CASSIN (CON VARIANTE TENDERINI) – TORRIONE PALMA      

domenica 18 agosto ‘13


Forse i Maya avevano ragione: finalmente riesco a mettere le mani sulla Cassin al Palma e i piedi sulla rotta vetta del torrione! O forse è solo un misero contentino ad un anno catastroficamente disastroso: superatane la metà già da diverse settimane, il palmares caiano resta scarno, vuoto come il deserto dei Tartari, salvato solo da un mese di luglio più misericordioso dei precedenti.

Non ho grandi alternative e la scelta pare quasi obbligata visto che mi trovo da solo sulle rive del Lario mentre gli altri sono sparpagliati sulla catena. Per lo meno, le temperature sembrano volgere a mio favore e così, vittima di una crisi di astinenza, lascio Micol a crogiolarsi al lago e salgo verso la vicina Grignetta. La presenza umana è uno specchio dei bollini accumulati fin qui: praticamente non c’è in giro nessuno e, d’altra parte, non potrebbe essere altrimenti visto che a metà agosto gli obiettivi dovrebbero essere ben altri! Oramai però il treno ha iniziato a deragliare e devo quindi solo sperare di limitare i danni!

Salgo lungo la Direttissima con le gambe fiacche, molli; vedo solo il bicchiere mezzo vuoto mentre supero la scaletta e la pentola di fagioli interiore ribolle del suo carico: devo assolutamente trovare una valvola di sfogo! Intanto, solo in compagnia dei miei pensieri, raggiungo il canale sotto il Palma; risalgo l’intaglio trovando finalmente un po’ di equilibrio mentale solo dopo una delicata placchetta e un successivo scaricamento delle interiora: possibile che fosse solo un problema di merda?

La turbolenza si affievolisce e io raggiungo l’attacco della via. Supero la prima lunghezza slegato e così vorrei fare anche per la successiva ma un insolito campanello d’allarme inizia a trillare all’impazzata. Dopo un vano tentativo, ribattuto da un muretto di poco superiore al III ma con sovrabbondanza d’erba e di rocce apparentemente poco salde, mi rintano nella sosta pronto a ripartire sostenuto dalla sicurezza della corda. Trovo tutto più complesso rispetto le mie attese ma comunque proseguo la mia progressione verso l’alto unendo due tiri in uno. Le nubi che ho in testa non si sono ancora completamente dipanate, solo iniziano lentamente ad aprirsi.

Ripeto il noioso rito dell’arrampicata in solitaria e poi mi preparo alla lunghezza seguente confidando negli 80 metri della corda che mi permettono di unire in un solo colpo quasi tutto il resto della parete, lasciandomi solo un breve e relativamente semplice avanzo.

In vetta riordino il materiale e soprattutto le idee: il minestrone che ho in testa inizia a schiarirsi e i pezzi del puzzle cominciano lentamente a prendere il loro posto. Ho dato un contentino alle mie brame alpinistiche, ho chiuso il conto con una via che, vuoi per un motivo vuoi per un altro, è riuscita più volte a scivolarmi di mano: mi sento quindi pronto per la ripresa del solito tran tran quotidiano mentre mi ripeto la solita promessa a conclusione degli ultimi week end, la prossima volta però si caiana seriamente!


Cavallo Goloso


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