PISTE CARÌ – VAL LEVENTINA      

domenica 06 marzo ‘16


Alla fine c’è un limite a tutto: prima settimane di siccità e ora, quando arriva il fine settimana, si auto-invita la perturbazione di turno costringendomi a guardare da dietro un vetro le gocce di pioggia che si rincorrono dall’alto verso il basso. Così è anche sabato con il risultato che lo strato di muffa cresce ancora di qualche centimetro mentre i fiocchi, appena al di là del confine imbiancano i prati: forse il generale inverno si è finalmente deciso a prendere il comando della truppa? Intanto l’odore di marcio oramai si fa insopportabile e domenica qualcosa bisognerà tassativamente fare anche perchè sembra che dopo la tempesta arriverà finalmente la quiete. Forse proprio per questo lungo letargo e una qualche strana combinazione planetaria, Micol sembra ben contenta di andare a pellare pur rispettando alcuni ferrei paletti: salita rigorosamente nel bosco e discesa garantita da una pista battuta. Poco male quindi se sarà solo uno scialpinismo a metà: d’altra parte sono ben felice dell’opportunità offertami, di passare una giornata per certi versi insolita con Micol e magari riuscire, piano piano, ad infilare un briciolo di passione per questa attività. Del resto non lascio alcuno spiraglio per una giornata con noiose risalite sugli impianti, sotto l’assillante timore di un’investitura e nella totale assenza di un briciolo di avventura! Tutto quindi sembra filare per il verso giusto ma, come si suol dire, l’imprevisto è sempre in agguato. A poche ore infatti dalla partenza, i programmi rischiano l’effetto terremoto quando la pigra voglia di uniformarsi agli sciatori con skipass sembra completamente affondare le ambizioni caiane di Micol. Ma io tengo duro, resto risoluto e alla fine riesco a fare mantenere i patti.

Attraversare il Ticino con gli alberi coperti di neve fa un effetto particolarmente natalizio, peccato solo che tra un pugno di giorni entreremo in primavera e il cervello, oramai ruotato alla funzione “bella stagione”, subisce un brusco contraccolpo vedendo prolungata la stagione delle curve saettanti. A Carì il manto è più vicino al metro che non ai 50 centimetri: lasciamo l’auto e partiamo alla ricerca del sentiero che risale nel bosco a sinistra della seggiovia. Fortuna vuole che non siamo gli unici ad avere avuto questa idea, così ci muoviamo in una specie di trincea risalendo lungo un bosco mai particolarmente fitto e da cui sarebbe uno spettacolo tratteggiare una fila di curve se non fosse per la pendenza ridotta.

Girovagando quindi sotto gli abeti, usciamo poi dal bosco per raggiungere l’ultimo tratto di pista che risaliamo per raggiungere il ristoro all’arrivo del primo impianto, nostra meta di giornata; d’altra parte continuare oltre non sembra proprio consigliabile a meno di voler provare l’ebbrezza di un’arrancante e estenuante salita e, soprattutto, col pesante fiato della signora in nero che proprio non pare minimamente intenzionata a tentare di mimetizzarsi in questo mondo candido.

Intanto, venuto meno il riparo del bosco, l’inverno torna a ricordarci che, tutto sommato, siamo ancora nella sua stagione: un vento freddo e pungente si diverte infatti a sferzarci il volto sfidando la nostra avanzata finale. Teniamo duro e cerchiamo di rintanarci il più velocemente possibile nel ristorante: scelta decisamente deplorevole per un vero caiano ma oggi lo siamo solo per metà! Così inizia il parziale processo di metamorfismo verso il lato FS (froci sciatori) con il quale poi ci involiamo verso valle senza comunque disdegnare qualche curvetta in fresc


Cavallo Goloso


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