RIFUGIO VITTORIO SELLA E CASOLARI DELL'HERBETET – VAL DI COGNE      

RACCONTO

RIFUGIO VITTORIO SELLA E CASOLARI DELL'HERBETET – VAL DI COGNE


sabato 21 e domenica 22 giugno ‘14


Duuu-da-duuu. Da-du, da-du, da-du, da-duuu, da-duu! Da-duuuu...

La colonna sonora di Super Quark ci accompagna per tutta la gita, mentre il concerto si apre e si chiude con lo sferragliare meno melodico di un’officina. Tutto inizia già al piazzale di Muggiò quando, salito baldanzoso sul pullman, questo decide di rapire il sottoscritto e i ragazzi già a bordo! La porta di accesso si chiude infatti dietro le mie spalle mentre l’autista è impegnato a bloccare il portellone del bagagliaio appendice; butto un occhio all’infinità di tasti della plancia dell’astronave e, sperando di non pigiare l’autodistruzione, schiaccio a casaccio quelli che sembrano essere i comandi della porta ma quella niente, non ne vuole minimamente sapere. A quel punto solo la forza bruta può venirci in soccorso e così forziamo la serranda e torniamo liberi di essere nuovamente catturati dal torpedone.

Il viaggio fila liscio finchè la strada non inizia ad inerpicarsi su per la valle di Cogne. Il nostro mezzo procede come un ciclista sul Gavia che, per paura di tornare a valle, pedala tenendo i freni tirati! Praticamente se salissimo a piedi faremmo più in fretta! L’estenuante viaggio (di cui tralasciamo la divagazione verso Courmayeur e i piloni del Freney perfettamente ripuliti) giunge così finalmente al termine mentre la sigla di Super Quark inizia a farsi sentire in sottofondo.

La colonna si mette finalmente e lentamente in marcia verso il rifugio che, sebbene non particolarmente distante, sembra essere come un peso al capo di un elastico; ce la prendiamo comoda e, nel tardo pomeriggio, raggiungiamo finalmente l’agognata distesa. A quel punto gli stambecchi iniziano a solleticare il prof Mainardi che sonnecchia in me mentre Piero (Angela) si ringalluzzisce sentendo la sigla del suo programma sparare a mille: un branco di cornuti (non ne vogliano a male) mammiferi si è infatti posizionato poco lontano e il sottoscritto non si lascia certo perdere l’occasione. Presa la macchina fotografica, mi involo verso gli animali per poi tornarci una seconda volta quando alcuni di questi decidono di incornarsi gli uni contro gli altri. A quel punto sono fuori controllo: attivo la funzione multi scatto e sparo a raffica. Duuu-da-duuu. Da-du, da-du, da-du, da-duuu, da-duu! La musica è assordante.

Ceno riempiendomi per benino la pancia e poi aspetto il mio momento di gloria, quando mi viene consegnata (come agli altri partecipanti il gioco) la tessera aggiornata del gioco dell’AG. Nonostante i maestri si siano comportati da scozzesi-genovesi, la mia raccolta non è andata poi così male e alla fine posso coricarmi beatamente tenendo comunque un occhio semi aperto vista la presenza di Micol in stanza e di una masnada di allupati “teen and twenty-agers”!

La mattina arriva veloce come una fucilata: mi ingozzo di pane burro e zucchero come dovessi fare due volte il monte Bianco partendo da qui e poi sono pronto per la traversata ai casolari dell’Herbetet. Ben presto la sigla torna a suonare: questa volta è il turno dei camosci, una tonnellata di camosci. Continuiamo a trottare lungo il sentiero accorgendoci rapidamente che il tempo a nostra disposizione è decisamente ampio così viene fuori l’idea, una volta raggiunto il fondovalle, di salire sul versante opposto lungo un sentiero che poi torna verso Cogne. Trottiamo quindi verso il bivio e qui gli ammutinati del Bounty iniziano la loro rivolta: sono messo al palo, il comandante del vascello non ha nessuna via di scampo, l’unica via di salvezza è introdurre un briciolo di democrazia. Così la nave riprende il suo viaggio in discesa con un’unica sosta per il pranzo e la partita di roverino che riesco a vincere solo grazie alla regola del “chi segna adesso, vince!”.

L’avventura si sarebbe quindi conclusa qui se non fosse che, arrivati al pullman, troviamo la sorpresa: la batteria non parte! Mi sembra un film già visto che fortunatamente questa volta non si protrae troppo in lungo permettendoci quindi di riprendere la strada verso casa.


Cavallo Goloso


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