QUOTA 2879 (EINSHORN) – RHEINWALD
domenica 01 febbraio ‘26
Sento addosso una responsabilità schiacciante: devo trovare una gita tranquilla e, soprattutto, con la quasi certezza (perchè quella la si ha solo alla fine) che raggiungeremo la cima anche perché, in tutta franchezza, dopo l’esperienza di ieri avrei voglia di raggiungere la X sulla carta. Così scartabello un po’ qua e un po’ là e alla fine tento la sorte con la zona di San Bernardino e, ovviamente, su una cima che non ho ancora fatto. Quando però componiamo definitivamente il gruppo di scappati di casa, le mie saccenti certezze crollano o, meglio, si sciolgono come neve al sole. Pare che nella zona scelta soffi vento (cosa di cui la sera prima le previsioni non facevano minimo cenno) e poi la parte alta del pendio potrebbe non essere sufficientemente sicura per permetterci di raggiungere la vetta. Così passiamo oltre il tunnel e sprofondiamo nel cuore delle Alpi. Di là quello che è certo è che al massimo potremmo essere sotterrati da paglia e terra: i pendii alla nostra sinistra per i primi 200 metri circa hanno la stessa pettinatura di Bisio, una bella pelata lucida! Così i piani saltano ancora e ci ritroviamo a Nufenen a decidere il da farsi: tornare indietro o salire verso l’’Einshorn o, meglio, al cucuzzolo che sta sotto la cresta rocciosa che sale alla vetta? Alla fine ha la meglio quest’ultima e, tutto sommato, mi va anche bene: posto nuovo, cima nuova! Iniziamo la nostra salita all’insegna degli scappati di casa tra chi ha dimenticato lo zaino e ha rimediato all’ultimo la sacca delle scarpe per la palestra a chi (a dire il vero un po’ tutti) sale in modalità fisarmonica con continue pause ora per togliere quindi per mettere e poi ri-togliere un qualche indumento. In effetti siamo un po’ nel mondo di Mordor (cosa che la Laura non gradisce affatto) sotto l’ombra del Guggernüll e del Tambò che, a loro volta, sembrano sul punto di essere divorati dalle nuvole che invece non riescono a decidere se serrare le loro mascelle o giocare a fare avanti e indietro sulle creste. Intanto noi saliamo costatando che pure su questo versante la situazione non è delle migliori: tra rododendri e sassi nascosti sotto un velo di neve sarà un po’ come giocare a campo minato! Però di menare le tolle e alzare bandiera bianca proprio non ne ho intenzione e così si va avanti. Poi in realtà ancora una volta non ne arriviamo veramente a una: un po’ forse perchè abbiamo puntato un po’ troppo verso la cresta rocciosa che sembra messa lì a mo di sfottò, giusto per ricordare che comunque il vero culmine della montagna è ben più in alto e poi perchè sopra di noi, a ulteriore difesa della base della parete, ci sono una serie di distacchi assassini. Insomma, pare che anche oggi la cima resti un miraggio ma, almeno, qui dovremmo riuscire a mettere insieme un po’ più di una decina di curve (forse). Già, perchè appunto tra sadici rododendri, massi che giocano a nascondino e buche che celano non si sa bene cosa, si è un po’ tutti sul chi va là almeno finchè raggiungiamo sani (chi più chi meno) e salvi la stradina iniziale.
Cavallo Goloso
Per lasciare un commento, clicca QUI