CANALONE DI SINISTRA – GRIGNONE      

sabato 18 dicembre ‘21


Il sentiero si allunga infinito nel bosco. Lungo lo è sempre stato, soprattutto al ritorno, ma ora sembra come la pasta della pizza, qualcosa che si stira all’infinito senza mai spezzarsi, un po’ come la retta in geometria. Poi, come al solito, ce la prendiamo comoda come quando si è in procinto di perdere l’ultimo treno per tornare a casa e così finisce che procediamo come una valanga orizzontale verso il Bietti travolgendo gli alpinisti che si trovano sui nostri binari. Non mi pare quasi vero di essere nuovamente da queste parti: trivello nella memoria ma non riesco a riconoscere gli strati geologici dell’ultima volta che sono stato da queste parti, forse dev’essere quando ho salito il canalone Ovest, oppure chissà, sembra che quaggiù qualcuno abbia ribaltato e mischiato ogni cosa, tempo e ricordi sembrano la pasta pasticciata, un casino indescrivibile. Intanto, più in alto, la situazione non pare meno intricata: c’è una coppia che sta facendo il lavoro sporco nuotando nella neve a tratti inconsistente mentre sopra resta il dubbio se il bianco elemento sia sufficiente o abbia fatto la fine del gelato in piazza ad agosto. Dovremo andare a sbatterci il muso, non c’è alternativa così al rifugio prepariamo gli alberi di Natale all’imbraco e poi, come le renne coi campanellini, ci avviamo tintinnanti sulle tracce del duo. La coppia arranca mentre noi fagocitiamo la traccia come la balena il krill: non è perchè siamo più forti ma solo perchè siamo dei cinici approfittatori poi lanciamo la zampata finale e gli siamo addosso. I due, forgiati dall’ultimo corso caiano pre-pandemico proprio dalla sezione del nostro sodalizio (cosa che per altro mi lascia un filo d’orgoglio), puntano al canalone Ovest che da qua sotto pare in condizioni mentre, più a sinistra, la Fiamma prelude alle scintille che farebbero i ramponi se decidessimo di seguire i piani della partenza. Ma siamo ostinati e proviamo comunque ad avvicinarci con l’idea che potremo sempre sgattaiolare da qualche altra parte. Finisce così che la nostra via di fuga diventi il Canalone di Sinistra dove la neve ora si fa più portante anche se qualche trappola resta sempre in agguato. Mancano solo i buchi con gli spuntoni acuminati e poi potremmo farci venire il dubbio di essere diventati prede di un qualche insolito safari. Superiamo così il canale e ci troviamo sul vergine tratto finale della Piancaformia, una specie di torta Saint Honorè con sovrabbondanza di panna dove il Gabri inizia a scavare una trincea come fossimo sul fronte carnico del ‘15-’18. Arranchiamo lungo gli ultimi metri mentre un tizio scatta foto dal belvedere vicino al Brioschi forse al panorama oppure al nostro quartetto di insoliti nuotatori cui mancano solo pinne, fiocina e ombrellone per apparire definitivamente fuori luogo.

Ci fermiamo a riscaldarci (forse anche troppo) al sole che batte sul rifugio come fosse Mike Tyson finchè il Walter si rituffa, mette il turbo e inizia a nuotare nella neve intonsa verso la Bogani manco volesse battere qualche record di Phelps. Provo a tenere il passo ma non c’è verso: c’ha la scimmia del rientro e io mi trovo immancabilmente a mangiare polvere sperando di non collassare riverso sulla neve stremato come se avessi partecipato alla ritirata di Russia. Ovviamente il sentiero scorre con infinita lunghezza come sempre, una valletta dietro l’altra come fosse la pasta della pizza ma senza mai finire nel forno finchè finalmente raggiungiamo l’ultimo pendio, i vecchi impianti da sci e l’agognato parcheggio.


Cavallo Goloso


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