SULLA ROTTA DI POSEIDONE – MEDALE      

domenica 12 dicembre ‘10


I conti tornano sempre; o li si fanno tornare. Favoriti da temperature particolarmente miti, io e Cece ci troviamo a Laorca con Fabio ed Emanuele con l’idea di chiudere i conti ancora aperti con il dio del mare. Ci aspettiamo la tipica ressa domenicale del Medale, ma stranamente la parete si mostra silenziosa: solo una cordata ci accompagna lungo l’avvicinamento alla Cassin, mentre noi ci spostiamo sulla Rotta. Vogliamo uscire dalla parete, cosa che non eravamo riusciti a fare la volta precedente impauriti dalla prima lunghezza di raccordo con l’Anniversario. Inizia Cece che ha il suo bel da fare per venire a capo del primo tiro subito piuttosto intenso, mentre la cordata Fabio-Emanuele ci segue senza grossi problemi: siamo vincolati a loro, visto che da bravi FF abbiamo portato una sola corda e, in caso di ritirata, dovremo affidarci alle loro mezze.

Nei miei ricordi la seconda lunghezza appariva più impegnativa e verticale: la fessurina poi mi sembrava ben più dura, ma vista dalla sosta non sembra così impossibile. Parto: voglio scalare in libera così da darmi qualche possibilità in più sui fantomatici tiri di raccordo; e in effetti arrivo alla base della fessurina più facilmente rispetto la volta precedente. Studio la situazione: due o tre incastri e dovrei essere fuori. Provo. Chiaramente mi cago addosso e cerco disperatamente lo 0.4 da infilare in quella dolorosa spaccatura, ma il friend non vuole farsi trovare e così branco un C3 e lo piazzo. La protezione è alquanto dubbia e quindi non tardo ad appoggiare il piede sul resinato; l’arto immediatamente inizia a tremare come fosse un martello pneumatico. Non mi resta che scendere, togliere la protezione mobile e ripartire. Questa volta individuo la presa giusta e, incastrandomi per benino, riesco a superare il tratto impegnativo in libera: incredibile!

La lunghezza successiva è quella del traverso: l’avevamo superata con numeri da circo ma questa volta, con la massima delicatezza e precisione, Cece raggiunge la sosta. È il mio turno: azzero il passo chiave prima del traverso e poi, mentre già mi vedo spiaccicato a conclusione del lungo pendolo, riesco a superare indenne il tratto in orizzontale. Ci illudiamo di avere oramai in tasca la salita ma i due tiri successivi si rivelano ancora degli ossi duri, ben oltre la difficoltà dichiarata. E poi inizia il lungo diedro della VI e VII lunghezza. Parto intenzionato a scalare in libera e in effetti proseguo con determinazione fino a raggiungere il passo chiave dove proprio mi risulta impossibile non azzerare ma, nel complesso, sono soddisfatto della prestazione. Non mi resta che recuperare Cece e poi attendere che concluda la prima lunghezza di raccordo. Con le braccia piene per la prima parte del diedro, supera i primi 3 resinati ma poi il runout che già ci aveva costretto a ripiegare, lo spinge a farsi calare. È ancora il mio turno: sfruttando la corda già rinviata, salgo tirando tutto ciò che mi stà davanti. Mi trovo così allo stesso punto del nostro precedente tentativo, questa volta però sono decisamente mente stanco. Do un occhio a ciò che mi aspetta: quella fessurina là in alto sembra l’ideale per piazzare un friend piccolo o forse un dado; non ci penso due volte e inizio il mio tentativo. La fessurina si rivela l’ideale per un C3 e da lì raggiungo facilmente il resinato seguente. Non mi resta che proseguire! Continuo quindi a salire lungo un tiro sempre esigente e con protezioni che, seppur vicine, non permettono di azzerare ogni passaggio. Svuotato raggiungo il penultimo resinato: affido le mie speranze ad una rigola che si rivela molto generosa e così proseguo la mia progressione fino alla scomoda sosta. Il più è fatto, anche se manca ancora una lunghezza impegnativa e poi l’uscita su Anniversario. Ora è Cece a passare davanti: sono provato e, sebbene da secondo, faccio molta fatica a raggiungerlo in sosta. Superiamo le lunghezze terminali e finalmente usciamo dalla parete mentre il sole ci ha già salutato da diversi minuti: i conti sono quindi chiusi e ora resta solo la veloce discesa lungo un sentiero chiazzato qua e là dai resti dell’ultima nevicata.


Cavallo Goloso


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