RIFUGIO LA CANUA – SPONDA OCCIDENTALE DEL LAGO      

domenica 08 maggio ‘16


L’unica scusante per partire con comodità è dovuta al tempo non proprio soleggiato perchè, in caso contrario, mi sarei certo impuntato pur considerando che tira più un pelo di sorriso che un carro di buoi! Assecondando quindi anche il lato poltrone, decisamente agli antipodi dall’indole caiana e che normalmente viene azzittito in modo poco democratico con l’avvicinarsi del fine settimana, iniziamo il nostro inseguimento verso il gruppo del CAI di Cermenate. Nonostante il ragionevole dubbio di Micol, resto convinto che, mentre noi costeggiamo le sponde del lago, loro siano già intenti a camminare, certamente partiti quando noi eravamo in una delle innumerevoli fasi REM che ancora mancavano al trillo della sveglia. D’altra parte, che gita caiana sarebbe se non fosse prevista una partenza ad orari inappropriati per poi rientrare quando si dovrebbero già avere le gambe sotto il tavolo? Tra l’altro sono anche abbastanza sicuro che la nostra meta coincida con la prima gita scialpinistica fatta con Micol anche se, della strada d’accesso, non ricordo praticamente nulla: solo qualche vaga e sfocata immagine si richiama dal backup del cervello quando supero un bivio a metà della salita ma, per il resto, ho fatto completa tabula rasa! Nemmeno al piccolo nucleo di case dove lasciamo l’auto mi ricordo di essere già passato da queste parti. In ogni caso, senza troppi indugi, iniziamo a camminare lungo la strada asfaltata che prosegue verso l’alto: vuoi forse vedere che si arriva al rifugio comodamente seduti su un sedile? Sarebbe uno smacco inaccettabile! Non passa poi molto che sbagliamo direzione imboccando un sentiero dove, in mancanza di indicazioni, pare naturale abbandonare il nastro d’asfalto. Il dubbio di essere fuori via però ci sorge poco oltre, di fronte ad un bel cartello dove non compare alcuna traccia del rifugio e, soprattutto, quando il sentiero, che fino a quel momento ha continuato a svilupparsi in falsopiano, inizia a perdere quota! Di solito il vero caiano al mattino arranca e sputa sangue e poi, al pomeriggio, rotola incontrollato verso valle; è pur vero che il caiano da la sveglia al panettiere mentre noi ronfavamo tra due guanciali ma almeno in qualcosa dovremo pur rispettare i dictat dell’acquila! Torniamo quindi indietro e riprendiamo la strada in salita: basta poi poco per raggiungere lo stesso punto dove avevamo lasciato l’auto durante la nostra salita al Bregagnino e fare a quel punto riemergere ogni singolo ricordo. E’ un po’ come aver aperto una minuscola falla in una diga: bastano pochi minuti perchè la struttura inizi a criccare per poi collassare su se stessa; ora infatti la valanga di ricordi corre verso valle inarrestabile, tutto torna famigliare: il breve tratto nel bosco rado, la strada che sale dolce lungo il pendio per poi infilarsi in una specie di valletta alla base del costolone che porta alla cima e poi l’alpeggio sulla sinistra.

Mentre quindi inizio a chiedermi dove possa essere stato cacciato il rifugio, incrociamo altri escursionisti impegnati nel senso opposto: loro metteranno ben presto le gambe sotto il tavolo mentre per noi è pronta una tavola imbandita con quanto abbiamo nello zaino su un prato o un masso solitario. O forse no? Micol la spendacciona ha con sé ben 10 Euro che intende investire in una fetta di torta e una tazza di tè; ma il gruzzoletto sarà sufficiente? E se servissero 11 Euro? Chiaro che il sottoscritto risparmiatore gira con le tasche bucate e non potrebbe certo contribuire all’immane spesa!

Fuori dal rifugio tira un vento degno di novembre; anche i nuvoloni neri che si ammassano dall’altra parte del lago sembrano decisamente fuori stagione; rischiando allora di dover lavare stoviglie, entriamo comunque nella calda capanna per chiedere una fetta di dolce. Il nostro destino ha così inizio: sguatteri o caiani? Alla fine ci va bene e la lauta somma di cui è in possesso Micol è più che sufficiente per coprire l’inaccettabile dilapidazione mentre il sottoscritto inizia a pianificare come aggiungere un pizzico di pepe alla giornata visto che ho il divieto di proseguire verso la vetta del Bregagno: perchè non scendere diretti verso valle chiudendo in un bel cerchio la gita? Mi basta uno sguardo alla carta per avere una buona certezza sulla fattibilità del progetto e, nonostante Micol proponga di informarsi con i rifugisti, rifiuto l’inaccettabile richiesta di aiuto e guido la carovana verso il basso. Ci sbagliamo solo quando incrociamo e imbocchiamo nel senso opposto il sentiero numero 3 ma il mio raffinato fiuto (e soprattutto il fatto che palesemente siamo tornati sui nostri passi) mi permette di evitare di fare la fine del Titanic e, alla fine, superato un bosco dall’aria selvaggia, tornare sani e salvi all’auto.


Cavallo Goloso


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