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FERRATA PASSO SANTNER – CATINACCIO      

sabato 29, domenica 30, lunedì 31 luglio ‘17


Mi sento stanco, spossato, svuotato di tutte le forze. Nonostante nello zaino non porti la solita ferraglia né il materiale per un sano e rigenerativo bivacco, mi sembra di non andare, la salita si protrae all’infinito mentre il sadico sentiero sembra divertirsi nel suo gioco da aguzzino. Dovrei forse darmi un attimo di tregua? Forse ho accumulato troppe galoppate nell’ultimo periodo e alla fine il nodo è arrivato al pettine? O, più probabilmente, crauti, salsiccia e una fettazza di coppa di maiale per pranzo non sono proprio la dieta ideale prima di una camminata? Poi dovrei aggiungerci i 9 etti di grana, il chilo scarso di pane, il pezzo di speck che sfiora i 500 grammi, il salame di proporzioni non indifferenti nonché i biscotti per la colazione: già, perchè se dovrò dormire al rifugio, almeno sarà il caso che limi sulle costose vettovaglie! Arrivare alla capanna della Roda di Vaèl si rivela quindi un’inaspettata faticaccia tanto che, quando mi libero del basto, mi sento come al termine di un’impresa titanica mentre inizio a chiedermi come riuscirò a reggere le prossime giornate. Al momento però dobbiamo solo prendere possesso della nostra branda e, potenza della prenotazione (altro aspetto inaccettabile per un baffuto caiano d’altri tempi), ci rifilano in una coppia di comodi letti stile casetta delle favole col solo difetto che le mie lunghe leve dovranno passare la notte rannicchiate perchè l’estetica sponda mi impedisce di fuoriuscire dai limiti del materasso!

Poi arriva la mattina seguente che non ci vede scattare sull’attenti come in una normale giornata caiana appena il sole accenna a fare capolino da dietro l’orizzonte e, quando finalmente ci sforziamo di sgattaiolare fuori dal rifugio, la massima preoccupazione consiste nell’individuare il sentiero per la ferrata della Roda di Vaèl. Così la trappola scatta (già perchè anche in un’apparente tranquilla giornata, l’imprevisto è sempre pronto a lanciarsi contro la vittima inerme): prima segnaletica e sentiero, in perfetta combutta, assecondano le mie deduzioni topografiche spingendoci verso quella che sono sicuro essere la nostra montagna e poi iniziano a girare nella direzione opposta lasciandoci sbattere contro la pinna di squalo della vera Roda, specularmente opposta al punto in cui l’avevo collocata! In una simile situazione non posso che cercare di far quadrare gli angoli del cerchio e quindi, dando come assunto che la pinna non possa essere la Roda, convengo che la carta che sto usando debba avere un errore nella toponomastica! Già perchè è impossibile che Fraclimb abbia preso un abbaglio paragonabile all’aver invertito il nord con il sud! Mi ci vorrà solo l’intero pomeriggio per convincermi che ad avermi tradito sono state le mie, a questo punto, presunte doti d’orientamento. Assodato quindi di non essere dove avrei pensato, scavalcata una sella, ci troviamo sopra la conca di Gardeccia e, siccome l’orologio tarda a correre verso la sera, con immensa gioia per le mie gambe, facciamo una puntata al rifugio Vajolet per poi rientrare verso il Fronza dove passeremo la notte (sempre in posizione rannicchiata causa sponde del letto).

Il terzo giorno è dedicato alla tecnica; la mia intenzione è di raggiungere il passo Santner dall’omonima ferrata per poi ambire alla vetta del Catinaccio lungo la normale (principale motivo per cui sto scarrozzando una vecchia mezza in fondo allo zaino). Partiamo quindi dal rifugio lasciando correre in avanti altri escursionisti e trovandoci rapidamente da soli anche, all’inizio delle difficoltà, ci troviamo invischiati nel gruppo alle nostre spalle. Fortunatamente riusciamo ad evitare l’ingorgo autostradale raggiungendo il passo senza incontrare altri intoppi ma a quel punto Micol riesce a svicolare dall’appuntamento con la vetta che così rimane lassù in completa solitudine. Ancora una volta, ci troviamo quindi con una grande abbondanza di tempo e così, invidioso per i caiani abbarbicati sulle vicine torri del Vajolet, dopo aver raggiunto il rifugio della conca di Gardeccia ed esserci liberati degli zaini, giusto per non farci mancare anche la ciliegina, andiamo a sgranchirci le gambe seguendo le indicazioni per la seggiovia.


Cavallo Goloso


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