SYLVIE – PILASTRO LOMASTI      

domenica 10 aprile ‘22


Partiamo dal presupposto che non scalo visto che qualcuno mi ha detto che sotto l’8b non è arrampicata. Di fatto conosco solo una persona che arrampica, tutti gli altri fanno altro, non so bene cosa; mal comune, mezzo gaudio come si suol dire. Però questa volta ho proprio esagerato: toccato il fondo del barile ho iniziato a trivellare e, in questi periodi di crisi energetica ma anche di malumori ambientali, il fatto potrebbe avere una valenza particolare. Poi c’è da chiarire perchè in questi due decenni di caianesimo sia la prima volta che metta piede al Lomasti; molto semplice: ho sempre ritenuto privo di senso fare un simile viaggio per scalare sopra l’autostrada e su un genere di vie che personalmente ritengo insignificanti e de-motivazionali. A quel punto, tanto vale farsi un giro nel più vicino Ticino (dove tra l’altro non bisogna vendere un rene per pagare l’autostrada). E, in fin dei conti, posso dire che avevo ragione! Ergo: prima e ultima volta che vado a fare non so cosa (a parte tirare carpenteria) da queste parti. La cosa che ho preferito? Sicuramente la variante d’avvicinamento con apertura di un’interessante via con le seguenti difficoltà: II / arbusti spinosi / alberi / erba q.b. Già perchè convinti che il tornante e la traccia siano quelli giusti, siamo andati ad infrattarci per poi scoprire di essere un buon centinaio di metri sotto la traccia corretta col pilastro che si “staglia” (o meglio si fa largo tra la boscaglia) sopra le nostre teste. Vinco la pagliuzza più grande e quindi mi tocca partire: sarà l’unico tiro, insieme all’ultimo, dove non toccherò ferri per raggiungere la sosta. Scalato quindi? No, siamo ben lontani dall’8b! Poi parte il Marco e lentamente subisce il processo del merluzzo Findus o, se vogliamo, della lingua sul ghiacciolo: nonostante sia già passata la metà mattina fa un freddo che si infila nelle membra annidandosi lentamente finchè ci si raggomitola per non disperdere l’ultimo barlume di calore. Tutto perchè il sole è ancora di là da venire ma, probabilmente, è solo perchè siamo all’ovest. In Spagna probabilmente lo vedono intorno le 3 del pomeriggio. Comunque, fatto salve un paio di pause per recuperare l’uso delle dita che rischiano di sbriciolarsi come la rosa nel barattolo di azoto liquido, il Marco si mette in tasca il tiro. Ora tocca al sottoscritto: parto quasi bene, bei movimenti su liste a forma di luna, poi arriva la prima placca e uno strapiombino e io inizio a capire come durante la lezione di filosofia: nulla cosmico (o quasi). So solo che ho un appiglio che prima del Marco non c’era. Penzola con un’intrigante fettuccia colorata. Lo afferro e, zac!, sono fottuto: precipito nel baratro e mi porto dietro la trivella. Se l’avessi detto a Draghi o a Di Maio, si sarebbero potuti risparmiare i viaggi in Libia o in Africa Nera. Sul tiro seguente provo a ripigliarmi, risalire a stento la china: pare che ce la stia anche per fare, potrebbe essere la mia salvezza (in quel caso, addio giacimento di gas) ma a 2 fix dal traguardo collasso: tiro fuori il cordino-staffa e agguanto la sosta. Più in basso l’autostrada è una noia petulante che non vuole levarsi di torno. Il massimo comunque lo raggiungo sul tiro di 6b+. Arrivo ad un passo che mi risulta criptico come un cruciverba di Bartezzaghi senza definizioni: nulla cosmico per piedi e mani e nessuna possibilità di spalmo né tanto meno per staffare. Potrei chiamare l’aiuto da casa ma alla fine mi convinco che la soluzione sia il pendolo dalla via a sinistra che, proprio in questo punto, si presenta con una bella e facile fessura erbosa. Mi ricordo di essere caiano e il meccanismo prova a farsi largo tra il materiale di risulta del pozzo. Alla fine il numero riesce, recupero il materiale evidenza della morte dell’arrampicata sportiva e il Marco si ritrova con la corda che scende lineare dalla sosta. Sarà l’ultimo tiro duro che farò da primo perchè sul penultimo passa in testa l’amico forse stufo di assistere ad uno spettacolo così pietoso.

La domanda viene naturale: ma perchè su vie del genere do il peggio di me mostrando quanto possa essere indecente? È un po’ come su certi tiri in falesia: fix al pisello però non mi schiodo. Dev’essere perchè non scatta il Caianesimo: nessun friend all’imbraco? Manco un dado per sicurezza? Lui entra in sciopero, anzi si prende proprio un giorno di vacanza e se ne va dall’altra parte del globo. E io resto qui a lasciare gli spettatori col più grande quesito dell’umanità: ma questo avrà poi fatto tutte le salite di cui ha scritto? A volte me lo domando pure io.


Cavallo Goloso


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