GENEROSO – SOTTOCENERI      

domenica 25 gennaio ‘15


Il Generoso è come il canto di una sirena: invoglia lo scialpinista attirandolo col suo ampio pendio che strizza l’occhio alla pianura lasciando immaginare spettacolari surfate sulla polvere bianca. Mi sta davanti come fosse un monito ogni volta che volgo lo sguardo a nord e, alla fine, cado nella tentazione tanto più che oramai l’ultima sciata risale all’anno scorso!

La programmazione però fa acqua da tutte le parti, sgangherata come fosse un ferrovecchio: ieri, giornata stupenda, ci siamo dedicati alla falesia mentre oggi, quando in montagna danno vento tempestoso da nord, ho la brillante idea di ascoltare quella voce. Tornare indietro non si può e quindi vado verso la sirena partendo decisamente presto per riuscire poi ad andare a fare due tiri con Micol. Il primo inconveniente, certamente nulla rispetto al secondo (e per fortuna ultimo), è il divieto d’acceso subito fuori Scudellate: poco male comunque, aggiungerò alla salita una decina di minuti sulla strada asfaltata. Carico gli sci sullo zaino e mi avvio verso la meta. Dietro tre ciaspolisti sembrano non mollare la mia coda sebbene faccia di tutto per scrollarmeli di dosso: vedremo però se terranno il ritmo incalzante per tutta la salita! Finalmente arrivo al punto in cui gli sci possono passare sotto i piedi e quindi inizio a scivolare lungo una vecchia traccia ancora dura per il gelo notturno. Salgo quasi senza accorgermi e, solo quando mi porto verso il filo di cresta, il vento fa sentire la sua furia. In realtà mi aspettavo una maggiore violenza e, certamente, altre volte mi sono trovato a rivaleggiare con un ben più ostico avversario. Ovviamente la cosa non mi dispiace più di tanto e così supero i due gruppi di baite avviandomi poi verso lo strappo finale, prima della spalla conclusiva e, solo ora, Eolo da il meglio di sé, come fosse incanalato in un tubo che ne accelera la forza. Fuggo quindi dalla galleria del vento per poi superare l’ultimo tratto che mi deposita sulla vetta: se qui ci fosse la tanto temuta tempesta, non potrei certo prendermela comoda e scattare le classiche foto, invece riesco a catturare, quasi tranquillamente, le immagini del lago di Lugano profondamente blu prima di riporre le pelli al loro posto e iniziare a scendere.

Due, forse tre curve riesco a pennellarle subito sopra la stazione di arrivo del trenino. Per pochi metri la neve è perfetta, dura e mangiata dal vento. Poi arrivano le sculture che Eolo si è divertito a comporre con la fredda polvere e quindi si apre il pendio: mi immagino saettare sulla neve dura, correre veloce verso valle tra nuvole di polvere ma invece la realtà è drammaticamente diversa. Appena entro sul pendio, gli sci rompono la crosta, si infossano formando due binari da cui è decisamente difficile uscire: il mio calvario ha inizio, altro che estetiche pennellate! È come se stessi imbrattando la tela: praticamente non scio, scendo e basta. Mi trascino verso valle ruzzolando ogni volta che provo a cambiare direzione (e per fortuna sono poche!) con l’unica consolazione che la strada sarà breve. La sirena rivela così la sua reale essenza ma io riesco a sottrarmi indenne al suo canto senza incorrere in astuti stratagemmi.

Alla fine quindi raccolgo l’ennesima delusione di questa stagione scialpinistica che sembra riservare più dolori che altro e, mentre rimpiango il prolifico ed entusiasmante inverno 2013-2014, mi avvio verso un’altra falesiata, terreno dove ultimamente mi pare di cogliere inaspettati e gustosi frutti. Che mi stia trasformando in un FF?


Cavallo Goloso


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venerdì 21 febbraio ‘14


1:40h per salire e scendere poco più di 700m! Rispettivamente: 1h di salita e poco meno di 40’ di discesa: strepitoso, fenomenale!

