SCALE DELLE DIFFICOLTA'      

SCALA DELLE DIFFICOLTA' SU ROCCIA


Negli ultimi anni, la scala delle difficoltà su roccia è stata elaborata e approfondita così da fornire informazioni più complete su una via.
Per i monotiri in falesia, infatti, la sola scala delle difficoltà francese, che valuta il singolo passaggio (difficoltà tecnica) solitamente svincolandolo dalla distanza tra le protezioni e dalla loro tipologia e affidabilità, risulta essere esaustiva.
Per le vie più lunghe (sia alpinistiche che sportive) invece questa valutazione risulta incompleta e si è quindi reso necessario aggiungere altre due scale che definiscono rispettivamente la proteggibilità dell'itinerario e l'impegno globale richiesto.
A queste, si aggiunge la scala delle difficoltà in artificiale (la scala riportata presenta le difficoltà classiche e non quelle new-wave).


DIFFICOLTA' TECNICA SCALE DELLE DIFFICOLTA'
Scala UIAAScala franceseBreve descrizione del gradoScala UIAAScala franceseBreve descrizione del grado
Iè necessario scegliere l'appoggio per i piedi; le mani utilizzano frequentemente gli appigli per mantenere l'equilibrio. Non è adatto per chi soffre di vertiginiVIII-6c+gli appigli e gli appoggi presenti sono molto piccoli su placche lisce o muri verticali, ove è richiestauna tecnica motoria estremamente evoluta, talora con movimenti aleatori per aderenza con passaggi che implicano grande resistenza di dita. Su strutture strapiombanti, gli appigli e gli appoggi possono essere buoni o discreti, ma l'andamento della parete richiede grande resistenza e continuità atletica, ottenibili solo con una preparazione specifica
II-qui inizia l'arrampicata vera e propria che richiede lo spostamento di un arto per volta e un'impostazione corretta dei movimenti. Appigli e appoggi sono comunque abbondantiVIII7a
IIVIII+7a+
II+IX-7ble caretteristiche di difficoltà del grado precedente sono amplificate e divengono tali da richiedere una preparazione tecnica ed atletica organizzata e continua, quasi sempre unita ad una conoscenza preventiva dell'itinerario.

Attualmente le difficoltà intorno all'8c/8c+ sono superate a vista solo in casi sporadici e comunque dai migliori arrampicatori del mondo
III-la struttura rocciosa, già più ripida o addirittura verticale, offre appigli e appoggi più rari e può già richiedere l'uso della forza. Di solito i passaggi non si risolvono ancora in maniera obbligataIX-/IX7b+
III2cIX7c
III+3aIX+7c+
IV-3bappigli e appoggi diventano ancora più rari e/o esigui. Richiede una buona tecnica di arrampicata applicata alle varie strutture rocciose (camini, fessure, spigoli...) e un certo grado di allenamento specificoX-8a
IV3cX8a+
IV+4aX+8b
V-4bappigli e appoggi sono decisamente rari e esigui. L'arrampicata diventa delicata (placche...) o faticosa (per l'opposizione o l'incastro in fessure e camini). Richiede normalmente l'esame preventivo del passaggioX+/XI-8b+
V4cXI8c
V+5aXI+8c+
VI-5bappigli e/o appoggi sono esigui e disposti in modo da richiedere una combinazione particolare di movimenti ben studiati. La struttura rocciosa può costringere ad un'arrampicata delicatissima, oppure decisamente faticosa dove strapiombante. Necessita un allenamento specifico e forza notevole nelle braccia e nelle maniXII-9a
VI5cXII9a+
VI+6a9b (da confermare)
VII-6a+sono presenti appigli e/o appoggi minimi e molto distanziati. Richiede un allenamento sofisticato con particolare sviluppo della forza delle dita, delle doti di equilibrio e delle tecniche di aderenza
VII6b
VII+6b+
VII+/VIII-6c


La proteggibilità considera l'impegno psicologico richiesto per effettuare una via in funzione dello stato e caratteristiche della chiodatura. Si utilizza la lettera S per le vie a spit e la R per quelle a chiodi tradizionali; nel caso di chiodatura mista (spit e chiodi) si utilizza la sigla RS. Questa valutazione non considera la difficoltà tecnica.


