COMO, BOCCHETTA DI MOLINA, LEMNA E BOCCHETTA DI PALANZO – TRIANGOLO LARIANO      

RACCONTO

COMO, BOCCHETTA DI MOLINA, LEMNA E BOCCHETTA DI PALANZO – TRIANGOLO LARIANO


martedì 12 agosto '14


Secondo giorno di ferie e questa volta è il turno della mountain bike. Parto con in testa un giro ma, quasi fin da subito, stravolgo i piani. La prima regola è quella di evitare il più possibile le strade asfaltate: trovo una certa assonanza tra lo sterrato e lo scialpinismo e, di conseguenza, tra la bici da corsa e lo sci di pista. In questi ultimi casi, ci sono pericoli oggettivi che sfuggono al mio controllo, come fossero delle mine vaganti impazzite, rispettivamente auto e sciatori. Invece fuori dai percorsi canonizzati i pericoli oggettivi sono certamente più valutabili e controllabili. Almeno così mi sembra. Morale: evitando le strade asfaltate, diminuisco decisamente il rischio investimento. Così, per raggiungere Como, prendo la strada dei boschi, piombando sulla convalle dalla zona del Baradello. Da qui inizia la salita verso Solzago: spingo leggero sui pedali lungo la Panilani fino a Camnago cercando di allontanarmi il più possibile dal traffico e poi sono di nuovo sullo sterrato lungo il vecchio percorso del tram. La salita, per ovvi motivi, mi permette di mulinellare senza problemi fino al muro di Solzago. Il breve tratto di asfalto che mi separa dal successivo lungo sterrato è infatti la classica salita che fa sputare sangue, salire i battiti a mille e il cuore in gola, nonché trasformare gambe e polpacci in due pezzi di ferro. Finalmente entro nel bosco: ho un vago ricordo di quello che mi spetta avendo tempo fa superato l'infinita mulattiera in discesa. E, in effetti, tale si dimostra: ancora strappi, a volte tali da costringermi a scendere di sella, e poi un viaggio spazio temporale nei meandri della vallata. Forse l'avvicinamento all'Everest per la valle del Khumbu è più veloce! Alla fine, annaspando e trascinando il mezzo su per un sentiero che pare più l'alveo di un torrente in secca, esco dalla foresta e raggiungo la bocchetta di Molina. Da qui posso finalmente riprendere a pedalare lungo lo stupefacente sentiero dei faggi che costeggia il versante nord del Bolettone. Questo almeno è il programma, solo che, poco prima del termine di questo piccolo monumento naturale, mi lascio ingolosire dalla discesa verso l'alpe di Lemna. Ovviamente non conosco minimamente il percorso, siccome però mi sento un po' un “downhiller”, abbasso la sella, e inizio a scendere con il mio mezzo che monta ancora i V brake: praticamente è come andare a fare scialpinismo con materiale di 20 anni fa! Ma già il solo cambio di assetto mi spalanca un mondo nuovo annullando la sensazione di ribaltamento poi il resto lo fa l'adrenalina e le potenti dita da scalatore che tirano le leve dei freni un po' come il rinvio quando si staffa. Balzo così sull'alpe dove un placido cinghiale è intento a brucare un po' d'erba. Ci guardiamo per un'infinità di minuti come trovassimo attrazione l'uno per l'altro finchè l'animale riprende il suo pasto. A quel punto mi muovo lentamente verso valle anche perchè non ho la minima intenzione di ritornare su per l'erta salita. Il cinghiale, preso dal panico, abbandona il succulento piatto vegetariano e corre verso il prato. Osservo lo stupido animale e riprendo a scendere lungo la mulattiera: il mezzo corre lungo la ripida discesa fino a raggiungere Lemna. Da qui la pazzia raggiunge il suo apice spingendomi a risalire alla bocchetta di Palanzo: evidentemente non ho ben chiaro ciò che mi spetta! Dall'omonimo paese inizio a pedalare baldanzoso su per il muro. Probabilmente il Mortirolo a confronto è un falsopiano: ben presto infatti i polpacci e i quadricipiti sono due pezzi di marmo mentre fatico a tenere il cuore in gola. La salita ripida e che non sembra aver mai fine mi costringe quindi a continue soste per riportare i battiti a regimi normali finchè rapidamente desisto e opto per spingere la bici. La strada si impenna sempre più mentre la meta sembra essere sempre più distante tanto che a un certo punto ho il dubbio di essere finito su un tappeto rotante che si muove in direzione opposta alla mia! Alla fine riesco a raggiungere la fatidica bocchetta da cui lascio correre la bici verso il sentiero dei faggi e da qui ritorno alla bocchetta di Molina. Ora non mi resta che la folle corsa verso Albese: prima il sentiero e poi la mulattiera con tratti piuttosto sconnessi hanno una ripidità inaudita che mi costringono a lavorare continuamente di freni tanto che, quando arrivo in paese, potrei cuocere la bistecca sui cerchioni!


Cavallo Goloso


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