POLIFEMO – IL CASTELLO      

sabato 12 novembre ‘11


Luca propone una via al Castello in val Chiavenna: vista l’esperienza della val Torrone, accetto senza esitare ma con l’intenzione di informarmi per bene sulla tipologia di salita. Così durante il trasferimento in auto, tempesto di domande il socio; la prima risposta fa sparare verso l’alto l’indice di gradimento: 10’ di avvicinamento sono un tempo decisamente allettante! Sfoglio la guida: tempo fa in uno dei tanti momenti in cui, spaparanzato sul divano, immagino le salite future sfogliando la biblioteca casalinga, avevo già adocchiato la parete e, probabilmente, anche la via. La salita rientra nei canoni sportivi con 6 lunghezze di cui una considerabile difficile per gli standard falesistici. Insomma, con Luca davanti non solo non rischio il bivacco ma addirittura di essere a casa e dover scovare qualcosa da fare prima di cena! Per di più, stando alle difficoltà, potrò anche riservarmi il lusso di tirare le lunghezze pari, pertanto con pazienza attendo che l’auto percorra i chilometri che ci separano dalla meta.

La roccia è una specie di gneiss che ricorda le pareti del Ticino: so già che la scalata non sarà per nulla banale. Per il colore e per le fessure, mi ricorda invece il Caporal. Insomma, una bella accozzaglia di luoghi differenti!

Luca apre le danze salendo con la solita tranquillità, forse anche troppa per un “solo” 6b. È il mio turno: scalo senza problemi ma mi domando se, con quella distanza tra gli spit, sarei stato tanto spavaldo da primo. E poi arrivo al chiave: un passo in orizzontale a superare un muro verticale perfettamente liscio. Praticamente supero il passo grazie all’ausilio della corda: ed è “solo” 6b! Spero proprio che domani non sarò così imballato perchè altrimenti...

Raggiungo la sosta chiedendomi come avrei potuto risolvere quel passo senza Luca e poi prendo la guida della cordata su quella che sarà la lunghezza più dura che farò da primo. Da sotto la scalata non sembra particolarmente difficile ma poi quando mi devo confrontare con la roccia le cose cambiano. Di appoggi decenti neanche l’ombra, ci sono solo dei bubboncini quasi invisibili: provo ma mi impazientisco rapidamente e così ricorro alla staffa. Un passo in libera mi permette poi di guadagnare lo spit seguente. La scena si ripete e io recito la stessa parte per poi raggiungere più facilmente la sosta.

Luca supera l’impegnativa terza lunghezza in libera mentre il sottoscritto tira un paio di rinvii per poi affrontare un tiro facile che ci porta al 7a. Mi sento in una botte di ferro con un simile capocordata mentre lo osservo salire sulla roccia. Arriva al chiave e prova a passare: ha la sensazione di sbagliare ma, nonostante ciò, prova sulla destra. Raggiunge un vicolo cieco e non gli resta che arrendersi e tornare indietro. Il chiave si risolve da sinistra e da lì passa senza esitazioni raggiungendo poi la sosta. È il mio turno: dopo aver osservato Luca attentamente e sfruttando le sue indicazioni riesco in libera: ho quasi la sensazione che questo tiro sia più semplice del primo!

In effetti Luca mi dice che secondo lui quella prima lunghezza è ben più difficile di quanto dichiarato mentre la seconda potrebbe essere 6b+, ma un 6b+ di quelli duri! Analogo commento è riservato anche alla quarta lunghezza concludendo che forse siamo solo noi a non essere abituati a questa tipologia di arrampicata.

Il tratto finale dell’ultimo tiro mi propone un po’ di muschio, del bagnato e un’uscita su erba e arbusti: insomma, un po’ di caianesimo prima di gettare le doppie e tornare a casa!


Cavallo Goloso


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