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PIZZI DELL'ORO – VAL MASINO

sabato 31 gennaio ‘26


Scialpinismo: è una disciplina che si pratica in montagna mediante l’utilizzo di sci opportuni e pelli di foca, permettendo di muoversi sia in risalita che in discesa. Chiudo la pagina di Wikipedia e quindi alzo lo sguardo sornione verso la Laura - Vedi? Non c’è mica scritto dove debbano stare gli sci... - - Infatti - mi risponde lei con un’espressione che fa impallidire la mia saccenza caiana - Gli sci sullo zaino sono un’ottima soluzione: vengono bene per ripararsi la schiena, spolverare le fronde degli alberi e, forse, anche come antenna per il telefono. Nulla da obiettare. Una gita perfetta! - Fermi un attimo: non saltiamo subito alle solite conclusioni affrettate! Sulla carta l’organizzazione è stata ineccepibile: sole in abbondanza mentre sul lato elvetico dovrebbero regnare le nuvole (almeno stando alle previsioni), vento desaparecidos e neve abbondante tanto che la strada fuori San Martino si presenta imbiancata come ai tempi in cui, pischello, vi scendevo con la slitta e su cui il Caddy se la cava egregiamente senza fare una piega fino ai Bagni. Partiamo così dall’auto sci ai piedi (una delle possibili modalità di portare i legni) cosa su cui non avrei mai scommesso e riusciamo a restare in questo assetto anche per i primi metri nel bosco quando optiamo per riporli nello zaino (altro possibile utilizzo delle lunghe propaggini) onde evitare di fare scintille sui sassi sotto la coltre bianca. Insomma, tutto sembra quadrare perfettamente, nulla risulta fuori posto o poter giocare contro di noi. Soprattutto, appunto, l’innevamento. E infatti è proprio quello a fregarci. A dirla tutta all’uscita dal bosco è già abbastanza chiaro e evidente che la meta iniziale resterà un mero miraggio (tra l’altro, anche alzando lo sguardo verso le vette circostanti, resta un mistero su dove effettivamente sia il pendio finale per raggiungere i pizzi Dell’Oro ma va beh): fin qui siamo stati ben più lenti di quanto avessi preventivato (che strano, di solito riesco ad azzeccare perfettamente gli orari, tanto da mettere invidia alle ferrovie svizzere!) e, in teoria, riusciremo a raggiungere la Omio e, se dovesse andare bene, a spingerci poco più in là. Così ce la prendiamo comoda: gozzovigliamo un po’ al riparo di un macigno (cosa che di norma è assolutamente vietato fare) e poi riprendiamo a salire. A quel punto la Laura è un po’ stranita: non le è chiaro per quale motivo dovremmo spostare le “antenne” dallo zaino a sotto le suole degli scarponi. Poi si ricorda che quella dovrebbe essere l’essenza di questo sport (anche se, come Wikipedia insegna, tale modalità non è ufficialmente codificata) e inizia a seguire la mia traccia. Whom! Lo sento ma ci faccio poco caso o, almeno, non mi allarmo più di tanto: il versante ha una pendenza a dir poco ridicola tanto che, per poter far scendere qualcosa, ci vorrebbe la spinta di un bulldozer… e poi il suono era molto ovattato. Al secondo “whom” (che arriva poco dopo) passo al livello di allerta arancione - Hai sentito? - chiedo alla Laura. Ma la risposta è piuttosto sul vago - Questa è la neve che si assesta... però... - e inizio con una serie di tiritere sulle condizioni che difficilmente lascerebbero pensare che si possa staccare qualcosa. Al terzo e al quarto “whom” l’allerta passa decisamente sul rosso: il dubbio se proseguire diventa sempre più alto - Manteniamo una certa distanza: arriviamo fino a quel masso e poi valutiamo - Confido di riuscire ad avere una visuale della valletta in cui dovremmo infilarci per capire se effettivamente possa essere il caso di girare gli sci o continuare verso l’alto. Il quinto “whom” non tarda ad arrivare: il masso resta un miraggio e così tutto quello che c’è sopra. Leviamo le pelli e ci “divertiamo” per una decina (o poco più) di curve prima di tornare al bosco e riprendere gli sci in spalla perché, come dice la Laura, in fondo quella è la loro posizione migliore!


Cavallo Goloso


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