L'ORTO – VALLE DEL SARCA      

RACCONTO

L'ORTO – VALLE DEL SARCA


sabato 20 e domenica 21 settembre ‘14


Week end da FF con influsso caiano per raggiungere sempre e comunque le soste dei monotiri. Abbiamo da sfruttare un pernottamento con mezza pensione e così puntiamo alla sportiva località trentina scelta che, in definitiva, si rivela decisamente vincente. Se per qualità della roccia, la lotta con Finale è uno scontro che si chiude con un netto e chiaro pareggio, sul fronte dell’accoglienza non ci sono dubbi: la vittoria del paese sul Sarca è netta e schiacciante! Se in Liguria si torna a casa col portafogli vuoto e la pancia in uguale stato, qui si rischia di mettere su peso, scusa ideale per giustificare eventuali disfatte!

Arriviamo ad Arco nella tarda mattinata e, nonostante l’opera di convincimento propugnata durante il viaggio, non riesco a smuovere Micol dall’intento di andare in falesia, così andiamo verso l’orto che, a discapito del nome, dovrebbe essere un piccolo gioiellino. L’avvicinamento si rivela una comoda passeggiata caratterizzata solo da una breve e conclusiva rampa che ci porta alla base della parete: per questa volta facciamo quindi a meno di avventurosi smarrimenti di percorso tendenzialmente piuttosto sgraditi e parecchio fastidiosi. Per non prendere poi la classica legnata sui denti, iniziamo volando basso, scelta che non sembra poi così sbagliata: il primo tiro (nonché il più facile della falesia) mostra infatti un caratterino piuttosto scontroso proprio sui primi passaggi per poi abbattersi decisamente. Superato il rodaggio, proseguiamo poi senza problemi tanto da arrivare al punto in cui diventa necessario alzare decisamente l’asticella. E qui i nodi vengono al pettine: nonostante provi più volte a raggiungere la sosta di un 6b+, la soluzione dell’intrico rimane un mistero insoluto che, alla fine, mi fa tornare a terra con la cosa nelle gambe. Battuto ma non vinto e avendo individuato nel muro più a sinistra una leccornia imperdibile, alla fine decido di chiudere la giornata (e portarmi a casa la relativa ghisata) con un’ultima sfida. Lascio la terra orizzontale e inizio a moschettonare una, due, tre volte fino ad arrivare ad un’orecchia. Dovrei infilare il moschettone nello spit ma il lento movimento mi fa rapidamente aprire la mano sinistra: “vengo!” è il lapidario sbraitamento che precede il molleggiarmi sulla corda. Risalgo alla marinaresca e mi ripeto in un secondo fiondo prima che la staffata risolva.

Il ring cambia: niente roccia ma piuttosto la tavola apparecchiata e come avversario le porzioni pantagrueliche dell’alberghetto a monte Bondone (non proprio dietro l’angolo!) dove abbiamo trovato alloggio. Si inizia con un buffet di antipasti a base di verdure, formaggi, salumi, pizza e torte salate. Evidentemente non sanno con chi hanno a che fare: non siamo i due classici FF mangia aria ma piuttosto due tritura rifiuti con stomaco di gomma! Ci diamo quindi dentro in attesa degli spätzli e del cervo con polenta. Per dessert invece (a dirla con le parole della cameriera) dovremo fare la fatica di alzare le nostre belle natiche per prendere strudel e torta al cioccolato. Alla fine avrò scavato una bella trincea tra il mio tavolo e quello dei dolci!

La mattina ha l’oro in bocca: appena aperta la cucina, siamo pronti forchetta alla mano. Il container dev’essere ben riempito prima di prendere il largo, così inizio a ingurgitare yogurt con muesli, torte, brioches e un po’ di frutta prima di affondare definitivamente per superamento della portata massima consentita! Lasciamo quindi l’albergo e ci dirigiamo verso la Gola dove, stando alla guida, le diverse esposizioni dei vari settori dovrebbero sposarsi ottimamente con le nostre intenzioni. Ancora una volta iniziamo con dei tiri abbordabili che ci regalano un’arrampicata entusiasmante e per diversi metri di sviluppo. L’unico inconveniente è dettato dal caldo che sembra aver voluto bussare alle porte ormai chiuse dell’estate 2014. Così, colamento e schiattamento alla fine hanno la meglio e, per non fare la fine di una candela, ci ritiriamo dal campo di battaglia. A quel punto inizia il nostro girovagare di cui, a dire il vero non avevamo sentito più di tanto la mancanza! Prima puntiamo ad un altro settore con l’illusione che possa essere in ombra quindi, appurato che l’unico riparo è dato dagli alberi, prendiamo l’auto e andiamo alla ricerca di un’altra falesia. Ovviamente non tiriamo fuori un ragno dal buco: saliamo per un sentiero di sfasciumi perdendoci poi nel nulla cosmico sotto una montagna di roccia. Non ho voglia di sbattermi a camminare, vorrei solo tirare qualche tacca e fare un po’ il salame quindi, detto e fatto, risaliamo in macchina, torniamo alla Gola e al settore del Giardino. Avvicinamento pari a zero, una sequenza di diedri regolari come fossero i resti di una torta e roccia spaziale! Prima è la volta del tiro più facile, quindi rischio quasi di fare a vista un 6c per poi tornare ad appendermi in modo indecente sulle fessure parallele di un 6b. A quel punto la faccia butterata dell’ultimo diedro a sinistra è diventata troppo invitante: guardo la guida e scopro che l’unico sistema per salirla senza chiamare in ballo le più raffinate tecniche caiane, consiste nell’avere la corda dall’alto. Detto e fatto, mi riprendo la rivincita su un 6b e poi inizio a salire sull’Hemmental. La pacifica quiete della falesia lascia il posto alle urla del sottoscritto: forse proprio gli sbraitamenti incuriosiscono una coppia di escursionisti e, a quel punto, mi convinco che sia il caso di abbassare il volume. Alla fine salgo bene e veloce i primi metri, poi mi impianto a metà e quindi supero gli ultimi metri solo con la forza della disperazione. Ma che roccia, che roccia!


CavalloGoloso


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