PELLE DI DAINO – ANTIMEDALE      

sabato 12 dicembre ’09


Saliamo lentamente verso il nuovo parco giochi scoperto da Cece eLuca domenica scorsa fino a scorgere la parete che ci appareaffollata come non mai: il nostro obbiettivo è più a sinistra,proprio dove, a detta di molti, piovono i sassi smossi da chi scendedalle vie dell’Antimedale.

In effetti durantel’intera giornata sentirò il sibilo delle pietre diverse volte, marestando a ridosso della parete si rimane al riparo dalla sassaiolache, comunque, interessa prevalentemente la zona a sinistra di Pelledi Daino, prima degli stupendi monotiri vicino a “Hatu per tu”:il casco rimane comunque d’obbligo!


Dopo le indicazioniricevute da Cece, io e il Clod non possiamo che salire Pelle diDaino: roccia spettacolare e con un tenuta eccezionale; la speranzatenuta nascosta è quella di riuscire a chiudere il tiro chiave avista. Particolarmente carico, inizio la prima lunghezza. La rocciasi rivela subito di buona qualità e la spittatura non propriovicinissima richiede una certa concentrazione. Il passo chiave èperò ben protetto e, dopo un’attenta osservazione, lo chiudoraggiungendo la sosta conclusiva. Beh, almeno sul primo tiro mi èriuscita la on sight, vedremo sul successivo!

Dopo che il Clod mi haraggiunto, con calma mi preparo per quel che mi sovrasta. Unamescolanza eterogenea di sensazioni ribolle nel profondo: se da unlato spero di completare la lunghezza senza appendermi, dall’altronon mi sento motivato al punto giusto, mi sento come estraneo allacosa. La mente in uno stato di totale perdizione continua a vagaretra la roccia e pensieri di diversa natura. Ho scrutato la roccia alungo e penso di aver individuato il tratto chiave, così lascio ilClod nel suo noioso compito di assicuratore e mi avvio versol’ignoto. Il tiro mi offre una bella fessura ad incastro, insolitatecnica di progressione per questo tipo di roccia; sono poco sopra lospit quando perdo l’aderenza del piede, ma il pugno ben infissonella cavità mi impedisce di cadere. Sento solo un po’d’indolenzimento, ma sono quasi estasiato dall’efficacia dellamanovra e così procedo avvicinandomi sempre più verso quello che misembra essere il tratto chiave.

Sono fermo già dadiversi secondi: la posizione è relativamente comoda e quindi mipermette di studiare i prossimi movimenti. Ho individuato le prese,mentre per gli appoggi devo sperare nello spalmo. Parto per il primotentativo quando mi giunge una voce dal basso. Credendo che il Clodpossa avere dei problemi con la corda, ritorno fulmineo allaposizione di partenza, per poi scoprire che il disturbatore stavasemplicemente parlando di un comune conoscente! Maledizione, ho persola concentrazione proprio sul chiave! Riparto immediatamente pensandoche in fondo non ho nulla da perdere. Afferro la presa, alzo i piedie raggiungo lo spit successivo. Ancora un movimento delicato e poiafferro un buco che rappresenta la mia salvezza! Ma il tiro, inrealtà, non è ancora terminato: una sequenza di spalmi delicati mipermettono di raggiungere la sosta, dalla quale però decido diproseguire per collegare la seconda e terza lunghezza.

Salgo verso una fessuraleggermente strapiombante che supero senza troppi problemi e,conservando la concentrazione, supero il passaggio raggiungendo lasosta conclusiva. Non urlo, ma alzo le braccia al cielo: incredibile,mi è riuscita la salita a vista! Si, ho impiegato una mezza eternitàper chiudere il tiro, ma alla fine ce l’ho fatta senza maiappendermi né ricorrendo a indegni trucchi.

Non mi resta cherecuperare il Clod e poi gettare le doppie per ricongiungermi conCece e Luca impegnati sui monotiri.


La roccia èspettacolare: meglio del Cavallo e del Wenden! Un vero sogno aportata di mano, un giocattolo che si trovava lì, dietro l’angolo,ma che fin’ora non avevamo voluto provare, forse spaventati per igradi, per la spittatura o la caduta pietre. Dopo l’exploit diPelle di Daino, sono caricato al massimo, ma ben presto ritorno allarealtà: già sul primo tiro che proviamo, mi ritrovo appeso come unsalame sul passo chiave, pagando il non aver voluto osservareattentamente la roccia individuando gli appoggi per i piedi. Anchesul tiro seguente sono costretto ad appendermi per evitare di subirela venuta della ghisa proprio nel lunghissimo tratto che mi separadalla protezione successiva! Intanto il sole va a nascondersi dietrola montagna e il freddo inizia a farsi pungente: l’ultimo tiro cheprovo (questa volta da secondo) mi vede quindi impegnato in una sfidatra i polpastrelli insensibili e le ruvidità della roccia.Quest’ultima alla fine si rivelerà più caparbia costringendomi aduscire sulla destra per fessura più facile ma comunque esigente edatletica.


Cavallo Goloso


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