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SENTINELLA ROSA – PARETE DEGLI SPILLI

sabato 01 agosto ‘26


Ho un C3 che guarda all'insù praticamente all’altezza del bacino. Più in basso una fettuccia marcia e un friend sono le uniche protezioni prima della sosta. E se dovessi volare non mi eviterebbero di sfracellarmi sulle pietre sottostanti alla Homer Simpson. Già, perchè il C3 è lì più come appendi corda che come protezione efficace. Sono certo che se dovesse scapparmi un piede, quello salterebbe all’istante e, poco dopo, le mie caviglie e tutto quello che sta loro sopra. Eppoi: va bene che sono sul limite umano e lontano dalla zona di quasi comfort del V+ e A0 ma cadere sarebbe un onta incancellabile. E poi non sarebbe nemmeno un degno modo per festeggiare la giornata in cui rievochiamo la nostra gioventù, la mia e quella di Cece! Già perché dopo Little Chamonix ci ritroviamo ad esplorare un altro angolo “remoto” delle Alpi, questa volta in val Malenco perchè, si sa, è ovvio dove vada a finire l’allocco! Potevo forse resistere alla tentazione soprattutto se l’alternativa era andare a vedere i sorci versi al Qualido con morte certa assicurata (beh, quella a dirla tutta la sto rischiando anche ora) e alta probabilità di girare i tacchi dopo una manciata di tiri?Beh, in effetti avrei potuto anche cadere facilmente nell’altra trappola ma alla fine l’ignoto prevale anche a costo di farmi venire meno ai miei più ferri principi tanto da accettare un avvicinamento in parte in bici. Bici elettrica. Praticamente una moto camuffata a pedali. Provo a convincermi che, in fondo, l’aggeggio non soffoca l’etica: in fondo è solo un mezzo per completare la mulattiera che, in alternativa, avremmo affrontato in auto, se vogliamo un affronto ancora maggiore! Resta il fatto che mi piego all’uso del mezzo semi motorizzato e poi, dalla Bosio, faccio di nuovo pace con me stesso. Così saliamo verso la Desio ma della parete nessuna traccia. Oddio, di muri da scalare ce ne sarebbero ma la nostra meta se ne sta rintanata e si fa attendere finchè praticamente non ci sbattiamo conto. Sassi e macigni: qui è il loro regno, non c’è traccia di nient’altro. Forse una volta si sarebbe incontrato quella massa bianca e fredda ma ora è tutto sparito, squagliato. All’attacco parte Cece come da tradizione. E, come da prassi, il primo passo impegnativo lo risolvo affidandomi al fix. Mi sento bene: significa che nel mio profondo arde ancora la fiamma della giovinezza! Poi la relazione fa la sborona pompando sulle difficoltà (o forse siamo noi che nel mondo del quarto grado scarso ci teniamo di brutto) finchè, appunto, sono lì lì ad un passo dal rischiare di rivedere le mie forme. Invece me la cavo, vinco la partita a braccio di ferro con Newton e il resto è solo una cavalcata lungo lo spigolo che ci porta in vetta al nulla! Già perchè sbarchiamo su una specie di pianoro dove ancora regnano sassi e pietre con la Desio che ci guarda poco più in là e idee su nuove possibili salite spuntano come funghi.


Cavallo Goloso


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