ANTICHE TRACCE – SECONDO MAGNAGHI (O MAGNAGHI CENTRALE)      

sabato 21 aprile ‘12


Dopo l’inverno c’è l’estate. L’estate dura si e no un mese e poi torna l’autunno. Tra un po’ dovrò tirare fuori ancora le picozze: pensavo di avere una decina di mesi di tregua e invece no, le picche sono lì che mi guardano mentre sembrano chiedermi perchè le lascio coprire di polvere mentre fuori il termometro a stento riesce a superare i 10 gradi.

Il colpo di coda dell’insolito inverno di quest’anno prosegue imperterrito da Pasqua: vagonate d’acqua si sono riversate sulla città mentre le cime intorno a Como sono frequentemente imbiancate come non lo sono state nei mesi passati. In queste condizioni mi dirigo verso la Grignetta chiedendomi come si svilupperà l’aggiornamento della scuola d’alpinismo; sicuramente faremo i caiani in tutto e per tutto: neve fino alla cintola, pareti bagnate, mancherebbe solo la bufera ma oggi il maltempo sembra concedere una tregua.

Alla fine mi aggrego al Giaguaro e al Pierpa intenzionati a salire Antiche Tracce. Non ho capito perchè ma cammino come se dovessi fare i 100 metri e l’unico modo per abbassare le palpitazioni è fermarsi con la scusa di togliere la giacca o scattare una foto; fortunatamente la Cermenati è ben battuta e la salita fino al bivio col sentiero per i Magnaghi si svolge senza alcun problema. Davanti ai nostri occhi si apre ora una distesa immacolata sotto la quale si intravede il sentiero; inizio a battere la traccia senza rendermi troppo conto che le mie lunghe leve producono peste eccessivamente distanti ma d’altro canto mi sento invasato: ero partito titubante ma le pareti imbiancate mi hanno risollevato facendo battere il mio cuore caiano. Ai Magnaghi non c’è nessuno: la normale è un taboga lungo il quale scorre una cascata d’acqua mentre nei punti più nascosti alcune candele attendono la loro fine ai primi raggi caldi di sole. Maurizio, Marcello e Osvaldo ci raggiungono in pochi minuti e poi è la volta di una scuola di Milano: quelli si che sono caiani inside! Indossate pinne e maschere, tutti puntano alla normale mentre noi tre rivolgiamo le nostre attenzioni alla strapiombante parete gialla del Magnaghi Settentrionale. Per quanto possiamo vedere, la nostra via è bella asciutta mentre sulla destra la roccia è mitragliata da una miriade di gocce d’acqua che, colpite da un costante alito di vento, andranno a finire proprio nel punto in cui mi sono piazzato per assicurare la scalata del Pierpa; l’imprevista doccia è l’ingrediente finale, la classica ciliegina sulla torta, per rendere l’ambiente pienamente caiano.

Spero che il polso non mi dia noia e finalmente inizio a seguire la corda che il capocordata ha portato faticosamente alla prima sosta. Scalo i primi metri (più che altro perchè non ho altra scelta) fino al primo spit e poi inizio il valzer della munta. Alla fine riempirò due secchi di latte. Riesco a concedermi qualche altro passo in libera e poi le mucche possono smettere di lamentarsi: lancio da un rinvio all’altro rendendomi rapidamente conto che gli spit non proprio così vicini devono aver dato del filo da torcere al povero Pierpa, decisamente più basso del sottoscritto. Proseguire non avrebbe alcun senso anche perchè il sole ha iniziato a lavorare alacremente sciogliendo la neve sulla cima e facendola scivolare sotto forma di acqua verso il basso e così lanciamo la doppia tornando alla base: solo ora ci accorgiamo di quanto la parete concava sia effettivamente strapiombante, facendo uscire di alcuni metri rispetto la partenza. Più in alto la roccia è completamente nera, intrisa d’acqua di fusione che ci avrebbe garantito una non facile scalata. I miei compagni d’avventura si consolano pensando che almeno hanno rinfrescato le tecniche d’artificiale mentre per il sottoscritto, l’ultima cosa da ripassare è proprio quella visto che quasi ogni volta che tocco roccia non perdo l’occasione per tirare qualche rinvio!


Cavallo Goloso


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