SCHMUNZEL RUNZEL – ENGELHORNER      

sabato 26 e domenica 27 giugno ‘10


La Clio con un carico da terremotati scollina sul Sustenpass: il Wenden è la sotto e noi, da buoni fedeli del culto arrampicatorio, non manchiamo di lanciare una veloce sbirciatina a quelle impressionanti guglie calcaree mentre proseguiamo verso Meringa-city (Meiringen), dove passeremo la notte in attesa di risalire l’indomani verso l’Engelorner.

Risolto il problema alloggio in un campeggio poco fuori dal paese, ci rimane da risolvere quello della cena; ci imbuchiamo allora in una locale festa paesana con annesso torneo calcistico, dove assaporiamo le golosità della cucina svizzera (bradwurster e patatine). Ma gli stomaci sono duri da riempire con una sola salsiccia e, prima di coricarci, diamo fondo alle riserve: un bel piatto di pasta, una torta salata, della pancetta, patatine e bruschette e un certo quantitativo di biscotti.

Quando suona la sveglia sono più rincoglionito del solito: mi alzo verso l’ingresso mentre dalla bocca mi escono parole che dovrebbero suonare come “sono le 6”. Ma Micol placa subito il mio turbamento psichico spiegandomi che si tratta solo di un promemoria. Ricasco immediatamente nel sonno più profondo.

Poi il cellulare trilla di nuovo: questa volta è l’ora giusta e la nostra carovana può finalmente riprendere il cammino.

E’ una mistura ben riuscita di ambienti: da una parte la classica montagna svizzera con il suoi pascoli, le mucche e l’Heidy di turno che, all’occasione, indossa i panni di esattore del pedaggio della mulattiera. Dall’altra una montagna dolomitica per aspetto e forme ma fortemente contagiata dall’essere indiscutibilmente e dichiaratamente svizzera: spit a raffica ne bucano le linee con buona pace degli orientalisti!

Volontariamente adeguati a questa condizione, ma non dimentichi del nostro essere in fondo dei caiani, sferriamo l’attacco a Schmunzel Runzel. Saliamo i primi due tiri su roccia perfetta ma il bradwurster della sera prima, preso da un attacco di panico da verticalità, continua a fare su e giù nello stomaco di Micol e quindi decidiamo per una tranquilla ritirata. Cogliendo l’opportunità per tediare la giovane fanciulla con un’interessantissima lezione sulla preparazione della doppia, impiego un tempo geologico per ripercorrere le due lunghezze appena superate, mentre Cece e Silvia proseguono verso l’alto.

C’è chi cerca la propria beatitudine puntando verso il cielo ma noi la raggiungiamo scendendo verso terra: l’anfiteatro chiuso dalle verticali pareti è il teatro ideale per osservare i giocolieri appesi alle rocce circostanti. Invasati dai loro equilibrismi, sfruttiamo le lingue nevose per una piccola sciata, con il risultato di rinfrescare per benino le nostre estremità. Succhiando dalla stagnola quella che una volta aveva le forme di una tavoletta di cioccolato alle nocciole, giocando a tris su una placca e cercando di immortalare una strana specie di mosca color verde padania-fluorescente, lasciamo quindi trascorrere il pomeriggio fino al ritorno dei due rampicanti per poi richiudere il cerchio con il fantozziano carico di ogni mercanzia sulla Clio.


Cavallo Goloso


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