RIFUGIO BONATTI E TETE DE LA BERNARDE – VAL VENY      

RACCONTO

RIFUGIO BONATTI E TETE DE LA BERNARDE – VAL VENY


sabato 10 e domenica 11 settembre ‘11


La due giorni dell’alpinismo giovanile ci porta ai piedi del Gigante, nella ricca e opulenta Courmayeur con obiettivo il rifugio Bonatti e la Tete de la Bernarde, proprio di fronte alle Grandes Jorasses.

Raggiungiamo la località valdostana a metà mattina mentre un gruppetto dispettoso di nuvole staziona sulle pareti dei 4000 lasciandoci intravedere solo la sommità del Bianco ma non la sua vertiginosa parete che precipita sulla Brenva. Continuo quindi a distrarmi nella speranza di vedere i Freney o il Grand Pilier d’Angle mentre il nostro torpedone risale in val Veny. Le nuvole intanto, come le onde del mare sulla scogliera, si scaraventano contro la parete dell’Aiguille Noire che si leva a protezione del tratto soprastante della cresta di Peuterey, per poi essere ributtate all’indietro. E anche le Grandes Jorasses riposano cullate da soffici batuffoli di zucchero filato che ne accarezzano le pareti mentre sopra di noi regna l’azzurro del cielo.

Iniziamo la nostra salita verso il rifugio Bonatti prendendo il sentiero che sale al Bertone per poi traversare lungo un sentiero-balcone sui 4000 della valle. Le nuvole continuano a muoversi lasciandoci finalmente intravedere le strutture del Bianco e la macchina fotografica non può che continuare a scattare ripetutamente: sono in piena sindrome da giapponese!

Passiamo oltre il rifugio Bonatti e, comodamente seduti sul prato, seguiamo le istruzioni di Elisa sulla costruzione di un piccolo paracadute: dopo aver decorato la tela del giocattolo, riempiamo di colori il cielo della val Veny mentre i nostri piccoli paracadute planano dolcemente a terra. Ben presto arriva l’ora della cena mentre le nuvole hanno completamente abbandonato la parete del Bianco: finalmente posso immortalare il Grand Pilier d’Angle e i Freney!

La cena inizia nel migliore dei modi con un antipasto a base di affettati valdostani per poi drammaticamente precipitare con un insipido minestrone solo in parte alleviato da una fetta di fontina e da qualche crostino. Tutte le speranze sono rivolte ora al secondo; il cuoco prova a risalire la buca in cui è andato ad affossarsi ma, sebbene si mostri volenteroso, la mini frittatina e il contorno a base di sole verdure non possono certo risollevarlo dalla difficile situazione. Insomma, a fatica sbuca dal baratro più che altro per merito del pane casereccio e del quantitativo di vettovaglie che riesco ad ingurgitare. Insomma, alla cena mancano un bel piatto di pasta o una consistente fetta di carne. Resta solo la carta dessert ma il cuoco sembra recidivo e gioca male la mano: il fagottino di mele deve avere fatto solo un fugace incontro con il burro mentre, per quanto poi riguarda le quantità, beh, già il nome del dessert la dice lunga! Con lo stomaco pieno di verdure e le pochissime calorie ingurgitate ci infiliamo così nei sacchi lenzuolo.

La sveglia non arriva tanto presto: fuori è coperto e solo a tratti sbucano ad intervalli alcune vette. Porgo una certa fiducia nel buffet della colazione: lì le idee vegetariane del cuoco non dovrebbero fare grossi danni! E infatti riesco a recuperare con abbondanti interessi le energie che mi sono mancate la sera prima, merito anche di un delizioso pane alle noci che ripetutamente ricopro di miele o burro. Grazie al lauto pasto, potrò anche saltare il pranzo!

Siamo un po’ incerti sul percorso da affrontare. Le nuvole si spostano con grande rapidità ma le previsioni non ispirano grande fiducia. Puntiamo ugualmente al “pas entre deux sex” che ci porta nel vallone di Malatrà da cui eravamo transitati il sabato, per poi decidere il da farsi.

Mentre saliamo, le dormiglione Grandes Jorasses si liberano dalla coperta e finalmente si alzano in tutta la loro magnificenza. Al passo l’aria è frizzante ma di fronte a noi le cime restano relativamente pulite. Scendiamo nel vallone sottostante con l’idea di risalire verso il passo successivo per poi tornare indietro. Con i Nadzgul riusciamo anche a salire alla Tete de la Bernarde ma oramai le montagne si sono ricoperte di nuvole e non ci resta quindi che ricompattare il gruppo per tornare al pullman dopo aver passato due stuzzicanti giornate ai piedi dei giganti delle alpi.


Cavallo Goloso


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