L'ALTRA FACCIA DELLA LUNA – SASSO CAVALLO      

sabato 08 giugno ‘13


È già arrivato l’autunno e mi devo essere perso l’estate da qualche parte! Questo è il primo pensiero quando il bosco si presenta, in uno spettacolo spaventosamente intrigante, come un tappeto maculato verde e ruggine.

Siamo diretti al Bietti dopo che un complicato calcolo delle probabilità soppesato con condizioni meteo e possibilità di successo (a dire il vero basse per entrambe le mete) hanno decretato il Sasso Cavallo vincente sul Qualido. Così, zaino in spalla, combatto con la chiusura anticipata delle palpebre in attesa di sprofondare nella branda del camerone.

La mattina arriva sempre troppo presto, ma l’adrenalina mi fa scattare come una molla verso la finestra: gli ammassi neri della sera hanno lasciato le montagne senza lasciare cadere nemmeno una goccia e la volta celeste appare offuscata solo in lontananza da una fitta nebbia. Rapidamente saliamo quindi verso la forcella ben consci che, tra poco, le porte del Casinò si apriranno mentre Cesare ci attende roteando nervosamente i dadi tra le mani. Consapevole quindi dell’azzardo, non immagino però che la beffarda Signora in nero possa sferrare un lancio ben prima che l’arbitro fischi, così solo un colpo di fortuna fa si che la sciabolata si limiti a sferzare l’aria mancando di un soffio il bersaglio mentre l’incurante camoscio, che ha fatto precipitare il sasso sfrecciatomi davanti al naso, si allontana dal luogo del misfatto come se nulla fosse. Scampato quindi un potenziale disastroso incidente, mi avvio al tavolo da gioco iniziando la partita che sono solo le 7:30. Lo scientifico strumento del bim-bum-bam decide l’alternanza della cordata così Cece si trova a salire l’instabile zoccolo fino alla sosta mentre il sottoscritto lo osserva allontanarsi da terra: il dado è tratto!

Il successivo lancio si traduce in un duplice 6: dal grosso tetto orizzontale penzolano i rinvii di qualche liberista (forse l’Adriano Selva) che facilitano enormemente la mia stagionatura da salame. Appeso quindi sulle staffe come un insaccato, seguo la sequenza di spit fino a raggiungere faticosamente il bordo del tetto e la sosta: quando Cece mi raggiunge, le condizioni delle sue braccia gli consigliano di cedermi nuovamente la conduzione, così mi becco pure la salita della lunghezza seguente. Ma la fortuna non può durare a lungo e, mentre il temporale inizia a prepararsi, il mio lancio è piuttosto deludente: sono poco sopra la sosta e i chiodi deviano a destra mentre la guida dice di spostarsi sulla sinistra dove, tra l’altro, scorgo una sosta. Così, dopo un attimo di titubanza, traverso a sinistra e mi fermo: vedremo poi il da farsi. I dadi oramai hanno preso la via della sfiga: visto che sopra di noi non si scorge un chiodo, continuiamo verso destra; supero quindi un breve tratto bagnato dopo il quale raggiungo un muro lavorato a buchi: la logica mi direbbe di proseguire a sinistra ma la chiodatura mi chiama nel verso opposto. Seguo quindi le protezioni e rapidamente raggiungo la sosta in quello che dovrebbe essere l’incrocio con la via della Luna. La relazione parla chiaro: il tiro successivo è un facile 5c che ci mangeremo in un solo boccone, sempre che il pasto non ci vada di traverso! Così, ricompattata la squadra, riprendo a scalare: subito staffo sullo spit, poi tiro il chiodo e mi appendo delicatamente al successivo; erano anni che non facevo simili numeri su tali difficoltà! Ma il bello è ancora da venire: la chiodatura mi impone uno spostamento sulla placca a destra e così, aiutandomi col vecchio cordone appeso all’ultima protezione leggermente dondolante, mi sposto dalla linea seguita. L’operazione mi occupa diversi tentativi nonché del tempo prezioso mentre l’altro giocatore continua a fare lanci stratosferici; la nostra sequenza di 2 e 3, di contro, ci lascia sempre più precipitare verso il basso. Per il momento, comunque, preferisco siano le possibilità di riuscita a cadere piuttosto che il sottoscritto e così, tenendo appigli infinitesimali raggiungo il chiodo successivo. O meglio: branco il cordone che pende dalla protezione mentre Cece mi rincuora “vai che regge! Vai che regge!”. Il lancio successivo è un doppio 1: ci provo un paio di volte, forse anche tre, ma non riesco a fidarmi delle scarpe, tanto più che la fessurina che dovrei prendere è piuttosto bagnata.

Ritorno così all’ultimo chiodo completamente estraniato da ciò che mi circonda mentre sopra le nostre teste il cielo gareggia per grigiore con la roccia. Per Cece dovremmo abbandonare ma io sono combattuto: continuare con la quasi matematica certezza di beccarci una lavata o, più saggiamente, scendere ora che siamo ancora in tempo? Alla fine getto la spugna e, con una sola lunga e aerea doppia, cancelliamo le fatiche delle ultime ore tornando alla base della parete. Ci tocca ora risalire il canale della val Cassina mentre le prime gocce di pioggia iniziano a bagnare il sentiero e il temporale termina i preparativi per il suo concerto. Fortunatamente, il lancio di dadi conclusivo si traduce in un altro duplice 6: raggiungiamo infatti in tempo il rifugio Bietti scampando da un impetuoso scroscio che ci avrebbe annegati insieme alle nostre ambizioni rimaste appese sulla sud del Cavallo a una sessantina di metri dal prato.


Cavallo Goloso


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