PROTEGGIBILITA' CON SPITPROTEGGIBILITA' CON CHIODI
S1spittatura normale come quella utilizzata in falesia. Distanza mai superiore ai 3-4 metri tra uno spit e l'altro. Lunghezza potenziale di caduta di qualche metro al massimo e volo senza conseguenzeR1facilmente proteggibile con protezioni sempre solide, sicure e numerose. Limitati tratti obbligatori. Lunghezza potenziale di caduta di qualche metro e volo senza conseguenze
S2spittatura distanziata e tratti obbligatori tra le protezioni. Lunghezza potenziale della caduta di una decina di metri al massimo e volo senza conseguenzeR2mediamente proteggibile con protezioni sempre solide e sicure, ma più rade. Tratti obbligatori tra le protezioni. Lunghezza potenziale di caduta di qualche metro e volo senza conseguenza
S3spittatura distanziata, passaggi quasi sempre obbligatori. Distanza tra gli spit anche superiore ai 5 metri, voli lunghi, ma non eccessivamente pericolosi R3difficilmente proteggibile e con protezioni non sempre buone e distanti. Lunghi tratti obbligatori. Lunghezza potenziale di caduta di 7-8 metri e volo con possibile infortunio
S4spittatura molto distanziata (oltre i 7 metri), passaggi obbligatori. Una caduta può potenzialmente provocare un infortunioR4difficilmente proteggibile e con protezioni scarse, inaffidabile e/o distanti. Lunghi tratti obbligatori. Lunghezza potenziale di caduta fino a 15 metri con possibilità di fuoriuscita di ancoraggi e volo con probabile infortunio
S5spittatura oltre i 10 metri, passaggi obbligatori e tratti dove una caduta può sicuramente provocare un infortunio (caduta su terrazzi, cenge o al suolo)R5difficilmente proteggibile e con protezioni scarse, inaffidabili e distanti. Lunghi tratti obligatori. Possibilità di lunghe cadute e fuoriuscita di ancoraggi che può determinare un volo fino a terra (su terrazze o cenge) con infortunio sicuro
S6spittatura solo parziale e posta lontana dai passaggi chiave, tratti molto lunghi, superiori ai 20 metri, in cui una caduta può avere conseguenza anche letaliR6improteggibile, se non per brevi ed insignificanti tratti lontani dai passaggi chiave del tiro. Una caduta può avere conseguenze letali


L'impegno globale di una via rappresenta, con una gradazione numerica romana utilizzata per le big wall, la lunghezza, l'impegno d'accesso, l'ambiente, la discesa e la distanza dal fondovalle.
Essendo una scala che prende in considerazione diversi fattori, l'indicazione fornita resta comunque indicativa e influezata dal fattore più peggiorativo.


IMPEGNO GLOBALE
Ivia corta che richiede poche ore, nei pressi della strada e con comodo avvicinamento, ambiente solare e ritirata comoda
IIvia di diverse lunghezze su una parete superiore ai 200 metri, avvicinamento comodo, ma superiore a un'ora di marcia, ritirata comoda
IIIvia lunga oltre 200 metri, ambiente severo, richiede un lungo avvicinamento e quasi tutta la giornata per essere superata. La ritirata non può essere veloce
IVvia molto lunga, superiore ai 500 metri, su parete severa e distante dal fondovalle. Richiede un'intera giornata per essere superata. La ritirata può essere complicata e non svolgersi sulla linea di salita
Vvia molto lunga stile big-wall, richiede normalmente un bivacco in parete. Lungo avvicinamento, ritirata difficile, ambiente severo
VIbig-wall che richiede più giorni di permanenza in parete, in ambiente di alta montagna, con ritirata difficile e avvicinamento e discesa molto lunghi
VIIstesse carateristiche del grado VI, ma esasperate, che necessitano di una spedizione e più tempo di permanenza in loco per essere superate (come nel caso di big-wall himalayane)


Infine viene presentata la scala di difficoltà artificiale classica, considerando che questo genere di progressione ricorre facilmente nelle vie di stampo alpinistico (per lo meno nelle grandi classiche).


DIFFICOLTA' ARTIFICIALE
A0i passaggi sono prevalentemente in arrampicata libera ma chiodi o altre protezioni intermedie (friend, nut, cordini su cordini o spuntoni...) vengono utilizzati come appiglio o appoggio; le staffe invece non sono necessarie. Anche tenersi o farsi tenere in trazione sulla corda o pendolare rientra in questa situazione. Chiodature semplici e sicure
A1chiodi e altri mezzi artificiali si posano con relativa facilità e trattengono cadute lunghe. Il passaggio richiede poca forza. E' sufficiente l'uso di una staffa o di una daisy-chain per ogni membro della cordata. Discreta difficoltà di posizionamento della chiodatura
A2si hanno maggiori difficoltà nella posa dei mezzi artificiali (roccia compatta, fessure cieche, roccia friabile...). Il passaggio è faticoso; si svolge spesso su placche verticali lisce o leggeri strapiombi. Richiede l'impiego di due staffe per componente della cordata e una buona tecnica per il loro uso
A3alle maggiori difficoltà presentate dalla roccia per la posa dei mezzi artificiali si aggiunge lo sforzo dovuto a posizioni scomode e precarie (tetti, strapiombi pronunciati...). Necessita di almeno due staffe a testa e di una buona tecnica per il loro recupero
A4diventa fondamentale l'uso di strumenti di progressione artificiale moderti tipo rurp, ancorette, copperhead, skyhook, cliffhanger... e la progressione diventa estremamente delicata e precaria. Richiesta molta esperienza (cadute comprese)
A5come l'A4 ma diventa elevatissima la probabilità di strappo delle protezioni dalla parete in caso di caduta. E' necessario piazzare a breve distanza più ancoraggi possibili ed utilizzare dissipatori di caduta. Pessima assicurazione

NOTA: la difficoltà artificiale può essere accompagnata da un segno più (+) ad indicare un livello intermedio tra due gradi (es: A2+)