MONTI DI LEGO – VAL VERZASCA      

RACCONTO

MONTI DI LEGO – VAL VERZASCA

domenica 05 ottobre ‘14


Me ne sarei stato volentieri a casa; avrei ronfato tra i guanciali sprofondando nel calore del piumone e poi, alzatomi ad orari improponibili, avrei probabilmente buttato via l’ennesima domenica nel dolce e apatico far nulla. Invece l’alpinismo giovanile mi frega o mi salva dalla diabolica tentazione. Oggi la meta è in val Verzasca ma si vede che questa dev’essere una vallata maledetta o, quantomeno, con qualche strano influsso astrale che mette i bastoni tra le ruote rendendo difficile l’accesso: una volta piove, poi ci si mettono centinaia di zecche a reclamare dazio e quindi, oggi, l’acqua torna a rigettarci indietro. Inizialmente il tempo non è malaccio anche se la cappa grigia incombe sulle nostre teste ma noi saliamo ugualmente verso il fondo della valle. Superato il lago, il parabrezza inizia a puntinarsi come avesse il morbillo e, poco più avanti, i tergicristalli iniziano il loro monotono ballo. Vista quindi la situazione, ribattiamo puntando al versante opposto ma restando solo sul bordo esterno della valle: forse lì il demone ci permetterà di restare all’asciutto e portare a casa qualcosa. Il parcheggio è giusto giusto per le nostre auto: inforchiamo gli scarponi, ci carichiamo gli zaini e quindi via verso i monti di Lego! Cosa centri poi un piccolo agglomerato con i famosi mattoncini non è dato saperlo ma la prospettiva di una breve camminata mi da la carica sufficiente per muovere un piede dietro l’altro. Le mie condizioni fisiche, dopo l’impresa di ieri, non mi permettono certo di stare al passo di quelli indiavolati dei Nadzgul così, prendendo come scusa il fatto che nelle precedenti gite non ero mai stato con la Terra di Mezzo, abbandono l’atletico gruppo di spavaldi e mi accodo a chi meglio rappresenta le mie possibilità odierne. L’inizio è ideale per scaldare i motori con un tratto in falso piano per andare a prendere un solido ponte americano; a questo punto però si inizia a salire: l’ambiente ricorda il bosco dei faggi sotto il Bolettone, solo che qui ai maestosi alberi si intervallano diverse aghifoglie mentre il percorso si snoda con diversi tornanti lungo il versante. Saliamo regolari fino ad uscire dalla foresta dove ci accoglie l’agglomerato di case abbarbicato su una specie di terrazza sopra il lago Maggiore: peccato che di questo non vi sia quasi traccia nascosto com’è dalle nuvole grigie. Mentre quindi ci riposiamo in attesa di riprendere la strada del ritorno, in lontananza scorgiamo i segni della rabbia del signore nero della val Verzasca: rimasto fregato dal nostro cambio di meta, l’uomo oscuro ribolle infatti di rabbia e risentimento producendo abbondanti e minacciose nuvole che fortunatamente rimangono recluse sopra il lago artificiale evitandoci quindi l’apertura degli ombrelli.


Cavallo Goloso


Per lasciare un commento, clicca QUI