Il week end prevede scalata sia sabato che domenica ma io voglio anche sciare. Quando sarò imperatore del mondo, il fine settimana durerà 5 giorni così da poter avere il tempo per tutto ma ora, lasciato da parte ogni delirante vaneggiamento, devo conciliare il piacere con il dovere. Così mi metto in testa di scodinzolare un po’ nel dopo lavoro sfruttando le abbondanti precipitazioni degli ultimi tempi. Fatti due calcoli sui tempi, convengo che dovrei essere a casa ad orari più che ragionevoli e così, pronti? via!, mi appresto alla nuova avventura. Ma il modello matematico non prende in considerazione la variabile “ritardo del treno”, gravissimo e banale errore dettato solo dal volere semplificare al massimo la pianificazione. E se a questo si aggiunge una val di Muggio che sembra essersi stirata per il lungo, si ottiene un ritardo nell’orario di partenza di circa mezz’oretta. Poco male: recupererò con una super prestazione!

Tanto per iniziare, gli sci li attacco allo zaino che sembra il mio frigo: vuoto come il deserto dei Tartari. Gli fa compagnia il mio stomaco dove galleggiano i 2 biscotti della colazione e l’abbondante pacchetto di crackers del pranzo. Quando tornerò alla macchina, gli svarioni saranno provocati dalle allucinazioni da fame e non certo dalla rapidità di ascesa e discesa!

Morale: risalgo i primi 200 metri con il classico fracasso della plastica degli scarponi sui sassi del sentiero finchè riesco a raggiungere i primi fazzoletti bianchi e a calzare i legni. Un drappello di camosci al ritorno dalla dura giornata di bighellonamento lavorante mi osserva stranita chiedendosi cosa possa spingere un folle a una tale ora su per i bricchi; ma la risposta se la sono già data loro!

Prendo il crinale per la massima pendenza e inizio a gonfiare e sgonfiare i polpacci, stantuffare con il cuore e ansimare con i polmoni. Rapidamente raggiungo quindi la fascia del nevischio per poi addentrarmi nelle nuvole mentre sulla sinistra, poco più in basso, la città fantasma della stazione del trenino mi guarda spiritata; la cosa più inquietante resta però il diabolico faro rosso dell’antenna che fende la nebbia come l’occhio di Mordor!

Non che a destra la vista sia meno raccapricciante: il paglione del ripido prato non ha saputo trattenere lo spesso manto nevoso che è quindi scivolato verso valle scontrandosi e arenandosi contro un qualche ostacolo sul quale si è andato ad accartocciare formando una specie di imponente seracco. Ma più in alto, verso il crinale che conduce alla vetta, rimane ancora uno spesso strato di neve: una potenziale ghigliottina? Preferisco non appurarne la natura e, nonostante la traccia battuta prosegua verso la vicina vetta, rinuncio a posare la mia bandierina sul punto più alto e, a meno di 100 metri in linea d’aria, faccio dietro front. Meglio una quasi cima per poi collezionarne altre in futuro che dare tragicamente termine ai miei voli pindarici! Tanto più che, sciisticamente parlando, ad andare avanti non aggiungerei nulla alla discesa: certo, questa è una scusa inaccettabile per un buon caiano ma la prendo comunque buona e inizio a spellare.

All’inizio non vedo nulla o quasi; mi sembra di ripetere l’esperienza della Gazzirola solo che qui si stanno affievolendo anche le luci! Come Pollicino, seguo la traccia lasciata in salita fino a sbucare fuori dalle nuvole mentre sotto di me si stende un lenzuolo omogeneo che contrasta col il nero della notte. Lascio correre gli sci muovendomi tipo Batman: accendo il sonar e mi lancio senza riuscire ad intuire completamente ciò che mi sta davanti: la neve non è certo uno spasso ma qualche bella curvetta riesco anche ad inanellarla finchè sono costretto a rimettere gli sci in spalla.

La piletta del cellulare fende il buio mentre gli scarponi suonano il loro tric trac fino all’auto: ora devo solo tenere duro fino al piatto di pasta!


Cavallo Goloso


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