MONTE DUE MANI E ZUCCO DI DESIO – VALSASSINA      

domenica 25 ottobre ‘20


Decidere dove andare ad onorare l’aquila del sodalizio solitamente è la cosa più complessa di tutto il fine settimana: affondo nel divano guida alla mano, la apro a caso e, ZAC, ecco trovato! Domenica si va al monte due Mani! Mi scardino dai cuscini e, raggiante, comunico la lieta notizia alla Jo che già si figura un folle che manca solo vada a dormire con lo zaino e le scarpe da trekking per poi scattare sull’attenti appena la sveglia osa accennare il primo trillo. In realtà, per una volta, non va proprio così: non faccio lo scatto del centometrista ma certo non mi perdo in giuggiole per poi trovarmi davanti ai fornelli a scaldare l’acqua per il tè, massima prova culinaria per la colazione che il sottoscritto possa imbastire.

Intanto, a guardare il cielo, verrebbe voglia di domandarsi perchè cavolo il gene caiano non si prenda un periodo di vacanza visto che le tinte celesti virano nello spettro del grigio come se fossimo in una foto in bianco e nero però noi (o per lo meno io) ce ne freghiamo e ci catapultiamo in quel di Lecco. Il tunnel del Barro è una specie di viatico per un altro mondo: sta come il Gottardo alle differenze meteorologiche tra sud e nord delle Alpi. Sgusciati dalla galleria infatti ci troviamo davanti ad un incredibile cielo abbondantemente terso: potrei fare il gallo e uscire con la classica “vedi amore? Lo sapevo: l’ho prenotato per te!” ma mi risparmio la battuta commentando con un più onesto e veritiero “che culo!”. In Valsassina la situazione è anche meglio ma, quando arriviamo nella zona dove dovrebbe partire il sentiero e iniziamo a girovagare prima di trovare un posto per la macchina, già le prime nuvole iniziano a coprire come una macchia d’olio la tavolozza azzurra. Decisamente avrei potuto spendere mezzo euro in più di prenotazione!

Finalmente imbocchiamo la mulattiera: una rampa che all’inizio potrebbe tornare buona per una sessione di piolet traction ma io confido tutto nella guida che, rincuorante, dichiara che “questo è solo l’inizio!”. Raggiante (visto che ancora il sole pare non voglia fare capolino da dietro il crinale), comunico l’ennesima buona notizia ma la Jo mi guarda stranita: mi sono buttato in una bella commedia degli equivoci. In effetti la frase è poco felice, soprattutto se a dirlo è un folle dall’evidente istinto masochista con evidenti segni di piacere quando c’è da sputare sangue su qualche salita della morte.

Intanto la mulattiera perde un po’ della pendenza iniziale ma tanto noi ce ne freghiamo perchè abbiamo iniziato a girovagare tra gli alberi alla ricerca di funghi. La nostra è una ricerca teorica che, a mala pena, si limita ad una sterile descrizione nella quale viene calato qualche roboante termine tecnico ma che non porta a rispondere alla domanda principe: si mangia o no? Di fatto la nostra è una ricerca platonica: di pratico non facciamo nulla per il semplice motivo che la nostra conoscenza rasenta lo zero; guardiamo i funghi in teoria, teorizziamo sulla loro natura per poi lasciarli lì fantasticando che magari possano essere commestibili e gustosi ma magari anche no.

Alla fine arriviamo allo Zucco di Desio: intorno a noi ci sono praticamente solo nuvole; potremmo anche trovarci nel comune dell’interland milanese che sarebbe praticamente la stessa cosa! L’unico dubbio sulla nostra posizione sta nella cresta che si snoda aerea (anche se in realtà dello scivolo che ci catapulterebbe nel salotto della signora Maria a Ballabio, si vede solo una piccola parte) e che iniziamo a seguire in direzione del due Mani. Arriviamo così alla nostra meta giusto in tempo perchè le nuvole si aprano quel tanto da permettere al LEM di atterrare di fianco alla croce e alla nostra immaginazione di costruire più facilmente le cime che ci circondano.


Cavallo Goloso


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