PISTE SAN BERNARDINO – VALLE MESOLCINA      

sabato 30 marzo ‘13


E alla fine arriva Pasqua: tre giorni di alpinismo estremo? Tre giorni di falesia spinta ai massimi livelli? Oppure tre giorni plaisir cullati dallo sciabordio delle onde del mare mentre si scala su una qualche parete di Finale? E come no? Le previsioni meteo prevedono: freddo, acqua, nuvole, tempesta, uragano, ciclone e chi più ne ha più ne metta! Monte Bianco? Bufere di neve, pericolo valanghe 16 in aumento, temperature prossime allo zero assoluto e venti che gareggiano con la velocità della luce. Ergo la tanto sognata sciata a ovest salta completamente. Dolomiti? Dipende: se vogliamo fare la prima discesa con gli sci della nord del Civetta, potremmo entrare nella storia del caianesimo, altrimenti ci conviene restare a casa!

Quindi viene tutto ridimensionato all’insegna del “si decide la sera prima”. Così sono con Lorenzo alla volta del primo ammasso di nuvole di questo week end lungo, in direzione San Bernardino con la speranza che la barriera delle Alpi riesca a trattenere l’orda grigia a nord. Speranza vana: il nostro vallo di Adriano cede al primo assalto e già a Bellinzona alcune gocce d’acqua bagnano il parabrezza. A San Bernardino le torri della Grande Muraglia sono oramai sommerse dall’impeto del nemico e così non ci resta che passare al piano di riserva, la risalita delle piste chiuse mentre già i primi fiocchi di neve iniziano a roteare nell’aria.

Come direbbe Luca, spingiamo sui polpacci raggiungendo rapidamente altri tre scialpinisti mentre ci consoliamo per non essere gli unici cui piace andare per monti senza vedere molto più in là del proprio naso. È come in una giornata di nebbia a Milano: ci riconosciamo solo per i colori accesi delle giacche a vento mentre l’unica certezza che stiamo salendo è dovuta al fatto che il cuore batte come la gran cassa dei Metallica mentre i muscoli delle gambe si gonfiano e sgonfiano a ripetizione. Al termine dell’ovovia, decidiamo di salire ancora diritti, lungo il muro dello skilift con l’ambizione di raggiungere il passo dei “tre uomini”: seguo quindi i piloni dell’impianto, non avendo molti altri punti di riferimento e ben presto mi trovo a lottare con la neve dura che sonnecchia sotto il sottile strato di polvere appena deposto; cerco di fare mordere le lamine degli sci ma alla fine il pendio ha la meglio e mi costringe a levare i legni e risalire a piedi mentre mi torna in mente la mia massima “i rampanti non servono a nulla!”.

Superato l’impaccio continuiamo la nostra ascesa mentre in lontananza si profila la giacca arancione e quindi la sagoma di un quarto scialpinista che si avvicina inesorabilmente alle code dei nostri sci. Riccardo? Ma guarda un po’ te! E così non raggiungeremo il passo ma, per citare Lorenzo, “almeno siamo tre uomini!”. L’arrivo dell’impianto di risalita è un baluardo abbandonato nel deserto che ci offre il suo riparo prima di iniziare la nostra discesa verso valle. Che poi sarà prima una progressione guidata solo da Newton per poi finalmente diventare una divertente sciata solo quando rientriamo nel bosco dove finalmente molliamo i freni e lasciamo che le lamine raschino la neve dura e compatta sotto il sottile strato di polvere.


Cavallo Goloso


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