BREAKDANCE – MEDALE      

sabato 17 ottobre '09


Tutto ha inizio con una mail di The Machine che chiede informazioni sui miei programmi; la risposta è piuttosto vaga: non so ancora se sarò libero tutto il giorno oppure solo dalla tarda mattinata e così ributto la palla al mittente. L’Ale propone allora Breakdance e l’idea stuzzica non poco la mia immaginazione, ma la decisione viene comunque rimandata al venerdì.
Sul treno che decreta l’inizio del fine settimana, programmo la mia giornata successiva: ritrovo alle 8 e poi via, verso la parete. Chissà cosa avranno pensato gli altri pendolari? Forse ad un gruppo di ballerini intenti con i loro passi a lustrare il selciato di qualche piazza… La cosa mi fa sorridere, ma poi torno ai miei pensieri sull’indomani.

All’attacco della ferrata del Medale c’è già la coda. Riusciamo fortunatamente ad intrufolarci e a passare in testa nel vano tentativo di restare in scia a The Machine che quasi corre seguendo i cavi che imbrigliano la parete. Il ritmo frenetico ha il vantaggio di produrre un gradito tepore, nonostante la temperatura decisamente bassa per la stagione e che ci darà qualche durante i momenti di attesa.
Alla sosta di partenza si presenta il solito problema: chi inizia? A dire il vero, so già che Cece prenderà il comando e la cosa non mi da alcun fastidio. Mi sono abituato a questo rituale: lui fa i primi tiri mentre io posso tranquillamente scaldare i motori che entrano solitamente in regime dopo alcune lunghezze. E infatti, dopo un attimo di titubanza, è proprio lui a legarsi le due mezze e a battezzare la cordata. La salita, caratterizzata da un’arrampicata atletica ma non eccessivamente faticosa, prosegue senza intoppi: provo la libera sul 6c del secondo tiro, ma fallisco miseramente, mentre riesco a superare pulito lo strapiombo del tiro successivo. Poi al termine della quarta lunghezza, Cece ritorna nelle retrovie. Siamo io e Ale a contenderci i restanti metri d’arrampicata e, alla fine, decidiamo che sia io a partire. Salgo così due lunghezze montate al contrario: prese rovesce e strapiombi mi costringono a un continuo tirar di rinvii e staffate. Il quinto tiro praticamente lo affronto come una ferrata, arrivando in sosta più stufo e annoiato che stanco. Cerco allora di impegnarmi un po’ di più sulla lunghezza seguente che, sebbene con un tratto più duro, risulta più scalabile. Il bilancio conclusivo è comunque positivo, essendo riuscito a comportarmi discretamente su un terreno più consono al mio solito compagno di cordata che non al sottoscritto!
E’ ora il turno di The Machine che parte alla volta della penultima lunghezza: un diedro ostico rallenta la sua progressione ma, con un sapiente uso dei friend, il capocordata di turno riesce ad avere la meglio sul passaggio e a condurci fuori dalla parete la cui temperatura iniziava oramai ad essere piuttosto pungente e poco confortevole.


Cavallo Goloso


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