Strappo quello? Forse per tua nonna! Si, beh, lo spilungone un po’ l’ha pagato ma è bastata un’occhiata decisa per farlo scattare. Poi grandi pedalate e il nord che si allunga sotto le nostre ruote ma, tutto sommato, la tappa è filata liscia. Almeno fino all’arrivo: se avessi avuto una spranga, l’avrei calata delicatamente sulla vecchia del campeggio che ci ha “gentilmente” spediti da qualsiasi parte ma non lì. Comunque sono un duro e non mi sono fatto grossi problemi a lavarmi nel bagno pubblico e dormire ancora come un rifugiato”

Cronista: “Da Glancoe siete arrivati a Fort Augustus: 75km e 476m di dislivello”

Capitano: “Tappa turistica. Manco avessimo già bisogno di riposo. Si, poi abbiamo fatto vedere ai locali come si nuota in un lago”

Cronista: “Beh, più che nuotare avete fatto un puccio di 2 secondi… C’erano due tizie che invece se la sono sguazzata per un bel po’…”

Capitano: “Chi? Le due lardone? Con quella mole di grasso potrei fare la traversata dell’artico in inverno. Bella la notte in riva a Loch Ness: nebbiolina serale, qualcuno ha creduto di aver visto Nessy… Ho controllato il contenuto delle borracce ma c’era solo acqua”

Cronista: “Quarta tappa: Fort Augustus – Contin, 87km e 1050m di dislivello. Tappa dura a guadagnare l’altopiano sopra Loch Ness: avevi paura per qualche possibile ritiro?”

Capitano: “Sicuramente non il mio. E non credo che nemmeno quei due pusillanimi dei miei gregari avrebbero osato tanto. Forse gli avversari, già schiacciati psicologicamente dalla mia presenza. Però è andata bene: partenza su un muro duro e bello lungo che a momenti ci fa rimettere la colazione. Poi là davanti qualcuno decide di prendere a destra ad un bivio e andiamo incontro ad altre salite: bello, mi è piaciuto. Ho allenato la possanza dei miei polpacci. Il passaggio sul ponte di Inverness è stato spettrale: mi aspettavo il drakkar vichingo che speronasse la struttura, invece è andato tutto bene”

Cronista: “E arrivo in campeggio, dopo una scorpacciata di more”

Capitano: “Si: volevamo chiedere al parroco se ci ospitasse in canonica ma abbiamo temuto per i nostri fondo schiena già provati. Oddio, forse lingualunga avrebbe anche gradito ma glielo avrei impedito. Poi, sì, finalmente doccia: almeno lo spilungone si è dato una lavata completa. Forse nessuno gli ha detto che il pesce dopo tre giorni puzza”

Cronista: “Partenza da Contin e arrivo a Inchnadamph, 95km e 1111m di dislivello e, finalmente, un po’ di pioggia e tempo scozzese”

Capitano: “Finalmente sto paio di palle! Al pomeriggio mi sono preso una lavata che manco in India nella stagione delle piogge e mi sono rovinato l’acconciatura! Dici così perché fai lo scribacchino dietro la scrivania: prova a prenderti quell’acqua dopo 5 giorni che macini chilometri, mangi insaccati, roba fritta e noodles. Comunque il problema non è stato tanto quello ma l’ultima piaga d’Egitto: il faraone non l’avrebbe mai retta, se quello al piano di sopra ci avesse pensato prima, si sarebbe risparmiato locuste e il Nilo di sangue. Siamo la specie dominante: ma perché non buttiamo giù un po’ di napalm e la facciamo finita con ‘sti moscerini del cazzo? Mi hanno divorato: appena ti fermi, sei fottuto. Sono come una marea di questuanti solo che ti fanno un male cane e non sai come schivarli se non col moto perpetuo”

Cronista: “Poi però notte in ostello: gran lusso!”

Capitano: “Si, beh, a parte che abbiamo girovagato come la Madonna prima di partorire... però si, bella location. Ho temuto per lo spilungone”

Cronista: “Per cosa?”

Capitano: “Che potesse avere una qualche reazione allergica: troppe docce e poi c’ha graziati facendo pure il bucato!”

