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VIA DEL PEDER – SFINGE

sabato 04 luglio ’15


Fraclimb è tornato! Ci voleva una sana e vera caianata per cancellare con una spugna i vecchi fantasmi e tornare a godere appieno delle emozioni di una salita. Per stare nel solco della vera tradizione, ci troviamo a Lecco ben prima dell’alba: fa già caldo, un caldo opprimente, insopportabile; è per questo motivo che puntiamo a salire in alto e ad andare su un versante nord dove contiamo di incontrare un po’ di frescura. Oltre a Colo, sono della partita due nuove entry del sitodiriferimento: Francesco (il nome è tutto un programma!) e Jacopo detto “Valse”. Caricati quindi baracca e burattini, rombiamo in direzione della Valmasino insieme ad un piumino che ci tornerà utile come il freezer agli eschimesi e che si divertirà a farsi scarrozzare su per la parete. Lo starter da il via e la maratona verso la Omio ha inizio. Ma dopo pochi tornanti, abbiamo dietro di noi una scia che fa rima con “inondazione”: grondiamo talmente tanto che arrivo a pensare di essere causa dell’umidità amazzonica del bosco! Così che, quando finalmente raggiungiamo il rifugio, ho la maglietta completamente lavata! Intanto la visibile meta è oramai ad un tiro di schioppo e la fremente attesa del momento in cui ci caleremo finalmente nel previsto “frigorifero” si fa sempre più palpabile. Purtroppo però siamo inconsci di andare a sbattere contro una cocente delusione: al colle infatti una fresca brezza saluta il nostro arrivo ma, sul versante in ombra, non fa per nulla freddo! Pantaloni lunghi e un micropile sono più che sufficienti per un livello di confort ben oltre le aspettative; non dico che faccia caldo ma, certamente, se ci fosse anche qualche grado in meno non staremmo qui a battere i denti!

Spalancata quindi la porta dell’avventura, non ci resta che varcarne l’uscio: la prima doppia scivola via, ritiriamo le corde e siamo isolati. Altre due doppie ci depositano sulla cengia, a picco sulla val Codera che precipita per diverse centinaia di metri verso il rifugio sottostante. Ovviamente la fissa fa piuttosto pena: mi ci assicuro ma resto convinto del fatto che sia il caso di non farci troppo affidamento! Poi arriviamo all’attacco vero e proprio: sopra, la muraglia granitica ci sovrasta limitandoci la visuale a soli pochi metri. Partire senza aver potuto osservare la parete nel suo complesso mette forse meno ansia ma, di contro, rende ogni passo un’ulteriore incognita. Parte Colo e subito mi fa vedere come si fa; non sto tanto a fare il sofisticato sulla libera e quindi lo imito: afferro il secondo chiodo, metto il piede sul primo e sono sopra il tettino di partenza. Il battesimo ha il suo effetto positivo: esco dal fragile guscio in cui mi ero rintanato e la mente si incammina velocemente sulla strada della libertà. Se così non fosse stato, la salita si sarebbe trasformata in una specie di incubo! Ma è comunque ancora presto per cantare vittoria, prima dovrò vedere come mi comporterò in testa alla cordata perchè è facile fare gli sboroni con la corda dall’alto! Inizio quindi a salire: la parete mi accoglie benevola con un canalino facile e appoggiato ma, dopo alcuni metri, torna austera e si impenna ma il castello di insicurezze trema, sussulta e poi collassa.

Così i tiri si susseguono senza intoppi: Colo apre la strada su una lunghezza che non molla mai, sempre ripida e fisica. Io mi riscatto con una partenza su placca da nervi saldi. Pensare che chi ha aperto la via è salito con gli scarponi mette i brividi! Un altro tiro impegnativo ci porta verso la parte conclusiva della salita: me ne infischio bellamente della libera e, se non riesco al primo colpo, azzero e passo. D’altra parte è inutile invischiare la testa e le energia nella resina collosa della paturnia da scalatore degli anni 2000, decisamente meglio affidarsi al pratico, tirare e levarsi di dosso la parete.

Il cavallo nitrisce, si impenna ed esce nuovamente al sole. Oddio, non che mi mancasse l’astro ma sapere di avere la via del Peder sotto i piedi mi da un certo senso di liberazione e appagamento. Ora manca solo la discesa: punterei anche alla vetta ma perderemmo parecchio tempo, tuttavia, andando alla ricerca degli anelloni sulla Bramani, praticamente ci spariamo gran parte dello spigolo Fiorelli arrivando decisamente vicini al punto più alto della Sfinge. Inizio a scendere con l’idea di fermarmi quindi all’anello successivo ma, in quel mare lavorato di placche, non individuo la meta e, alla fine, sono costretto ad approdare ad una delle numerose soste a chiodi. La strada per scrollarmi di dosso definitivamente le mie insicurezze passa da lì: mi devo affidare completamente a quei due pezzetti metallici se voglio tornare a valle. Mi appendo. La sosta tiene e io scivolo verso il basso. Fraclimb è tornato!


Cavallo Goloso


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