SPIGOLO PIAZ – TORRE DELAGO      

sabato 11, domenica 12 giugno ‘22


- Walter, fammi sapere che si può fare in Crolloniti... -

Ci avevo anche provato a sondare il terreno e vedere se ci fosse uno spiraglio per tentare qualcosa al Catinaccio ma Walter-direttore è inamovibile. Così lascio ogni velleità dietro la porta di casa e mi preoccupo solo se ci sarà o meno lo strudel a cena. Poi mi passano il libretto del malcapitato (dipende dai punti di vista) allievo: c’ho ancora uno di quelli forti (Lorenzo) che non ho mica capito perchè si sia iscritto al corso caiano. Ma le vie fattibili alla fine sono poi quelle e io di andare su fino alle Torri del Vajolet non c’ho sbatti: troppo lungo e noioso l’avvicinamento (poi però vado a fare la Selen in giornata, ma questa è un’altra storia). Così mi focalizzo sulla Emma (la Punta) con l’idea di fare la Fedele o la Steger. Alla prima, dove all’attacco c’è già l’ingorgo ferragostano, guardano anche il Gabri e il Cesare coi rispettivi allievi così io devio sulla seconda dove domina il nulla cosmico. Ci prepariamo e una coppia arriva a guardarci le chiappe: - La conoscete? Già fatta? - Rispondo con un “si” acido non tanto perchè risentito che non abbiano riconosciuto il “grandissimo” ma perchè la domanda mi svela già tutto: hanno tutta l’aria di due caiani pronti al bivacco. A volte so essere fastidiosamente spocchioso. Salgo la rampa ma non vedo la sosta e allora il Lorenzo mi segue a ruota. Ottimo. Dopo un paio di lunghezze, dove si inizia finalmente a salire in verticale, non ho chiaro dove andare: scavo nei ricordi, leggo la relazione ma la descrizione non mi aiuta. Siamo appesi su una specie di nido d’aquila con cordini e chiodi che penzolano da ogni parte: allora mi convinco che la memoria funzioni bene, traverso a destra e ritorno sulla linea. Dietro la coppia caiana si impantana sul traverso. A quel punto spariamo verso l’alto, usciamo dalla via e risaliamo le roccette finali; è una specie di panino col ripieno di uno scozzese: zoccolo in partenza, sfasciumi al termine e in mezzo una manciata di qualche decina di metri di scalata. L’ora è dalla nostra quindi ovvia la proposta: - Lorenzo, ne facciamo un’altra? - Lui non è contrario e così ci spariamo il sentiero di discesa per tornare alla base della Punta. Ora la Fedele è libera (almeno così ci sembra) e noi partiamo ancora veloci su per la parete finchè dopo 3 o 4 tiri abbiamo nel mirino i fondoschiena delle cordate che ci precedono. L’ingorgo mattutino si è solo spostato qualche decina di metri più in alto. Ci avviciniamo e la cordata diventa sempre più familiare: il Gabri si è impantanato dietro gli altri pretendenti tra i quali alcune guide che stanno riattrezzando a fix le soste; la morte del Caianesimo! Mi viene voglia di fare i fari, mettere fuori la freccia e superare ma poi me ne sto tranquillo anche perchè oramai siamo ancora alle roccette finali dove completeremo il doppiaggio. Ma è ancora relativamente presto, ergo ci starebbe un’altra vietta: mi sono fatto prendere la mano e il Lorenzo sembra non avere grossi problemi a seguire le mie follie. Chiedo al Gabri ma lui storce il naso e allora ci provo col Cesare che invece mi da la sua benedizione. Guardo il Lorenzo e mi involo verso le Torri. Alla fine il Caianesimo ha vinto attirandomi verso le dita che svettano sull’abisso. Solo: che fare? Punto allo spigolo Piaz che dovrebbe essere facile e senza possibilità di perdere la strada. Infatti già in partenza navigo in un bicchiere d’acqua arzigogolando alla base della torre. Poi entro sulla rampa di lancio e parto verso l’alto. Sul tiro che da sull’abisso sento il vuoto sotto le chiappe mentre spero che le prese viscide non mi scappino da sotto le dita mentre immagino il terrore della cameriera a seguire la corda del Diavolo delle Dolomiti. Nuova guglia, nuova cima: con due doppie siamo nuovamente alla base e poi via di corsa al Vajolet dove entriamo verso le 8 e mezza in tempo per divorare la cena.

Domenica abbiamo poco tempo: sarà difficile avvicinarsi a bissare l’impresa del giorno precedente ma conto di riuscire a portare a casa un paio di viette alle Torri (così alla fine mi tocca comunque rifare la scarpinata). La prima è la Winkler alla Torre Winkler ma dietro abbiamo il cordone ombelicale col Gabri e il Roby mentre raggiungiamo una coppia che a metà via decide di fare visita all’aerea placca a destra, come fosse logico che a inizi ‘900 il Winkler possa essere andato a infilarsi sull’abisso quando la via per la vetta è chiaramente indicata da un diedro dalla parte opposta. L’occasione è ghiotta per passare in testa ma dietro le altre cordate fanno l’elastico e alla fine il sorpasso non ci permette di guadagnare minuti preziosi. Così in cima mi fermo coi due allievi (ancora Lorenzo e poi Filippo) ad aspettare le due cordate, attesa che poi si dilaterà in un’irritante perdita di tempo lungo le doppie dove metto radici in attesa della sposa. Così la giornata scalatoria volge al termine e l’unica ulteriore impresa sarà quella di divorarmi poco meno di un chilo di gelato lasciando esterrefatta la cameriera della gelateria.


Cavallo Goloso


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