Cronista: “E arriva la sesta tappa: da Inchnadamph a Durness per 73km e 1159m di dislivello”

Capitano: “Si, beh, tappa interessante; molti sali e scendi che ti possono stroncare le gambe. Evidentemente quello che è successo al leone rosso: ha avuto la brillante idea di bucare solo per spezzare il ritmo. Ma è chiaro che sia stata l’opera di qualche suo supporter. Almeno abbiamo visto all’opera i meccanici dell’organizzazione: bravini ma io avrei fatto di meglio. Poi ho lasciato lo spilungone sfogarsi su una salita perchè ogni tanto bisogna dare il contentino, così poi non rompe troppo. Il problema di gente così è che poi se la mena. Ma gli ho abbassato le orecchie mostrandogli come si va in bici Comunque meteo un po’ più british con nuvole e venticello, niente di che. Certo un po’ noioso all’arrivo quando si è messo a piovere mentre si cercava l’alloggio”

Cronista: “Appunto: ancora qualche difficoltà a trovare dove dormire”

Capitano: “E’ il problema di quando si va in giro con le fighette: vogliono i comfort loro, mica gli va una sana notte all’addiaccio. Così ci siamo lavati e abbiamo fatto il Mortirolo a Durness prima di tornare indietro e piazzarci al campeggio. Bel posto turistico: scogliera e poi spiaggia; ci poteva scappare il bagno ma non avevo con me il costume. Se no l’avrei fatto”

Cronista: “Oramai il traguardo era vicino, la classifica oramai definita. La penultima tappa, forse la più dura, vi ha portati da Durness a Melvich in 91km e 1633m di dislivello”

Capitano: “La classifica era blindata fin dalla partenza: era ovvio che avrei vinto. Troppo superiore. Comunque tracciato molto movimentato anche se è mancata la ripetuta sul Mortirolo perchè gli altri corridori c’hanno la coda di paglia. Ecco, qui ho avuto l’unica debolezza: al brunch, davanti all’ennesima fetta di torta, avrei lasciato la gara per svuotare la dispensa! Per il resto ricordo quanto siano infimi gli avversari: ancora due forature pur di mettermi i bastoni tra le ruote. Certo, la squadra dei meccanici non ha fatto una gran bella figura, però alla fine ce la siamo cavata con mastice e toppe”

Cronista: “E la squadra scozzese?”

Capitano: “Asfaltati! Comunque erano degli scappati di casa e pure codardi: pure la macchina scopa c’avevano. Ma noi, cioè io, siamo stati nettamente superiori. Ci siamo fatti raggiungere e poi superare in discesa ma poi in salita gli abbiamo fatto capire chi comanda. Lo spilungone è partito, forse un po’ troppo presto e senza accordarsi e infatti la sera l’ho cazziato per benino; poi l’ha seguito lingualunga che ha messo il turbo e insieme gli sono passati sopra le orecchie. Un bello smacco ma se fossi partito anche io, sarebbe stato peggio”

Cronista: “E finalmente ottava e ultima tappa, da Melvich a Thurso per soli 26km e 280m di dislivello che vi hanno portati a 643km totali e 7089m di dislivello positivo”

Capitano: “Si, praticamente è stata la passerella approntata per il mio trionfo. Ingresso agli Champs-Elysèes di Thurso con due ali di folla che manco all’elezione del papa a sancire giustamente la mia schiacciante vittoria. Un po’ mi è dispiaciuto terminare il giro ma è sempre così: dopo ogni vittoria, vorrei tornare indietro per rivivere all’infinito ogni momento. Sarebbe una noia per gli avversari, eterni secondi, ma il pubblico sicuramente apprezzerebbe”

Cronista: “Poi il ritorno è stato un po’ rocambolesco”

Capitano: “Già, ma è solo colpa degli sponsor braccine corte e dello sciopero dei treni. Siamo riusciti a raggiungere Inverness caricando le bici sul treno un po’ di straforo. Poi a momenti veniamo messi in cella alla stazione perchè qualcuno decide di farsi un giretto con la bici sulla banchina. Comunque alla fine è andata bene, anche se a ben vedere se ci avessero messi dentro avremmo risparmiato su vitto e alloggio. Poi il giorno dopo ci è toccato il rientro a Glasgow in furgone con le bici mentre l’altra squadra ha preso il pullman e poi abbiamo passato la notte in una bettola. Avevamo due camere ma una era sfatta e così c’è toccata l’ammucchiata sperando di scampare alla collezione di malattie per poi spostarci a Londra e tornare sul continente”


Cavallo Goloso


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