PIZ CAVRIOLA – VALLE MESOLCINA
domenica 08 marzo ‘26
- Oh, guarda là: un beduino col cammello! - e giù a ridere e a prendermi per i fondelli. Io non ci trovo nulla di divertente, anzi - Ecco, su, brava, complimenti! La prossima volta guardi tu meteo, gita e pericolo e poi mi porti a sciare! - La solita solfa, anzi no! Questa volta non faccio altro che ripetere quello che ho letto sul sito del meteo svizzero: foschia in montagna per la sabbia del Sahara. Nulla di strano e invece la Laura ci ricama sopra uno sfottò che è come i rotoloni Regina: non finisce mai! La cosa mi lascia alquanto stizzito (o per dirla alla Laura - Ti è iniziato il ciclo? -) forse perchè mi sento sotto tensione: credo sia la terza volta che punto al Cavriola (qui ne abbiamo di cime alla “Bregagno” che fanno un po’ le preziose) ma senza riuscire a portare a casa nulla e ora, vedendo il pendio spelacchiato, incrocio le dita sperando di riuscire ad unire i puntini nevosi senza troppa difficoltà. In realtà, beduini a parte, riusciamo anche a evitare di partire con gli sci sullo zaino anche se, a dirla tutta, non so se questo sia effettivamente un bene: d’altra parte, le tradizioni sono le tradizioni. Solo abbiamo qualche contrattempo col parcheggio visto che la mania di far pagare il posto auto ha colpito anche qui. Proviamo allora a cambiare meta e puntare al Mucia (lì almeno non dovremmo versare oboli) ma non troviamo posti (sono finiti i tempi in cui pulivano un pezzo di strada per lasciare l’auto) e alla fine ci arrendiamo a subire il salasso che, in fin dei conti, si rivela decisamente abbordabile. Così, lasciata l’auto, usciamo dal parcheggio e iniziamo la nostra salita. Poi, sopra le piste, incrociamo i beduini: da qualche parte dev’esserci pure un’oasi mentre sopra di noi il pendio a chiazze sembra forse permetterci di guadagnare quota senza troppi problemi. Passiamo quindi tra un arbusto e l’altro (pare che quest’anno sia un po’ la prassi) finchè il pendio inizia ad impennarsi e io sento un secco rumorino là in basso. Il puntale inizia a muoversi leggermente e il Cavriola diventa sempre più un miraggio! Mi fermo, tolgo lo sci: quel pezzo di metallo oggettivamente si muove e ovviamente non ho nulla per stringere le viti. - Posso proseguire a piedi ancora per un po’... - (almeno mi garantisco l’ennesimo portage). La Laura storce il naso (forse spera di scroccare un tè nella tenda del conduttore di cammelli) ma alla fine riesco a convincerla. Solo che la salita dura poco, giusto qualche decina di metri prima che la Laura scivoli e decida che per oggi possa bastare. A quel punto è decisamente chiaro ed evidente che la cima ci farà per l’ennesima volta marameo. E allora si scende: inizio a scivolare verso il basso e poi, alla prima curva, parto in orbita. Lo sci si sgancia e corre verso valle mentre io lo seguo a ruota: sul puntale dello scarpone mi rimane il pezzo dell’attacco e ora non ho alternative visto che a sciare su un legno solo non sono capace, il portage ora mi tocca fino alla macchina che, almeno, non dista molto da dove ci troviamo anche perchè non posso sfruttare alcun passaggio da parte dei cammelli di cui ora non si vede traccia.
Cavallo Goloso
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